venerdì 12 novembre 2010

Aspettando La Niña

Non ci sono più le mezze stagioni.

A quanto pare il 2010 in Australia, o per lo meno nel Queensland, si sta rivelando come il più piovoso da non so quanti anni.
La stagione secca, cioè l'inverno appena passato, doveva essere portatrice di innumerevoli giornate soleggiate. E' stata invece portatrice di innumerevoli giornate grigie e spesso piovose.

Oggi, ad un passo dall'estate, la solfa non cambia, considerando anche che l'estate è proprio la stagione delle pioggie.
Certo, col sole così a picco, la temperatura aumenta anche se il cielo rimane coperto. Siamo già vicino ai 30 gradi nonostante il vento fresco ed il grigiore spesso presente.
Apro parentesi: è curioso notare come a queste latitudini la temperatura non dipenda dalle perturbazioni, dall'alta o bassa pressione, dallo scirocco che non esiste o dall'anticiclone delle Azzorre, bensì principalmente dalla verticalità dei raggi solari. C'è sempre più caldo nonostante il sole splenda solo per due giorni a settimana.

Comunque le condizioni sono insolite e serpeggia una certa preoccupazione. A quanto pare si stanno creando le condizioni per le quali le prossime pioggie torrenziali estive potranno trasformarsi in eventi funesti. Che per Brisbane significa alluvione.

L'ultima sciagura di questo tipo è avvenuta nel 1974.
Alle 2 del mattino del 29 gennaio il fiume, alimentato da tre settimane di pioggie continue, precedute da una primavera incredibilmente piovosa, e aiutato dalla presenza del ciclone Wanda, ruppe gli argini raggiungendo un picco di 6,6 metri oltre il livello massimo degli argini.
Se avete presente quanto è largo il Brisbane River, potete immaginare quanta acqua accorra perchè, nonostante sommerga enormi porzioni di città, si elevi per altri 6 metri abbondanti!
Fu una catastrofe, ovviamente.
6.700 case furono sommerse, 14 persone annegarono, innumerevoli attività commerciali furono messe in ginocchio e i danni furono stimati intorno ai 200 milioni di dollari.



Oggi gli esperti ci dicono che il 2010 sta ricreando le stesse condizioni di pericolo di quello sfortunato anno, e che per l'estate sono previsti 5 o 6 cicloni in arrivo. Ed in qualche modo pure il fenomeno de La Niña sembra centrare, e che tutto converge verso una situazione di pericolo.

Insomma, non ci resta che aspettare e vedere. Se queste valutazioni hanno lo stesso valore delle comuni previsioni del tempo, che non ne azzeccano una, allora non cadrà neanche una goccia!

Nel mentre sono rimasto affascinato da questa foto:

Dei bambini vengono tratti in salvo su di una porta di legno.
Piove ancora. L'acqua scorre velocemente tra le gambe dei soccorritori, sembra quasi un fiume. E fa caldo. Tre dei sette uomini infatti sono a torso nudo, in pantaloncini.
Ma la cosa più bella è che due dei tre uomini a torso nudo hanno una lattina di birra in mano!!

La cosa è tanto assurda che sembra sia una trovata pubblicitaria.
E' come se quei tre fossero stati seduti a bere la birra davanti alla tv fino all'ultimo momento, come Homer Simpson, finchè l'acqua ha finalmente portato via la scatola magica. A quel punto si sono accorti che qualcosa non andava e sono usciti di casa, ma senza rinunciare all'inseparabile bevanda, ancora a metà.
Il vero spirito Australiano!

Take it easy mate!


Le immagini di questo post appartengono ai loro leggittimi proprietari
The pictures in this page belong to their owner

mercoledì 3 novembre 2010

It's the Melbourne Cup!



Mentre in banania la vita cittadina si ferma solo in occasione di eventuale finale mondiale di calcio giocata dalla nazionale azzurra, in Down Under sono diversi gli avvenimenti che ipnotizzano la popolazione.

