lunedì 5 luglio 2010

Free Climbing



ULURU.

Il grande monolite rosso che riposa nel deserto al centro del continente, e che è presente nella foto relativa al titolo di questo blog, si chiama Uluru.
Non Ayers Rock, come venne ribattezzato arrogantemente William Gosse nel 1873 per compiacere la figlia di Henry Ayers, l'allora Chief Secretary del South Australia.

Uluru è un blocco unico di roccia che si eleva per 348m sul deserto del centro australia, il sentiero che gira intorno alla sua base è lungo 9 chilometri e dista 500km circa da Alice Spring, la città più vicina.

Se voi poteste essere là, a vederlo infuocarsi al tramonto, circondato da un'orizzonte completamente piatto, capireste perchè per gli aborigeni sia sacro.
Ma Uluru, che combatte da milioni di anni contro il sole, il vento, le temperature estreme e la rarissima pioggia, è circondato ogni giorno da migliaia di turisti che lo insultano continuamente.

La gigantesca roccia, con la vicina formazione chiamata Kata Tjuta, fa parte di un Parco Nazionale che ovviamente attrae un importante giro di turisti da tutto il mondo. Un strada asfaltata ci gira intorno (a dovuta distanza, per fortuna) e i parcheggi, i resort e i campeggi sorgono giusto oltre la linea ideale che delimita il Parco.
Negli anni '60 l'uomo bianco, sempre acuto, ha avuto la geniale idea di conficcare dei paletti di metallo lungo il lato più accessibile del gigante, in modo tale da poter installare una catena d'acciaio che potesse aiutare i turisti paganti a salirci sopra.
Poco conta che, come detto, la montagna sia sacra agli abitanti originali (aboriginal) dell'Australia.

Nel 1985 il Governo Centrale ha finalmente riconosciuto l'appartenenza di quella terra alla tribù degli Anangu, raggiungendo un accordo di restituzione dopo 99 anni, durante i quali il Parco deve rimanere in leasing al Governo, e dopo i quali l'amministrazione sarà congiunta.

Ma della vaga promessa di rimuovere la catena non se ne è fatto ancora nulla.


Da questa foto la catena ed i paletti sono quasi invisibili, ma rende bene l'idea della ripidità del percorso e del fiume umano, qui anzi minimo rispetto a ciò che ho visto io, che assedia costantemente Uluru (e del suo impatto sul colore della roccia).

Da notare in basso a sinistra la presenza di un bel cartello, alto e visibilissimo, con cui gli Anangu pregano in diverse lingue del mondo, di non salire sulla montagna sacra.
Ma agli essere umani, degli altri essere umani, non frega granchè. Giusto?

E dunque eccoli li, immortalati spalle al cartello (quale cartello?), in una mano la catena di sicurezza e nell'altra la macchina fotografica, le gambe moscie e doloranti di chi non si muove mai ma che deve ubbidire al rito della foto dalla cima, cercando di fare in fretta perchè il tour organizzato gli concede poco più di un'ora di tempo, per una foto che poi sarà uno mezzo schifo perchè si sà: quando fotografi l'immensità del nulla, nella foto non c'è nulla da guardare!

Ultimamente il dibattito sulla catena è tornato in auge e c'è un movimento che ne propone la rimozione se la percetuale di turisti che si imbarcano nella scalata calerà sotto il 20%.
E' una proposta un pò misera ed appesa ad una speranza, eppure fa storcere il naso a molti!

Perchè togliere la possibilità di salire a chi vuole farlo, anche se la maggioranza, forse, e non è detto, non lo farà più?
Già, perchè mai?

Ma allora perchè é proibito scalare i grattacieli del mondo o la Tour Eiffel? Perchè se mi arrampico sul campanile del Brunelleschi a Firenze mi viene a prendere la polizia? Perchè non mi posso buttare in gommone dalle Cascate del Niagara?*

Infine la settimana scorsa si è aggiunto un altro tassello alla questione. Una simpatica ragazza dall'accento francese, dopo essere salita su Uluru, si è fatta immortalare in un breve spogliarello ed ha avuto la geniale idea di metterlo in rete.
Se voleva raggiungere la notorietà ci è riuscita.
La comunità aborigena ha chiesto che venga espulsa dall'Australia mentre lei nelle interviste giura che voleva coniugare la grande tradizione aborigena con l'arte moderna.

Come dicono a Milano: "Ma va caghèr.."


*Da notare che da quando il Governo si è deciso a contare gli incidenti, ci sono stati quasi 40 morti tra i turisti che hanno voluto salire sulla chiesa degli aborigeni, la maggior parte dei quali per infarto e malore dovuto all'insolazione. Innumerevoli le cadute rovinose.


