venerdì 31 dicembre 2010

Review 2010

Mentre voi state li a smaltire le sbornie dell'ultima notte dell'anno con la coperta sulle spalle e le pantofolone con il peluche, io sto gia' qua a lavorare al nuovo anno!

Ed allora beccatevi questa breve selezione dei miei post del 2010 (e non) per rinfrescarvi le idee sull'Australia:

Allarmi climatici? ecco qua:

Semplicita' australe?

Pubblica amministrazione?

Case?

Cosa guidano i tamarri?

Religione?

Mentre questo e' stato probabilmente il mio post preferito, perche' varca i confini di questo continente e affonda nella storia del Pacifico, dell'Europa coloniale, delle culture dimenticate o quasi, nello sport e nella letteratura. Rimanendo pero' un tema tremendamente australiano:

Ed infine il post in cui potete ascoltare il canto del Kookaburra, questo imperturbabile tipo di Kingfisher dall'incredibile verso che qualche volta mi sveglia la mattina ma che non ho ancora registrato con la mia telecamera:

Buon 2011!

martedì 14 dicembre 2010

Terrificanti storie natalizie 2


Ho la sensazione che per il resto di dicembre avrò poco tempo per scrivere, quindi mi appresto a consegnarvi un minestrone che potrete riscaldare quando più vi pare..

Nel nord dell'Australia, vicino Darwin, c'è un bellissimo ed immenso parco nazionale che risponde al nome di Kakadu National Park.
D'estate, cioè un questo periodo, si allaga e tutte le strade diventano impercorribili ed i coccodrilli arrivano fin sotto la vostra finestra. Ma durante la stagione secca è accessibile ed è raccomandabile visitarlo, se si può.
Oltre alle centinaia di specie di uccelli che vi nidificano, presenta numerose e bellissime cascate, laghetti, termitai altri 3 metri, canguri e coccodrilli, alture e caverne nelle quali, migliaia di anni fa, gli aborigeni avevano lasciato prova della loro arte.
E proprio nella località d'arte rupestre di Nourlangie Rock è morto l'ultimo turista in ordine di tempo.

Lo scorso 31 ottobre un signore tedesco di 63 anni ha pensato, dopo aver visto le famose decorazioni, di fare il giro della roccia seguendo il percorso di 12 km nella foresta. Ma a quanto sembra ha deciso di farlo dada solo, in pieno giorno, con temperature elevate e senza essersi portato dietro un sorso d'acqua.
Esattamente il contrario di quello che viene consigliato di fare.
E che sarà mai? Avrà pensato l'escursionista.

Il fatto è che il sole da queste parti è proprio senza pietà, e quando picchia, picchia pesantemente.

Sembra che il tedesco abbia percorso tre quarti del cammino e che poi sia andato in confusione, uscendo dal sentiero e perdendosi tra gli alberi. (che non offrono ombra come nella foresta pluviale ma sono piante alte e fini con foglie generalmente minuscole).
Insomma, ha perso la testa, ha perso il sentiero, e senza l'ausilio di bestie feroci, ha anche perso la vita per disidratazione.

A questo proposito mi viene in mente un fatto che è successo nel 2005, se non vado errato, di cui però non trovo traccia sul web.

A memoria vi dico che due turiste, zia e nipote, hanno deciso di fare un viaggio attraverso l'interno del continente. Ma la sfortuna ha voluto che la macchina le piantasse in asso proprio nel mezzo del nulla. (In realtà nel -quasi- deserto interno le condizioni ambientali sono tali che è probabile che una vettura non perfetta soffra problemi meccanici).

Così le due donne, vista l'inutilità della macchina, hanno deciso di mettersi in cammino verso la più vicina località sulla mappa. (50, 100km? non ricordo..).

E questa decisione è costata loro la vita.
Viene sempre ricordato, infatti, che in casi come questo la miglior cosa da fare è allestire un segnale sul terreno ed aspettare all'ombra della vettura, razionando l'acqua il più possibile. Se si aspetta per uno, due, tre, quattro giorni, alla fine qualcuno vedrà la vostra macchina, ed immaginando il peggio, correrà ad aiutarvi.

Così infatti è successo. La loro vettura è stata trovata dopo 3, forse 4 giorni, ma delle due occupanti non c'era nessuna traccia. Le hanno trovato morte per disidratazione il giorno dopo, a neanche metà strada dalla loro probabile metà.

Per farvi capire meglio la situazione, vi dico che a seguito dei numerosi decessi di turisti nel deserto, per il terzo anno consecutivo il governo del South Australia ha deciso di chiudere il deserto, per quanto strana possa sembrare questa frase.
Il Simpson Desert è attualmente inacessibile, dallo scorso 1 dicembre al 15 marzo prossimo, quando le temperature giornaliere si aggirano tra i 40 e i 50°c.
Dice il Distric Ranger della zona che le uniche persone ad avventurarsi nel deserto d'estate sono turisti, e che la maggior parte di loro provengono dall'Europa dove non hanno mai avuto modo di scontrarsi con le estreme condizioni climatiche del deserto, nè tantomeno di guidare una vettura su terreni così particolari. E che solitamente non sono attrazzati con radio o telefoni satellitari, nè si portano dietro i kit di emergenza. Da qui l'alto tasso di mortalità dei visitatori e la conseguente chiusura del deserto!