Lo State of Origin di cui ho parlato, The ashes relativo al cricket, le celebrazioni ai caduti in guerra nell'Anzac Day, le varie finali di football AFL e NRL, l'Australia Day di cui ho scritto e forse dimentico ancora qualcosa. Ed ovviamente c'è la Melbourne Cup!

In questo caso non è un torneo di tennis, non ha a che fare con la formula1 e neanche con la vela. Trattasi infatti di una corsa di cavalli.

Ieri 2 novembre, si è disputata la 150° edizione.
L'evento è stato un cataclisma. Hanno cominciato a parlarne da un mese prima e d'un tratto tutto sembrava dipendere dalla Melbourne Cup e dal suo svolgimento.
In tv tutti i talkshow hanno dedicato spazio all'argomento, e tutti sembravano diventati di colpo esperti di cavalli e fantini. Ma a stare bene attenti il tema centrale non era la gara, ma le scommesse e il vestito giusto con cui buttare il proprio denaro!

Donne forse in fila per il bagno che fanno comunque sfoggio dei loro improbabili cappelli


Ore di parole per tenere aggiornato il pubblico sulle quote dei cavalli, su come vestirsi e quale è l'ultimo trend in fatto di abbinamenti e acconciature equine. Storie agonistiche dei cavalli, comparazioni delle quotazioni delle varie agenzie, ospiti internazionali ed emeriti sconosciuti, abiti improbabili e sorrisi smaglianti.
Una fiera, un carnevale mediatico che ha coinvolto tutti.
Non c'è stato ufficio o posto di lavoro in cui non si sia organizzato un pranzo per l'evento, e non si siano raccolte le puntate per le scommesse. Dall'ultimo irraggiungibile piano della Aurora Tower di Brisbane, al baretto che vende fish'n chips a Red Cliff, dal Meriton World Tower di Sydney all'ultima pompa di benzina prima dei 2000km del Simpson Desert. La 150° Melbourne Cup è arrivata ovunque. E non era sola.
Per circa 5 ore la regina di tutte le gare è stata preceduta da una serie di competizioni di contorno che servivano a scaldare i muscoli ai cavalli e svuotare le tasche ai cittadini. Ore di diretta con tanto di mastodontico Boing 777 della Emirates in volo a bassa quota sull'ippodromo stracolmo di gente in mostra. Tra l'altro c'era anche uno sponsor italiano, la Lavazza, che in collaborazione con la Emirates, appunto, regalava settimane da sogno tra Roma, Venezia e Firenze.

Insomma, spero mi abbiate capito.
L'Australia si è fermata per quasi un giorno intero.

E mentre a Melbourne come al solito in 5 minuti passavano dall'inverno all'estate e poi ancora all'inverno, quassù nel Queensland il sole splendeva inesorabile.
Così, complice l'arrivo in città di un amico in viaggio da tempo, ho inforcato gli occhiali da sole e sono andato a respirare l'aria della corsa/festa in pieno centro.

Incrocio tra Leichhardt St. e Edward St. completamente vuoto alle 13:30. Dove sono tutti?


L'area pedonale era completamente ostruita dallo stand di un'agenzia di scommesse e dalla relativa folla. Schermi, videate, dirette, altoparlanti ed ovviamente i banconi della ricevitoria per scommettere sino a pochi secondi dalla partenza. Una marea di turisti confusi sostava cercando di capire cosa succedeva, con accanto le signore australiane imbellettate intente a leggere le ultime quotazioni.
Mi sono fatto prendere dall'euforia. Lo ammetto. All'agenzia di scommesse provvisoria c'erano decine di persone pagate per spiegare ai passanti come scommettere. Ho chiesto, e nonostante la marea di incomprensibili dati sugli schermi, ho constatato che era semplice come compilare il lotto da noi. Al diavolo, mi son detto, 5 dollari in onore della Melbourne Cup! (non si sa mai..)