PS- Aggiungo ora la categoria Aborigeni all'elenco degli argomenti del blog, ma non ho ancora dedicato loro propriamente tempo o spazio, perchè la tragedia cui questo popolo è andato incontro con l'arrivo dell'uomo bianco è di tali proporzioni che mi vergogno di scriverne in poche righe.

mercoledì 23 giugno 2010

Napoleone


Ogni volta che passo in biblioteca non posso fare a meno di portarmi a casa uno dei tanti opuscoli sulle cose da vedere o fare nella zona.
Questa volta ne ho preso una sull'eredità storica della città, incuriosito da quanta storia possano riuscire a vendermi in un posto come questo..

Lo sfoglio e, oltre ai soliti 4 edifici imperdibili, scopro che Brisbane ha un considerevole numero di piccoli musei, spesso gratuiti, dedicati ai più diversi argomenti. Ad esempio c'è il museo dei tram, non più in circolazione, o quello delle telecomunicazioni, nel palazzo della Telstra (come se a Roma la sede della Telecom fosse aperta al pubblico e contenesse un museo gratuito), o ovviamente quello dei cimeli di guerra, quando la città fu quartier generale degli Alleati che combattevano nel Pacifico.

Rimugginando su cosa potrei aver voglia di vedere arrivo all'ultima pagina e trovo 2 righe sull'isola di Sant'Elena.
Mmmm...
Ex carcere (ovviamente), qualche rudere, fantastica vista sulla Moreton Bay, traghetti passeggeri. Sono già convinto! Altro che tram arrugginiti, farfalle sottovetro, telefonini grandi come citofoni o medaglie al valor militare! Si va in gita nella baia!

Prendo la mia cartina e vedo un pò se l'isola c'è. Eccola là. Ad un tiro di schioppo dalla foce del fiume. Piccolina. Parco Nazionale (ovviamente). C'è disegnato il simboletto dei traghetti che partono da una località in una piccola baia che si chiama..
si chiama Waterloo!

Ma che è questa storia? Sant'Elena, Waterloo... ma vuoi vedere che la Storia, proprio quella con la S maiuscola è passata di qua per un capriccio del destino? Uno di quei piccoli fatti o risvolti che per semplicità vengono lasciati fuori dei libri scolastici? Che forse Napoleone ha rischiato di finire qua giù? O che la nave che l'ha portato in esilio proveniva dal Queensland? O ha finito il servizio qui? Qual'è il link che collega il grande Imperatore corso con questa parte del mondo?

Consulto internet.
Ecco l'isola. Carcere aperto nel 1866 per punire i peggiori galeotti della nuova colonia.. considerato di massima sicurezza, circondato dal mare dalle forti correnti, squali e meduse, era praticamente impossibile scappare..
..diversi i tentativi falliti ancor prima di entrare in acqua.. solo un prigioniero è scappato, ad inizio '900, grazie alla collaborazione ed alla barca di una guardia..
..la fuga, sospetta, più lunga è stata di 10 giorni, durante i quali il prigioniero si era nascosto nel controsoffitto di un edificio.. arresosi per fame..

Si, ma Napoleone?

Parco Nazionale. Gite guidate giornaliere, di poche ore. Pranzo incluso. Capirai..
Un pò troppo cara.
Nessun trasporto pubblico a 7 dollari come per Stradbroke Island. Mannaggia..
Mmm.. stò cambiando idea..

Si, ma Napoleone? Che c'entra?

Eccolo! Napoleone!
Soprannome affibiato ad un aborigeno esiliato sull'isola nel 1826! (prima del carcere!)
Nient'altro.

Che delusione! Ma come? Ma chi era? Perchè lo chiamavano Napoleone?
Niente.

Allora me lo invento io.
Questo Napoleone era figlio di madre aborigena e padre inglese. Abbandonato, cresciuto ai margini della colonia, incuriosito dagli usi e costumi degli invasori, ha tirato avanti vivendo a contatto dei primi abitanti bianchi, vestendo gli stracci dismessi degli inglesi. Trattato come un animale da compagnia è stato soprannominato Napoleone per la sua passione per i vestiti appariscenti.
Accusato di furto di vestiario e patate, fu esiliato crudelmente sull'isola, che veniva usata per tenere in quarantena i nuovi arrivati.

'Dove sei in servizio domani?'
'Domani mi tocca andare da Napoleone!'

'Ahah! Su Sant'Elena? '

'Sant'Elena?'
'L'isola su cui hanno esiliato Napoleone. Si chiama Sant'Elena.'
'Si, si.. ridi tu.. Sant'Elena.. ti ci mando io!'