E adesso vi faccio fare un salto di qualche migliaio di chilometri e vi porto lungo la costa nord-est del Queensland, al cospetto dell'immensa, strabiliante Barriera Corallina, dove l'acqua è sempre calda, smeraldina e ricca di vita. Un luogo (in realtà 2000km di luoghi) dove ogni giorno migliaia di turisti si fanno scorrazzare in barca per fare le immersioni o anche solo snorkeling ed ammirare una vista che neanche il più bello degli acquari potrà mai simulare.

E qui che nel 1998 si sono perse le traccie di Tom ed Eileen Lonergan, una coppia americana in vacanza. Esperti sub, sono entrati in acqua con tutti gli altri e, per un'incredibile svista, allor quando era ora di tornare indietro, nessuno si è accorto che mancavano all'appello.
La barchetta degli allegri gitanti è tornata in porto e solo dopo due giorni l'equipaggio ha fatto caso allo zaino abbandonato di Tom ed Eileen. Subito son partite le ricerche ma come potete immaginare dei due americani non è stata trovata traccia. (Probabilmente gli squali avevano qualche indizio però..)

Questa storia è talmente assurda che ne è stato tratto un film dal titolo Open Water e che col tempo si è pensato che i due avessero inscenato la scomparsa con l'aiuto di qualche complice. Vero è però che il loro conto bancario non è mai stato toccato e nessuno ha mai chiesto risarcimento all'assicurazione sulla vita dei due!

Nel 2003 la Barriera Corallina è stata teatro anche di un fatto di cronaca nera che ancora risuona nei tg australiani e americani.
Trattasi dell' Honeymoon Killer, ovvero il caso dell'omicida del viaggio di nozze.
In questo caso la ferocia dell'ambiente australiano centra poco, in realtà.
La solita coppia americana era in viaggio di nozze e avevano previsto di fare qualche qualche immersione tra i coralli. E' successo che dopo solo 7 minuti di immersione la fresca sposina abbia perso conoscenza e sia affogata in pochi metri d'acqua, mentre il marito correva in superficie a cercare aiuto. Il lato terrificante di questa storia è che un altro sub ha scattato accidentalmente la foto della morente povera ragazza, che potete tristemente trovare con una veloce ricerca, come questa.
Il marito, qua in Australia, è stato accusato e condannato per omicio dato che il suo comportamente sott'acqua non ha avuto niente a che fare con un tentativo di soccorso, bensì ha compiuto una serie d'azioni contrarie alle più comuni procedure d'emergenza.
Come immagino avrete visto dalla foto, il corpo della moglie si stà adagiando sul fondo mentre il marito lascia che affoghi in finta cerca di aiuto. (Ha in seguito chiesto di incassare il premio sulla vita dell'assicurazione da poco stipulata..)
Il fatto è tornato recentemente alla ribalta perchè gli Stati Uniti hanno finalmente ottenuto l'estradizione, dopo aver assicurato il Governo australiano che non sarebbe stato mandato alla sedia elettrica.

Ed infine, concludo il terrificante minestrone natalizio con questo studio condotto nel 2007.

Nei primi sette anni del nuovo millennio l'ambiente australiano ha ucciso 2433 turisti stranieri.
La prima causa di morte sono gli incidenti stradali, seguiti da problemi di salute come insolazioni, attacchi cardiaci e simili, causati solitamente dalle estreme condizioni ambientali, mentre al terzo posto c'è l'affogamento. Poi cause naturali, tipo morire di sete nel deserto o simili..

Le autorità commentano che i turisti sono troppo sprovveduti e pensano di entrare in acqua a farsi il bagno come fossero nel calmo e morente Mediterraneo, o si avventurano nel bush come se dovessero fare due passi nei parchi cittadini.

D'altronde bisogna ricordarsi che nel 1969 l'Australia ha perso l'allora Primo Ministro Harold Holt a seguito di una nuotata nelle agitate acque di Cheviot Beach, vicino Melbourne. Era il 17 dicembre, un weekend, ed Harold è entrato in acqua per rinfrenscarsi. La corrente era così forte che semplicemente il Primo Ministro è sparito alla vista degli amici e non è mai stato ritrovato.

Se può succedere al Primo Ministro, figuratevi a voi, poveri turisti!

ps-Ho rivinato i vostri sonni natalizi?

lunedì 6 dicembre 2010

I kookaburra albini


Grazie alla segnalazione di un attento lettore del blog mi arriva sotto il naso un breve articolo su un rarissimo ritrovamento: due kookaburra albini beccati nel nord del Queensland!

