mercoledì 1 settembre 2010

Modernità 2


Diversi mesi fa il mio logorato Swatch ha tirato le cuoia.

Pensando che si trattasse della batteria l'ho portato da un orologiaio.
Il tipo l'ha guardato perplesso, l'ha esaminato, ha constatato il decesso irreversibile dell'aparecchio e mi ha detto:
"Perdonami se te lo dico, ma questo orologio fa schifo! E' di bassa qualità e non si può aprire. Perchè non dai un'occhiata a questi bei modelli che ho io?"
Ho detto no grazie e me ne sono andato pensando:
"Certo che è di bassa qualità! E' uno Swatch! Sono orologi nati per essere usa e getta. Hanno venduto più di quanti modelli tu possa mai immaginare, e tu che fai questo mestiere non hai mai visto uno?! Ma dove vivi?"
E sapete che orologi mi proponeva? I Casio al quarzo con le cifrette invece delle lancette, quadrati, voluminosi e terribilmente brutti, appena venuti fuori da una vetrina dei primi anni '80!!
Orologiaio? Sei indietro di 30 anni! Ma che figura mi fai? Ma dove vivi?

In Australia.

Poi il mese scorso, dopo appunto mesi di orologi improponibili, in una piccola vetrina di un grande magazzino, ho trovato 8 colorati modelli, non di più, dei fantomatici Swatch.
"Ne compro uno! A prescindere!" mi son detto.
La signora ci ha servito e ci ha detto:
"Carini vero? A quanto pare in Europa vanno molto di moda"
Buongiorno, ho pensato. Casomai andavano di moda. Ormai la frenesia è passata da tempo, in Europa. Poi ha aggiunto:
"Siate consapevoli che questi sono orologi particolari ed in genere non si possono aggiustare".
"Si, lo sappiamo!!" porca miseria!
Poi ho chiesto:
"A proposito, se si consuma il cinturino avete ricambi?"
"No. Ma c'è un negozio che li ha, ti dò indirizzo e telefono"
"Grazie"
Ore dopo ho controllato l'indirizzo. Un posto comodo, proprio in centro. A Melbourne! 1669 Km.

Ma è mai possibile? Si. Questa è l'Australia.

Non posso fare a meno di pensare che se invece fossimo stati a Melbourne ed avessimo visto il negozio Swatch in centro, mi sarebbe parso assolutamente normale, e non avrei avuto mai nessun sospetto del fatto che a 200m da quel singolo negozio nessuno sappia di che si tratti.

Così, mentre le leggende metropolitane narrano della presenza di buone pizzerie italiane appunto a Melbourne, e a Sydney, e di altri succuleti piatti, qui nel Queensland sperimentiamo in prima persona il processo della globalizzazione, ed il lento, distillato arrivo di marchi che in Europa sono ovvi. (della situazione pizza ho già parlato)

8 modelli Swatch, come detto, sono appena arrivati. Un negozio della Gas ha appena aperto proprio nel cuore di Brisbane, e dentro il nuovo David Jones, hanno finalmente portato profumi e abbigliamento a passo con quello che succede nel resto del mondo. Certo, ancora non tutto è trovabile, e comprare abbigliamento decente è un'operazione difficile, ma qualcuno adesso sà cos'è la parola Armani o che tipo di scarpe sono le Vans.

E' una sensazione strana. Da un lato ci troviamo in un posto che per come funziona, in generale, ti fa credere di essere nel futuro, e contemporaneamente ti accorgi di essere al confine del mondo, dove le cose arrivano dopo, molto dopo.
Certo è che se c'è una cosa che rende l'Australia la meraviglia che è, è proprio la facilità con cui in pochi chilometri verso l'interno si piomba negli anni '50, poi nel farwest, e poi ancora nella preistoria. E poi nel nulla.
Grattacieli e mucche, come ho scritto due post fa.

In ogni caso volevo comunicare al mondo un altro passo compiuto dalla globalizzazione qua a Brisbane.
In una famosa catena di supermercati è sono appena arrivati dei prodotti fantasmagorici!
Li ho fotografati perchè è un evento, ed il mio stomaco si è commosso!
Ecco a voi:
I grissini!

Il pesto alla genovese!

L'acqua frizzante naturale!


L'inconcepibile mono-ingrediente (per gli australiani) succo alla pera, di cui scommettevo baldanzosamente l'inesistenza nel post "Patatine"!


Ed infine il mitico, inarrivabile, italianissimo Chinotto!



Da notare due cose.
Primo.
Al succo alla pera si accompagna, come documentato, anche il succo mono-ingrediente alla pesca, e pure un terzo di cui non ricordo adesso il soggetto. Ed il Chinotto compare troinfalmente negli scaffali di Brisbane in compagnia delle bevande arancia rossa, pompelmo e limone.
Secondo.
I prezzi scelti dal distributore rischiano di giocare contro queste amorevoli confezioni.
I grissini costano 2 dollari. Il pesto 5. Sei ridicole bottigliette d'acqua vengono 10 dollari, e sei bottigliette di Chinotto 12!! (ricordiamoci che qua le porzioni di cibo e bevande sono solitamente olimpioniche!)
Riusciranno a resistere questi prodotti?
Io spero di si.
Nel mentre compro i grissini a nastro!

4 commenti:

fabio r. ha detto...

ricambio volentieri la visita e ti linko pure nel mio blog, va! mi piace avere punti di vista "sparsi" nel mondo e quindi non può mancare un altro pezzo di Downunder (da me c'è Serena, Tre di Noi, nel blogroll).
venendo al post: certo che il chinotto è quasi un reduce italico, mamma mia! qui è rimpiazzato da anni dall'onnipresente Coke, quindi fa bene a riprendersi il mondo!
a presto

F ha detto...

Grazie.
Il chinotto è presente in qualche baretto dal nome erroneamente scritto in italiano, ma al supermercato è una bellezza!
Gli amici de "la cumpa del chinotto" saranno contenti :))

Luca ha detto...

Io sono un sostenitore del Chinotto a spada tratta, altro che cola dei miei maroni!! Comunque vedo che non fai un cazzo dalla mattina alla sera, aggiorni il tuo blog ad una velocita sorprendente, e con tanto di foto!! Io mi sto pian pianino rimettendo al passo col mio, ma tra una settimana mi rimettono a volare come un matto e mi sa che dovrò mollare ancora una volta le mie ambizioni letterarie...vabbè, io ci provo sempre!!

Anonimo ha detto...

carinissima la volpe.. ma volpino anche il fotografo.....
e che dire del blogger-Fenomenale!!!Grazie per il degno riconoscimento al CHINOTTO!Quanti litri nella mia infanzia!!!!e grazie per le perle amene che ci racconti.Mitici,ci sentiamo tutti mori!...Viva la Sardegna!Tea