Comunque non ci voglio più andare. Meglio aspettare ancora un poco e per quel prezzo farsi una bella gita in barca nella baia a vedere i delfini, gli squali e soprattutto le gigantesche balene passare ad un tiro di schioppo. Non vedo l'ora.


..Napoleone.. chissà chi eri..

venerdì 18 giugno 2010

Presto, c'è la partita!



In questi ultimi giorni gli australiani sono stati presi da una certa frenesia.

Hanno lasciato presto l'ufficio, hanno corso per strada, si sono barricati in casa o nei pubs con le birre d'ordinanza pronte sul bancone. Come per magia la città si è svuotata ancora prima del solito ed un certo silenzio è calato per le strade lasciate in mano ai pipistrelli ed ai tassisti indiani.

Macchè mondiali e mondiali! Mondiali dei miei stivali! Sudafrica cosa? dove?
Non scherziamo per favore! Qui stiamo parlando di football, non di football!*

Si è appena giocata la 30° edizione del State of Origin Series, ormai una classica ed imperdibile sfida tra i migliori giocatori della NRL provenienti dal Queensland e dal New South Wales. Una sorta di mega-derby interstatale per rivendicare la supremazia sportiva del proprio stato!



Il perchè di questa competizione ha un'origine classicamente inglese, e nasce nel 1900 quando un giornalista del New South Wales, lamentandosi delle vittorie conseguite dai team del Queensland grazie ai giocatori del NSW, proponeva una sfida in cui ogni giocatore avrebbe giocato per il proprio Stato e non per una squadra qualsiasi.

Come la fanno complicata gli inglesi lo sappiamo, e il dibattito è andato avanti per 70 anni (!!) fino a quando le richieste in tal senso sono state finalmente esaudite con la prima edizione dello State of Origin Series applicata al campionato di AFL (football*) nel 1977.
Ma col tempo questa sfida è andata perdendo interesse. La questione è complicata e non ho dedicato molto tempo a capirla. In qualche modo credo c'entri anche il fatto che l'AFL, popolarissimo e ricchissimo, è un campionato quasi interamente interno al Victoria.

Dunque, da quando nel 1980 è iniziata la sfida delle sfide nella NRL, la rivalità tra QLD e NWS ha conquistato tutti e ad oggi sembra che tutta l'Australia si fermi per guardare chi conquista il trofeo al meglio di 3 partite.

I capitani delle squadre con il trofeo prima del match


Per la cronaca, l'altra sera il Queensland, o meglio, i Maroons hanno vinto per la 5° volta consegutiva! Record!

Foto che immortala la terza vittoria di fila

*Per capire quando mi riferisco al football e non al football, vi rimando alla lettura del post "football, facile no?"

giovedì 10 giugno 2010

Gli amici del Kookaburra



Nonstante l'arrivo degli europei abbia causato danni irreparabili, e nonostante la gran parte del continente sia quasi un deserto, anche stando in città si vive continuamente a contatto con tantissime specie animali che sembrano non aver nessuna paura dell'uomo.

I ragni sono praticamente ovunque, alcuni serpenti li si può incontrare nei quartieri più boscosi (andate a vedere lo foto del post 'il milionesimo albero'), iguane, lucertole grandi e piccole e tartarughe vivono tranquillamente nei parchi cittadini, gli opossum si scatenano di notte arrampicandosi sugli alberi, sui pali della luce, nei balconi di casa, mentre il cielo è solcato dalle grandi ali delle flying fox, pipistrelli grandi come gatti.

Ma sono gli uccelli a non avere limiti.
Nei parchi della città, soprattutto alla domenica quando la gente va a godersi il sole arrostendo salsicce nei barbeque comunali, si può assistere all'invasione degli ibis e dei gabbiani (silver gull), aguerritissimi nella lotta per conquistare i resti del cibo umano. Sono spesso affiancati da sparuti esemplari di bush turkey, tacchini selvatici, molto timidi e perennemente perdenti.
Un famelico ibis, in guerra con i silver gull ed il timido bush turkey, nell'ordine


Da non sottovalutare pure la sfrontatezza del yellow throated miner, che l'altro giorno ai giardini botanici ha preteso le patatine fritte quasi dalla mia mano, mentre un ibis continuava a girare sotto le gambe del tavolo.
(in realtà é proibito dare da mangiare agli animali selvatici, per questone di dieta)