Questa volta la pagina è in italiano e quindi mi limito a lasciarvi il link qua.

Ritengo che il blog abbia ricevuto il suo regalo natalizio!
Grazie Fabio!

sabato 4 dicembre 2010

Terrificanti storie natalizie 1


Le terrificanti storie natalizie che vi racconterò questo mese in realtà non hanno nulla a che fare con il Natale.
Ma siccome, a mio parere, l'Australia tutta non ha a che fare con il Natale, ecco un modo per ricordarvelo! In più rovinerò i vostri sonni mentre aspettate il ciccione vestito di rosso. Che c'è di meglio?

La prima terrificante storia nataliza ci porta nel Kimberley, marzo 1987.

Il Kimberley è ancora oggi una remota regione del nord-ovest. E quando dico remota, intendo veramente remota. Avete presente la storia del Kookaburra a motore?
In ogni caso quella volta un motoscafo da crociera con 5 persone a bordo, immagino benestanti, stava girovangando per la frastagliata costa quando decise di andare a visitare le Kings Cascade.
Buttarono l'ancora e decisero di farsi una nuotata rinfrescante per arrampicarsi sulle roccie.

Ora il problema è che il nord Australia è ricco di coccodrilli. Ma il problema dei coccodrilli è che, oltre ad essere dei coccodrilli, la maggior parte di essi sono d'acqua salata. Ciò significa che queste bestie da Jurassic Park popolano allegramente tutti i fiumi dal tropico in su, e che in più, spesso, si fanno una nuotata fino alla foce del fiume, escono in mare, magari fanno due passi sulla spiaggia (non si sa mai) e vanno a visitare la foce di un altro fiume per incontrare amici, femminucce e nuove prede. Insomma: se già è pericoloso stare in spiaggia, figuratevi farsi il bagno in un placido fiume dove quelle bestie nidificano.

Ma i nostri 5 amici evidentemente ignoravano o sottovalutavano questo piccolo problema (dai 3 metri in su) giurassico.

Tra le cinque persone quel giorno c'era Ginger Faye Meadows, una modella part-time di Charlottesville, Virginia. Lei ed un'amica nuotarono fino alla parete rocciosa della cascata e si fermarono a riposare su una roccia, con l'acqua che arrivava loro alla vita.
A quel punto si accorsero del coccodrillo, il quale si era accorto di loro già da un pò e nuotava tranquillamente per raggiungerle.
Non saprei dire chi delle due, ma in ogni caso provarono a tirargli una scarpa. Secondo il racconto la scarpa andò a segno sulla testa della bestia. Questa chiuse per un attimo un occhio titubante e la Meadows decise di approfittare del momento per nuotare fino alla barca. Circa 20m.

Il coccodrillo la raggiunse e la prese per un fianco a metà strada, portandola sott'acqua. Un testimone sulla barca affermò che sparì per venti secondi, riemerse con le braccia verso l'alto e lo sguardo sconvolto, ma non disse una parola nè fu capace di urlare. Tornò sott'acqua e non riemerse mai più.

Ho trovato un sito web che riporta un articolo di un quotidiano credo americano datato 10 aprile 1987. Nell'articolo la polizia locale afferma di avere ritrovato alcuni resti umani e che grazie alle impronte dentarie possono affermare che si tratta della Meadows. Il sito web è a pagamento quindi non ho potuto raccogliere niente di più.

In ogni caso quello che è straordinario di questa storia non è la morte di una turista sconsiderata (con tutto il rispetto per la povera ragazza) per via di un coccodrillo, ma il fatto che la vittima si sia accorta di ciò che le stava per succedere.
Solitamente infatti, il coccodrillo non lo si vede arrivare.
Ricordatevene.



ps- se volete saperne di più su questo genere di incidenti in Australia, cercate il libro Crocodile attack in Australia di Hugh Edwards.

martedì 30 novembre 2010

Si, ma i Kangaroos?


Vi chiederete voi.
"Più di un anno che scrivi di bestie e stranezze e non ci hai ancora parlato dei canguri?"

Si avete ragione, e potete stare tranqiulli: i canguri ci sono e sono anche animali molto belli.
Se venite da queste parti e vi mettete in macchina, soprattutto se puntate verso l'interno, dovrete stare attenti a quando attraversano la strada d'improvviso, saltando come cavallette mastodontiche. Non è difficile vederli liberi per il bush.

Ma invece di pararvi dei kangaroos, vi parlo dei koala!
I koala puzzano di brutto, e non è per niente facile avvistarli sui rami degli alberi. Non perchè si mimetizzano, ma perchè il loro numero è così ridotto che è una specie a rischio.

L'uomo bianco, con la sua saggezza, ha pensato bene di cacciarlo per venderne la pelliccia in Europa. Solo all'inizio del 20° secolo più di un milione di koala fu sterminato per questo motivo, con l'ultima grande mattanza che ha avuto luogo nel 1927 quando, nonostante la presenza di più movimenti sensibili alla condizione critica di questi innoqui animali, furono eliminati in un solo mese 600.000 esemplari.
L'impatto di questa carneficina è stato tale che la popolazione dei koala non si è più ripresa.