La ricevitoria volante della TAB tra i turisti e gli scommettitori


Ho consultato gli schermi. Decine di cavalli erano dati a cifre astronimiche, due erano dati ad appena 2 punti, i favoriti, ed alcuni andavano dai 3 ai 5 punti. Mi son detto: le cifre astronomiche saranno relative ai brocchi ed i favoriti magari poi non vincono. Insomma , tra i miei papabili c'erano due bei nomi di cui avevo sentito parlare in mattina: Americain e So you think. Al diavolo, ed ho aggiunto anche quell'altro con la quotazione simile di cui non ricordo il nome. 3 cavalli in tutto. Ma siccome non volevo sprecare denaro proprio a vuoto, ho compilato la scheda dandoli per vincitori, ma anche per piazzati. Vebbè, mi son detto, non facciamo i miserabili a questo punto! Vai con 10 dollari. D'altronde è la Melbourne Cup!

Mi sono messo in fila. Mancavano 10 minuti. Arrivato il mio turno la tipa mi ha chiesto 30 dollari!
Come? dico.
30 dollari. Credo di essere diventato bianco.
Ho deglutito e ho pagato. E mi sono chiesto perchè. Perchè? Ma come avevo fatto? Ma non volevo spenderne 5? Eppure le istruzioni pensavo di averle capite! Mi sono maledetto e mi sono inventato che forse quella ricevitoria era una fregatura nella quale applicavano incomprensibili tariffe alle giocate.

Comunque il mio dramma è stato subito fagocitato dalla partenza della gara.
Un attimo prima del via, d'un tratto, c'è stato silenzio. Anche i commentatori erano zitti. Credo che per 2 o 3 secondi, l'Australia sia rimasta muta, col fiato sospeso.
Poi tutto è esploso. I cavalli si sono lanciati a circa 50kmh lungo la pista, il commentatore urlava frasi sempre più concitate e la gente intorno a me strillava.
Per metà giro o quasi ha condotto quel cavallo che avevo aggiunto all'ultimo monento. Poi, spompato, è sparito nell'anonimato mentre una decina di cavalli si apriva a ventaglio sull'ultimo interminabile rettilineo. A quel punto non ho capito più nulla. Tutti urlavano. Non c'era più l'ordine di gara in sovraimpressione e il commentatore, per quel che ne so, avrebbe pure potuto recitare versi del Corano in aramaico delle Fiandre. Non avrebbe fatto nessuna differenza.

Al traguardo la gente ha esultato per i soldi appena vinti.
Ho aspettato come un fesso di leggere sugli schermi com'era finita perchè sembravo essere l'unico perplesso.
Ho letto i nomi: Americain primo, So you think terzo. Ho riletto. Ho guardato la schedina che avevo in mano. Numero 8 e 11. Americain aveva il numero 8, so you think 11.

Vi lascio così!

It's the Melbourne Cup!

ps: ore dopo ho capito che avevo puntato si 10$, ma su tre cavalli! Ecco il perchè dei 30..

martedì 12 ottobre 2010

Pedalando

Il sindaco vuole tenermi informato e mi manda un opuscolo relativo all'inaugurazione del servizio CityCycle.

Come in molte città del mondo infatti, anche qua è nato il servizio di noleggio bici messe a disposizione dalla municipalità allo scopo di incentivare lo spostamento sulle due ruote verdi, tenere in forma i cittadini, e diminuire possibilmente la pressione del traffico in centro. Ma soprattutto, direi io, aggiungere un altro paletto al "come godersi il tempo libero all'aria aperta", una specialità in cui gli australiani sono tra i primi.

Il sindaco mi ricorda che si tratta di uno dei punti relativi al progetto del Comune di spendere 100 milioni di dollari, cioè 100 milioni di dollari, proprio così, in infrastrutture per le piste ciclabili della città nell'arco di 4 anni. Ne avevo parlato nel post Il giornalino dell'incredibile.