Camminando per starda non si può fare a meno di notare i possenti e fastidiosi corvi neri, dall'incessante, sgraziato e forte richiamo. Sono ovunque e sembrano voler annichilire la concorrenza. Ma quando si arriva in prossimità degli alberi giusti, il fastidioso verso dei corvi è annullato dall'incessante guerra dei pappagalli colorati (rainbow lorikeets), bellissimi e liberi.
(Gli stessi che da noi esistono solo in gabbia e sono pure cari!)
La sfida tra i grandi casinisti della città non conosce soste


Sempre facendo due passi, nella stagione giusta, si può venire attaccati dalle australian magpie (stessa famiglia dei corvi, forse gazzeladre) o dalle masked lapwing, che non vogliono intrusi vicino ai loro nidi.
Gli attacchi si concretizzano in ripetuti voli radenti sulla testa dei passanti


Facile poi incontrare il crested pigeon ed il dusky moorhen, vicino ai laghetti, in compagnia del piccolo willy wagtail, che scodinzola continuamente.
Crested Pigeon, dusky moorhen e il willy wagtail, nell'ordine


Poi non posso non aggiungere due pennuti per i quali ho tristemente pagato un biglietto d'ingresso.
Uno è l'Emù, enorme, buono, un tempo libero e diffuso (così come il Cassowary) e uno è questo:
il bush stone-curlew, che non ho mai visto in giro. Stava anche lui tristemente dentro la gabbia, ma la cosa assurda è che ad un metro di distanza ce n'era un altro, libero, che gironzolava annoiato!

Comunque questa foto immortala il mio scambio di idee con l'emù:
Mentre il Cassowary rimaneva perplesso..


Tornando alla nostra passeggiata, ogni sera in città, proprio tra le macchine ed i vetri dei grattacieli, si può sentire il particolare e forte verso del pied currawong.


Ed ecco quindi un esempio di alcuni versi che si sentono continuamente per le strade di Brisbane:



Ma questa brevissima panoramica dei pennuti che si incontrano continuamente per le strade di questa città, nella quale ho tralasciato i grandi e furibondi pappagalli sulphur crested cookatoo, nonchè le comuni papere e i cigni dei laghetti, senza contare i giganteschi pellicani che stanno vicino al mare, tutto ciò che ho scritto, dicevo, non è altro che l'introduzione per dire che ogni mattina veniamo svegliati non dalle urla del kookaburra, ma dal canto del pied butcherbird, un uccello in grado di emettere una gran varietà di suoni.

Ecco qua un video su youtube in cui il nostro amico si scatena in varie interpretazioni.


L'esemplare che canta ogni mattina qua a Spring Hill si limita ad una sorta di imitazione del gufo, ma va avanti per qualche ora!

giovedì 3 giugno 2010

Pomodoro e rosmarino



Come mio solito non presto mai attenzione alle sculture che infestano gli angoli delle città di tutto il mondo. In particolar modo se sono "d'arte moderna", che spesso fa rima con brutte ed incomprensibili.

Così ho sempre snobbato alcune strane forme che stanno in un angolo della città ed a cui passo vicino quasi tutti i giorni. Finchè qualche settimana fa ho notato che tutto d'un tratto è comparsa una bella aiuola di rosmarino, pianta esotica ed altrimenti visibile solo nella sezione mediterranea dei Giardini Botanici di Mount Coot-tha.

Il rosmarino mi ha sorpreso talmente che mi sono fermato in adorazione (e odorazione, anche), e ho avuto finalmente la grazia di dedicare la mia attenzione anche alle sculture della piazzetta.
Ho pure scoperto che hanno una sorta di didascalia in pietra, ad altezza piedi ed integrata nel muretto del marciapiede, per spiegare ai poveri ignoranti come me di cosa si tratta.

Ebbene, trattasi della personale interpretazione del mito greco da parte del nostro illustre connazionale Arnaldo Pomodoro. Le sculture, che non credo affatto siano state scolpite, sono state donate alla città in occasione dell'Expo dell'88, e dopo esser state presenti alla fiera, hanno passato diversi anni nella piazza del comune, fino al presente posizionamento.

L'ornamento artigianale fa parte di un'iniziativa benefica che non ha a che fare con le sculture


Mi chiedo se qualcuno, un politico, un ingegnere od un architetto, o forse un assessore di origini italiane, abbia avuto l'illuminazione di accostare i cespugli di rosmarino alle opere del Pomodoro.

Certo che se avesse avesse speso un attimo per chiamare i parenti della vecchia Patria, forse avrebbe capito che col Pomodoro sarebbe servita qualche piantina di basilico, e magari dell'origano!


Il rosmarino, in primo piano, copre qualche bel metro di lunghezza e chiude virtualmente la piazzetta dal lato dove i pedoni non devono attraversare. Ma il basilico?