Va anche detto che la sfortuna di questo marsupiale, specializzato nella digestione delle foglie di alcune specie di eucalipto, è legata al fatto che l'unica parte dell'Australia in cui l'eucalipto cresce o cresceva rigoglioso, così come per la maggior parte degli alberi presenti sul continente, è la costa orientale, dove l'uomo bianco ha deciso di stabilirsi.
L'urbanizzazione e la destinazione a colture di enormi porzioni di territorio continua tutt'oggi a sottrarre spazio vitale ai koala, ormai ridotti a meno di 100.000 esemplari (liberi).

La loro dieta a base di velenose (per gli altri animali) foglie di eucalipto, con un contenuto calorico ridicolo, fa sì che i koala passino fino a 18 ore al giorno a dormire sugli alberi. Esiste una leggenda metropolitana secondo la quale i koala, cibandosi di foglie tossiche, passino in realtà molto tempo in trip chimici come i giovani che prendono pasticche il sabato sera. Ovviamente è una stupidaggine mentre è invece vero che non bevono mai (quasi mai) acqua, che viene ricavata invece dalle solite foglie. Da qui il nome che è evidentemente una trascrizione del nome attribuito a questo animale da alcune tribù aborigene, che vuol dire "no bere".

Appare chiaro, come al solito, che gli aborigeni conoscevano perfettamente il territorio e gli animali che lo abitano. Gli europei invece, senza particolari pensieri, hanno chiamato per lungo tempo i koala scimmie o orsi. O ancora meglio orsi-scimmie o orsi nativi. Senza tenere conto che i koala sono erbivori e sopratutto marsupiali!

In qualche modo comunque al koala è andata bene, per quanto riguarda il nome.
Uno dei fatti più ridicoli della colonizzazione inglese, è stato infatti il nome attribuito ai canguri!
I supponenti sudditi della Regina infatti, appena arrivati hanno subito chiesto, in inglese, il nome di quell'incredibile animale che salta.

"What is its name?" - "Come si chiama?"
"Kanagaroo!" - "Non capisco!"
"What?" - "Come?"
"Kangaroo!" - "Non capisco!"

E kangaroo è rimasto. Che tristezza.

A tutt'oggi i koala sono una specie a rischio ed il governo federale, così come i governi locali, non hanno ancora chiarito o stabilito lo status di questo innoquo ed indifeso dormiglione.
Il Queensland è uno Stato interessato alla questione in quanto possiede metà della costa orientale dell'Australia e delle sue foreste. Putroppo lo sviluppo urbano, soprattutto nel sud-est, cioè l'area di Brisbane, della Sunshine Coast e della Gold Coast, è in forte aumento e si rimanda il problema in nome del mattone (del legno in realtà, dato che il mattone per le case è rarissimo).
Ma se passate di qua potrete comunque vedere tantissimi koala al Lone Pine Koala Sanctuary di Brisbane, dove questi animali vengono curati, accuditi e rimessi in libertà in zone sicure. Il biglietto è un poco caro ma serve a finanziare il parco e ad aiutare la sopravvivenza dei Koala.
Sono dollari ben spesi.

Infine vi lascio con questa foto:



Pochi giorni fa a Magnetic Island, durante un giorno di pioggia, un koala ha pensato bene di entrare al pub locale per ripararsi. Ha puntato una bella trave del soffitto e ci si è arrampicato. Dopo pochi minuti, nonostanto la confusione intorno al bancone, si è tranquillamente addormentato.

lunedì 22 novembre 2010

Sul surf, i grandi classici ed il peccato


E' un periodo in cui penso spesso alle onde e all'arte del cavalcarle.
Per cui, anche se ne ho scritto da poco nel post Breath, ritorno sull'argomento.

Due settimane fa, al mare, ho assistito ad una scena bellissima. In mezzo ad una marea di aspiranti surfisti, c'era un signore, sui 40, che stava in acqua col figlioletto. Il bambino poteva avere 5 anni ed era alto... non saprei, era un tappo! Uno scricciolo di bambino.
Ovviamente aveva la tavola da surf.

Immaginatevi una baia riparata dalla forze del Pacifico, dove le onde arrivano ordinatamente, quasi tutte uguali, una dietro l'altra Un posto dove puoi scegliere di andare a prenderle là dove si rompono o più vicino, dove un piccolo e potente muro di schiuma bianca ti travolge senza fine. (per la cronaca, la località si chiama Noosa, qua).