Incuriosito dalle cifre, mi sono ricordato che anche a Milano avevano inaugurato un servizio simile. Sono andato a vedere..

Milano ha 1 milione e trecentomila abitanti su una superficie di 183Km quadrati, mentre Brisbane ha 1 milione di abitanti sparsi su 5.900Km quadrati! Densità: Milano più di 7000 abitanti per km2, Brisbane 900. (Fonte Wikipedia)

Il comune meneghino, col progetto BikeMi, ha messo a disposizione 1400 bici sparse in 100 stazioni. L'abbonamento costa 2,50€ al giorno, oppure 6€ alla settimana o 36€ all'anno.
Il noleggio costa 50 centesimi all'ora. La prima mezz'ora di affitto è sempre gratis ma c'è un limite massimo di 2 ore! Oltre le 2 ore si paga 2€ per ogni ora in più.

A Brisbane, col progetto CityCycle, sono arrivate 2000 bici distribuite su 150 stazioni. L'abbonamento giornaliero è di 11$, tre mesi costano 27,50$ ed un anno 60$. Il costo per un singolo giorno è decisamente più alto qua, mentre le altre cifre, col cambio, sono simili.
Il costo è di 2,20$ all'ora e ogni 30 minuti aggiuntivi si spendono ulteriori 5$! Non esiste un limite massimo di utilizzo.
La prima mezz'ora del servizio è sempre gratis e lo stesso opuscolo mi fa notare che se prendo una bici, pedalo per 29 minuti, arrivo ad un'altra stazione, la parcheggio e ne prendo un'altra, riparte il calcolo dei primi 30 minuti e praticamente non pago!
Ciò non toglie che sì, il servizio tra i canguri è più caro.

Ma dove posso pedalare?
Cercando qua e là trovo il sito Ekopedia che mi informa che a Milano, alla fine del 2011 (ma sarà vera questa data?) saranno disponibili 131km di piste ciclabili, molti dei quali lungo i navigli e sostanzialmente fuori città, in zone non coperte dal servizio BikeMi.
A Brisbane, oggi, sono disponibili 900km di piste ciclabili, 500 dei quali in corsie preferenziali lungo le strade della città, e i restanti in appositi percorsi come le passerelle galleggianti lungo il fiume.

Ecco la mappa delle piste ciclabili di Milano:
I triangolini verdi indicano le stazione delle biciclette, mentre le piste ciclabili sono i tratti in nero


Ecco una delle dodici mappe delle piste ciclabili di Brisbane:
Più o meno il centro città. In rosse le piste lungo strada ed in giallo quelle dedicate



Corsia preferenziale per le bici all'uscita del Victoria Bridge, in pieno centro. Il palazzo del casinò sulla destra, l'inizio dell'area pedonale sulla sinistra e l'ingresso dei pullman per la stazione sotterranea al centro.

sabato 25 settembre 2010

Breath - Respiro


Avete presente quando, parlando con una persona, capita di scoprire che questa non sa andare in bicicletta? Avete presente la vostra stessa espressione facciale che cerca di mascherare la sorpresa e l'incredulità mentre vi chiedete in silenzio come sia possibile?

Ecco, quella faccia io la vedo quasi una volta la mese. E guarda me.
Capita infatti che quando si sta in compagnia e si parla di mare, o ancor peggio quando si è proprio al mare, c'è sempre qualcuno che tira fuori una tavola da surf e mi dice: vieni? surfi?
Mi gratto la testa e rispondo che no, non sono capace. Ed ecco la faccia che tenta di far finta di niente e si chiede "ma come è possibile?".