Il padre stava a mollo, con l'acqua al petto. Il nanetto stava sdraiato sulla tavoletta, in attesa.
Al momento giusto il padre spingeva la tavola per farle prendere l'onda in arrivo, ed il bambino saltava sù come un fulmine ed iniziava a surfare. Non a tentare. No. Il nanetto surfava, e girava, e sterzava, e pestava i piedi verso la punta per far prendere velocità al surf, e cavalcava fino a quando era soddisfatto. Poi d'un tratto era nuovamente sdraiato e remava per tornare dal padre, in cerca sempre del punto migliore per il lancio.
Ha preso più onde quel bambino che la maggior parte degli adulti in acqua quella mattina..

Così, affascinato da questo mondo di meduse, squali e correnti assassine, popolato però da intere generazioni di surfisti non particolarmente allarmati dai pericoli, mi sono ritrovato a cercare e leggere qua e là informazioni su quest'arte così particolare ed affascinante.

Ho comprato un interessante libro sulle onde, intese in senso lato. Si intitola "The wavewatcher's companion", in italiano mi sembra non sia ancora uscito, ma dovrebbe suonare come La compagnia degli osservatori delle onde, scritto da Gavin Pretor-Pinney (potete trovare invece dello stesso autore: Cloudspotting - Una guida per i contemplatori di nuvole).
L'argomento onde è vastissimo ed il libro surfa tra quelle marine, quelle acustiche, quelle elettromagnetiche, quelle generate dai terremoti, quelle generate dalla gente negli stadi ecc..
L'ultimo capitolo è dedicato proprio al surf ed alla fisica che lo regola. Ma anche all'arte del governare la fisica senza essere scienziati.

Ma non mi sono fermato ed in rete sono incappato in alcune curiosità della storia del surf.
Prendo spunto da questa pagina web in inglese, che completa il lancio di un documentario su alcune particolari figure del passato di questo sport, per raccontarvi qualcosa che credo meriti.

A quanto leggo la prima documentazione scritta della storia relativa al surf, ha a che fare con James Cook. Sempre lui! In realtà il grande capitano, responsabile del primo insediamento britannico in Australia, non fece effettivamente in tempo a scrivere di surf perchè venne ucciso durante la sua terza spedizione, alle Hawaii, proprio dove lui ed il suo equipaggio furono per la prma volta testimoni delle gesta degli indigini sulle onde.
L'ònere di tenere il diario di bordo passò così al tenente James King che dedicò ben due intere pagine alla descrizione di questa insolita attività. Correva l'anno 1779 e King, dopo una descrizione che include tante delle manovre ancora oggi compiute, concludeva così:

"The above diversion is only intended as an amusement, not a tryal of skill, and in a gentle swell that sets on must I conceive be very pleasant, at least they seem to feel a great pleasure in the motion which this exercise gives."

"L'attività descritta è intesa solo come un divertimento, non una prova di bravura, e con delle onde gentili, devo ammettere che sembra essere veramente piacevole, almeno sembrano provare grande soddisfazione dal movimento che questo esercizio crea."


Poichè gli hawaiani non conoscevano la scrittura, non è possibile indicare quando questa attività così insolita ha avuto inizio. E' però stupefacente pensare che, se le Hawaii sono state colonizzate dagli spostamenti dei polinesiani, come sembrano dover ammettere gli antropologi, con un processo iniziato 2000 anni prima di Cristo, è probabile che non solo i popoli delle isole del pacifico possedevano conoscenze marine raffinatissime che consentivano loro appunto di spostarsi per centinaia o anche migliaia di chilometri in mare aperto a bordo sostanzialmente di canoe, ma anche che questi praticassero l'arte del surf ben prima che Colombo fosse nato!
A questo proposito torna utile il libro di Pretor-Pinney e lo studio raffinato delle onde marine, che possono rivelare la lontana presenza di terra ferma all'occhio di chi le sa leggere. Figuratevi se un popolo in grado di concepire tali spostamenti in mare aperto, non fosse in grado di cavalcare un onda!

Purtroppo le Hawaii, come molte isole del pacifico, abitate sostanzialmente da popoli gentili e dediti ai piaceri della vita, furono presto invase da ogni tipo di avventurieri, guerrieri, governatori, vagabondi, assassini, mercanti, malattie e predicatori del vecchio mondo.

La cultura del surf, che alle Hawaii faceva profondamente parte della vita sociale, attraverso riti, preghiere, sfide per il regno o per le spose, Dei da placare e bravura da mostrare, fu violentemente minata.
Ovviamente a dare il colpo più duro furono i religiosi, che hanno sempre avuto l'implacabile istinto di viaggiare per i sette mari pur di riuscire a rovinare la vita altrui.
In questo caso i distruttori furono dei Calvinisti Cristiani inglesi, arrivati nel 1820.
Non solo volevano convertire gli indigeni al culto di un solo Dio, ma ovviamente pretendevano che le persone fossere più vestite, che lavorassero di più, più duramente, che facessere meno sesso e che giocassero di meno. Ed il surf, manco a dirlo, era un'attività da cancellare!

L'unica cosa a sparire più velocemente della cultura hawaiana, erano gli hawaiani stessi. Decimati dalle malattie portate dal vecchio mondo.

Una delle più vecchie foto esistenti di un hawaiano con la sua tavola, fine '800.



Così durante l'800 non rimasero che pochi, sparuti, deprecabili, ignoranti, peccaminosi indigeni a tramandare l'antica arte del surf.
Eppure il cambiamento di rotta era nell'aria.
Durante quel secolo infatti sia Robert Louis Stevenson, che Herman Melville, che Mark Twain passarono per le Hawaii. E se i primi due si limitarono ad utilizzare i paeseggi tropicali per ambientare le loro storie, il buon Twain si fermò a sufficienza per vedere, capire, apprezzare e praticare il surf! Non solo infatti scalò il Kilauea durante un'eruzione, non solo cavalcò in giro per l'isola fino a che il sedere non gli fece male, non solo tentò di nuotare nudo con le native (altrattanto nude), ma si cimentò pure, anche se senza successo, nel tentativo di cavalcar le onde per la quali "solo i nativi potevano dominarne la pratica".
Putroppo Mark Twain al tempo non era ancora famoso e del surf ne parlò solo in alcune lettere private.

Ma evidentemente, nonostante l'immoralità, era solo questione di tempo.

Capitò così che con l'avvento del nuovo secolo, furono proprio 3 uomini bianchi, ed un hawaiano, a ridare vita a questo sport.
Accadde che nel 1907 Jack London, già autore di tre grandi successi quali Zanna Biancha, Il richiamo della foresta ed Il lupo di mare, fece visita, con la moglie, alla località di Waikiki. Avendo preso sistemazione proprio davanti ad una delle poche spiaggie in cui veniva ancora praticato il surf, non potè fare a meno di interessarsene. Conobbe così un eccentrico giornalista inglese dal nome di Alexander Hume Ford, che lo iniziò alla pratica, ed i surfisti locali, tra cui il mezzo scozzese George Freeth, un maestro della tavola ma anche un completo uomo di mare. Inutile dire che Jack London divenne presto un surfista ed immediatamente scrisse di questo sport nel saggio "A Royal sport. Surfing in Waikiki".
(Personalmente trovo stucchevole che London abbia definito il surf come uno sport Reale, cioè della Regina o del Re d'Inghilterra, ma sicuramente in generale fu il male minore..)

George Freeth con la sua tavola.


Il racconto di London ebbe una tale risonanza che Freeth, il genio della tavola, fu invitato in California da un magnate della ferrovia per una dimostrazione pratica. Freeth fu dunque ufficialmente il primo uomo a surfare un'onda in California (in seguito poi patria del surf moderno con l'Australia e le Hawaii) anche se testimonianze dell'800 raccontano di equipaggi di hawaiani a bordo di vascelli inglesi e americani correre verso riva per cavalcare nuove onde in località per loro mai viste prima.

Così mentre London promuoveva il nuovo sport reale nei salotti più importanti, e Freeth lasciava di stucco le folle astanti in giro per il mondo, Hume Ford si diede da fare per ricevere dei fondi che consentissero la fondazione di un surf club a Waikiki.
Il club si fece e prese il nome di Outrigger Canoe Club. E nel 1915, quando London tornò a far visita, possedeva già 1200 membri!

L'ultimo tassello per la rinascita di questo sport fu aggiunto dall'hawaiano e leggendario Duke Paoa Kahanamoku. Un talento sulle enormi tavole dell'epoca, ma anche un incredibile nuotatore. Nel 1912 aveva già battuto 3 volte il record mondiale sui 100m stile libero, rivoluzionandone tra l'altro la tecnica.
In quello stesso anno, passando per la California diretto a Stoccolma per le Olimpiadi, diede anch'egli una dimostrazione di surf che fece ancora più clamore della prima.
Vinse le Olimpiadi e pure quelle successive, passando molti anni a dare dimostrazioni di nuoto e surf in giro per il mondo.

Fu lui, nel 1915, nella spiaggia di Manly, Sydney, a dare una dimostrazione di surf ai dimenticati sudditi della Regina, dando all'Australia un nuovo sport di cui sarebbe poi diventata portabandiera.
Il campione dei campioni: Duke Paoa Kahanamoku.

venerdì 12 novembre 2010

Aspettando La Niña

Non ci sono più le mezze stagioni.

A quanto pare il 2010 in Australia, o per lo meno nel Queensland, si sta rivelando come il più piovoso da non so quanti anni.
La stagione secca, cioè l'inverno appena passato, doveva essere portatrice di innumerevoli giornate soleggiate. E' stata invece portatrice di innumerevoli giornate grigie e spesso piovose.

Oggi, ad un passo dall'estate, la solfa non cambia, considerando anche che l'estate è proprio la stagione delle pioggie.
Certo, col sole così a picco, la temperatura aumenta anche se il cielo rimane coperto. Siamo già vicino ai 30 gradi nonostante il vento fresco ed il grigiore spesso presente.
Apro parentesi: è curioso notare come a queste latitudini la temperatura non dipenda dalle perturbazioni, dall'alta o bassa pressione, dallo scirocco che non esiste o dall'anticiclone delle Azzorre, bensì principalmente dalla verticalità dei raggi solari. C'è sempre più caldo nonostante il sole splenda solo per due giorni a settimana.