Stare in piedi su una tavola spinta dalle potenti onde dell'oceano qua è infatti un'attività tanto comune come quella di stare su due ruote per noi del vecchio mondo.
Guardo sempre affascinato i bambini di 6 o 7 anni correre in acqua con le tavolette di bodyboard, e mettersi a sfidare le onde più vicine alla riva mentre le madri se la chiacchierano tranquillamente sotto il sole. Penso sempre alle colleghe mamme della banania e alle torture che infliggono ai figli, vietando loro, al mare, qualsiasi attività diversa dallo stare immobili. Ma vi immaginate quelle donne isteriche e frustrate se qualcuno dicesse loro di far andare il figlio di 6 anni a cavalcare le onde di un oceano popolato da squali, meduse mortali, correnti micidiali e chi più ne ha più ne metta? No, è proprio un altro mondo.

Qualche giorno fa ho visto l'intervista di un tipo in tv. Non so chi fosse né perchè lo intervistassero, ma ho seguito un minuto in cui parlava del surf. Diceva che adesso che aveva impegni e famiglia, si alzava alle 4 del mattino per andare a vedere l'alba in spiaggia e surfare la prima onda della giornata, prima di farsi una doccia, portare i figli a scuola ecc ecc.

Ora questo è un posto dove, ripeto, la storia, l'arte e la bellezza bisogna farla arrivare da lontano, ma alzarsi alle 4 per cavalcare la prima onda del mattino ha di per se, a mio modesto parere, un tocco di poesia. Una singola riga di poesia che si sposa con un gesto atletico, anche semplice, ma che poi noi spesso sappiamo far diventare un gesto d'arte.

Ed ora concludo questo post confuso riportandovi alcune righe di un libro particolare che ho appena finito di leggere. Si tratta di Breath, Respiro, scritto da Tim Winton.
In inglese per chi può gustarlo, e modestamente tradotto da me per chi si accontenta.


..I couldn't have put words to it as a boy, but later I understood what seized my imagination that day. How strange it was to see men do something beautiful. Something pointless and elegant, as though nobody saw or cared..

..For all those years when Loonie and I surfed together, having caught the bug that first morning at the Point, we never spoke about the business of beauty. We were mates but there were places our conversation simply couldn't go. There was never any doubt about the primary thrill of surfing, the huge body-rush we got flying down the line with the wind in our ears. We didn't know what endorphins were but we quickly understood how narcotic the feeling was, and how addictive it became; from day one I was stoned from just watching. We talked about skill and courage and luck- we shared all that, and in time we surfed to fool with death- but for me there was still the outlaw feeling of doing something graceful, as if dancing on water was the best and bravest thing a man could do...

..I will always remember my first wave that morning. The smell of paraffin wax and brine and peppy scrub. The way the swell rose beneath me like a body drawing in air. How the wave drew me forward and I sprang to my feet, skating with the wind of momentum in my ears. I leant across the wall of upstanding water and the board came with me as though it was part of my body and mind. The blur of spray. The billion shard of light. I remember the solitary watching figure on the beach and the flash of Loonie's smile as I flew by; I was intoxicated. And though I've lived to be an old man with my own share of happiness for all the mess I made, I still judge every joyous moment, every victory and revelation against those few seconds of living..


..Non avrei saputo dirlo da ragazzo, ma più tardi ho capito cosa catturò la mia immaginazione quel giorno. La stranezza nel vedere degli uomini fare qualcosa di bello. Qualcosa senza senso ed elegante, anche se nessuno se ne interessava o stava a guardare..

..Per tutti quegli anni in cui io e Loonie surfammo insieme, essendoci appassionati sin da quella prima mattina al Point, non parlammo mai della questione della bellezza del surf. Eravamo amici ma c'erano argomenti di cui semplicemente non potevamo parlare. Non ci fu mai nessun dubbio in merito all'istintiva eccitazione del surfare, l'immensa scarica di adrenalina che provavamo volando giù da un'onda col vento nelle orecchie. Non sapevamo cosa fossero le endorfine ma capimmo subito quanto narcotica fosse quell'emozione, e quanto intossicante fosse; sin dal primo giorno ero drogato dal solo guardare. Parlavamo di bravura e coraggio e fortuna - condividevamo tutto questo, e col tempo avremmo pure surfato per sfidare la morte - ma per me c'era sempre il sentimento fuorilegge di stare a fare qualcosa di aggraziato, come se danzare sull'acqua fosse la cosa più coraggiosa e migliore che un uomo potesse fare..

.. Non dimenticherò mai la mia prima onda quella mattina. L'odore della paraffina, della salamoia e del peppy scrub. Il modo in cui la sommità dell'onda si alzò sotto di me come un corpo succhiato in aria. Come l'onda mi spinse avanti nel momento in cui balzai in piedi, scivolando col vento nelle orecchie. Mi piegai accanto al muro d'acqua e la tavola mi seguì come fosse parte nel mio corpo e della mia mente. Gli schizzi in aria. I miliardi di riflessi. Ricordo la figura solitaria che stava a guardare dalla spiaggia e per un attimo, mentre gli passavo accanto, il sorriso di Loonie; ero ubriaco. E nonostante abbia vissuto abbastanza da diventare vecchio ed abbia avuto i miei momenti di felicità per tutte le avventure vissute, continuo a paragonare ogni momento di gioia, ogni vittoria e ogni rivelazione, a quei pochi secondi di vita..


L'immagine di questo post è un particolare di un'opera di Vincenzo Ganadu, a cui appartiene. Se volete saperne di più, consultate il post "Due nuraghi in Sardegna".

venerdì 17 settembre 2010

Attaccano dal cielo!


Ormai è primavera.

Il sole splende (come sempre in realtà), la natura si risveglia, i fiori sbocciano, gli uccellini cinguettano, la gente sorride e gli squali staccano le gambe ai surfisti!

In tutta questa felicità le australian magpie sono però incazzate nere!
Loro non sopportano proprio che dopo ever faticato tanto per conquistare una bella femmina, dopo aver acceso un mutuo per un nuovo, più spazioso e arieggiato nido con vista sul fiume, e dopo aver finalmente trovato qualche prezioso piccolo ovetto da accudire, le magpie, dicevo, proprio non sopportano la vicinanza degli umani. E attaccano.

Via giù in picchiata, dai rami più alti, sulla testa dei passanti! Voli randenti, colpi d'ala, qualche strillo e ciuffi spettinati, finchè l'umano non si allontana.
Se sei sfortunato però, ti può capitare anche che di tornare a casa con veri e propri graffi, od un occhio malandato da far vedere al pronto soccorso!

Il fenomeno non è da sottovalutare, perchè questa è una città con più alberi che case, ma attenzione: non c'è nessuna polemica, nessun allarme, nessun politico con soluzioni idiote contro i volatili, nessun parlare a vanvera. Siamo australiani e gli animali non si toccano!

Su un quotidiano, un articolo che affronta l'argomento ci informa invece, seriamente, che solo i maschi attaccano. E che dei maschi, in realtà solo un 10% si disturba a spaventare i passanti. Uno studio ha calcolato che di questo 10% di suscettibili magpie, il 10% si specializza contro i postini(!), il 50% contro i pedoni generici ed il restante contro i ciclisti.
Si rende noto anche che non basta disegnarsi due occhi sul retro del cappellino o del caschetto obbligatorio per andare in bici. Le magpie non ci cascano!
Gli studiosi ci dicono che bisognerebbe disegnare per bene un viso intero! Ma che funzionano anche quei fili di plastica nera che si chiudono su se stessi (quelli che vengono utilizzati di solito per raccogliere e tenere ordinati i cavi elettrici delle nostre tv, hi-fi ecc.) legati tutto intorno al casco in modo da formare una sorta di impenetrabile serie di punte!

In effetti si vede un sacco di gente con le antenne sui caschi, ma non avevo mai capito che razza di moda fosse.
E' opera delle australian magpie!

Una ciclista tra le grinfie di una magpie, mentre un postino, in classica divisa e a cavallo della motoretta honda d'ordinanza, fugge sul marciapiede!

Il casco con le antenne. Sembra funzioni.