Comunque le condizioni sono insolite e serpeggia una certa preoccupazione. A quanto pare si stanno creando le condizioni per le quali le prossime pioggie torrenziali estive potranno trasformarsi in eventi funesti. Che per Brisbane significa alluvione.

L'ultima sciagura di questo tipo è avvenuta nel 1974.
Alle 2 del mattino del 29 gennaio il fiume, alimentato da tre settimane di pioggie continue, precedute da una primavera incredibilmente piovosa, e aiutato dalla presenza del ciclone Wanda, ruppe gli argini raggiungendo un picco di 6,6 metri oltre il livello massimo degli argini.
Se avete presente quanto è largo il Brisbane River, potete immaginare quanta acqua accorra perchè, nonostante sommerga enormi porzioni di città, si elevi per altri 6 metri abbondanti!
Fu una catastrofe, ovviamente.
6.700 case furono sommerse, 14 persone annegarono, innumerevoli attività commerciali furono messe in ginocchio e i danni furono stimati intorno ai 200 milioni di dollari.



Oggi gli esperti ci dicono che il 2010 sta ricreando le stesse condizioni di pericolo di quello sfortunato anno, e che per l'estate sono previsti 5 o 6 cicloni in arrivo. Ed in qualche modo pure il fenomeno de La Niña sembra centrare, e che tutto converge verso una situazione di pericolo.

Insomma, non ci resta che aspettare e vedere. Se queste valutazioni hanno lo stesso valore delle comuni previsioni del tempo, che non ne azzeccano una, allora non cadrà neanche una goccia!

Nel mentre sono rimasto affascinato da questa foto:

Dei bambini vengono tratti in salvo su di una porta di legno.
Piove ancora. L'acqua scorre velocemente tra le gambe dei soccorritori, sembra quasi un fiume. E fa caldo. Tre dei sette uomini infatti sono a torso nudo, in pantaloncini.
Ma la cosa più bella è che due dei tre uomini a torso nudo hanno una lattina di birra in mano!!

La cosa è tanto assurda che sembra sia una trovata pubblicitaria.
E' come se quei tre fossero stati seduti a bere la birra davanti alla tv fino all'ultimo momento, come Homer Simpson, finchè l'acqua ha finalmente portato via la scatola magica. A quel punto si sono accorti che qualcosa non andava e sono usciti di casa, ma senza rinunciare all'inseparabile bevanda, ancora a metà.
Il vero spirito Australiano!

Take it easy mate!


Le immagini di questo post appartengono ai loro leggittimi proprietari
The pictures in this page belong to their owner

mercoledì 3 novembre 2010

It's the Melbourne Cup!



Mentre in banania la vita cittadina si ferma solo in occasione di eventuale finale mondiale di calcio giocata dalla nazionale azzurra, in Down Under sono diversi gli avvenimenti che ipnotizzano la popolazione.

Lo State of Origin di cui ho parlato, The ashes relativo al cricket, le celebrazioni ai caduti in guerra nell'Anzac Day, le varie finali di football AFL e NRL, l'Australia Day di cui ho scritto e forse dimentico ancora qualcosa. Ed ovviamente c'è la Melbourne Cup!

In questo caso non è un torneo di tennis, non ha a che fare con la formula1 e neanche con la vela. Trattasi infatti di una corsa di cavalli.

Ieri 2 novembre, si è disputata la 150° edizione.
L'evento è stato un cataclisma. Hanno cominciato a parlarne da un mese prima e d'un tratto tutto sembrava dipendere dalla Melbourne Cup e dal suo svolgimento.
In tv tutti i talkshow hanno dedicato spazio all'argomento, e tutti sembravano diventati di colpo esperti di cavalli e fantini. Ma a stare bene attenti il tema centrale non era la gara, ma le scommesse e il vestito giusto con cui buttare il proprio denaro!

Donne forse in fila per il bagno che fanno comunque sfoggio dei loro improbabili cappelli


Ore di parole per tenere aggiornato il pubblico sulle quote dei cavalli, su come vestirsi e quale è l'ultimo trend in fatto di abbinamenti e acconciature equine. Storie agonistiche dei cavalli, comparazioni delle quotazioni delle varie agenzie, ospiti internazionali ed emeriti sconosciuti, abiti improbabili e sorrisi smaglianti.
Una fiera, un carnevale mediatico che ha coinvolto tutti.
Non c'è stato ufficio o posto di lavoro in cui non si sia organizzato un pranzo per l'evento, e non si siano raccolte le puntate per le scommesse. Dall'ultimo irraggiungibile piano della Aurora Tower di Brisbane, al baretto che vende fish'n chips a Red Cliff, dal Meriton World Tower di Sydney all'ultima pompa di benzina prima dei 2000km del Simpson Desert. La 150° Melbourne Cup è arrivata ovunque. E non era sola.
Per circa 5 ore la regina di tutte le gare è stata preceduta da una serie di competizioni di contorno che servivano a scaldare i muscoli ai cavalli e svuotare le tasche ai cittadini. Ore di diretta con tanto di mastodontico Boing 777 della Emirates in volo a bassa quota sull'ippodromo stracolmo di gente in mostra. Tra l'altro c'era anche uno sponsor italiano, la Lavazza, che in collaborazione con la Emirates, appunto, regalava settimane da sogno tra Roma, Venezia e Firenze.

Insomma, spero mi abbiate capito.
L'Australia si è fermata per quasi un giorno intero.

E mentre a Melbourne come al solito in 5 minuti passavano dall'inverno all'estate e poi ancora all'inverno, quassù nel Queensland il sole splendeva inesorabile.
Così, complice l'arrivo in città di un amico in viaggio da tempo, ho inforcato gli occhiali da sole e sono andato a respirare l'aria della corsa/festa in pieno centro.

Incrocio tra Leichhardt St. e Edward St. completamente vuoto alle 13:30. Dove sono tutti?


L'area pedonale era completamente ostruita dallo stand di un'agenzia di scommesse e dalla relativa folla. Schermi, videate, dirette, altoparlanti ed ovviamente i banconi della ricevitoria per scommettere sino a pochi secondi dalla partenza. Una marea di turisti confusi sostava cercando di capire cosa succedeva, con accanto le signore australiane imbellettate intente a leggere le ultime quotazioni.
Mi sono fatto prendere dall'euforia. Lo ammetto. All'agenzia di scommesse provvisoria c'erano decine di persone pagate per spiegare ai passanti come scommettere. Ho chiesto, e nonostante la marea di incomprensibili dati sugli schermi, ho constatato che era semplice come compilare il lotto da noi. Al diavolo, mi son detto, 5 dollari in onore della Melbourne Cup! (non si sa mai..)

La ricevitoria volante della TAB tra i turisti e gli scommettitori


Ho consultato gli schermi. Decine di cavalli erano dati a cifre astronimiche, due erano dati ad appena 2 punti, i favoriti, ed alcuni andavano dai 3 ai 5 punti. Mi son detto: le cifre astronomiche saranno relative ai brocchi ed i favoriti magari poi non vincono. Insomma , tra i miei papabili c'erano due bei nomi di cui avevo sentito parlare in mattina: Americain e So you think. Al diavolo, ed ho aggiunto anche quell'altro con la quotazione simile di cui non ricordo il nome. 3 cavalli in tutto. Ma siccome non volevo sprecare denaro proprio a vuoto, ho compilato la scheda dandoli per vincitori, ma anche per piazzati. Vebbè, mi son detto, non facciamo i miserabili a questo punto! Vai con 10 dollari. D'altronde è la Melbourne Cup!

Mi sono messo in fila. Mancavano 10 minuti. Arrivato il mio turno la tipa mi ha chiesto 30 dollari!
Come? dico.
30 dollari. Credo di essere diventato bianco.
Ho deglutito e ho pagato. E mi sono chiesto perchè. Perchè? Ma come avevo fatto? Ma non volevo spenderne 5? Eppure le istruzioni pensavo di averle capite! Mi sono maledetto e mi sono inventato che forse quella ricevitoria era una fregatura nella quale applicavano incomprensibili tariffe alle giocate.

Comunque il mio dramma è stato subito fagocitato dalla partenza della gara.
Un attimo prima del via, d'un tratto, c'è stato silenzio. Anche i commentatori erano zitti. Credo che per 2 o 3 secondi, l'Australia sia rimasta muta, col fiato sospeso.
Poi tutto è esploso. I cavalli si sono lanciati a circa 50kmh lungo la pista, il commentatore urlava frasi sempre più concitate e la gente intorno a me strillava.
Per metà giro o quasi ha condotto quel cavallo che avevo aggiunto all'ultimo monento. Poi, spompato, è sparito nell'anonimato mentre una decina di cavalli si apriva a ventaglio sull'ultimo interminabile rettilineo. A quel punto non ho capito più nulla. Tutti urlavano. Non c'era più l'ordine di gara in sovraimpressione e il commentatore, per quel che ne so, avrebbe pure potuto recitare versi del Corano in aramaico delle Fiandre. Non avrebbe fatto nessuna differenza.

Al traguardo la gente ha esultato per i soldi appena vinti.
Ho aspettato come un fesso di leggere sugli schermi com'era finita perchè sembravo essere l'unico perplesso.
Ho letto i nomi: Americain primo, So you think terzo. Ho riletto. Ho guardato la schedina che avevo in mano. Numero 8 e 11. Americain aveva il numero 8, so you think 11.

Vi lascio così!

It's the Melbourne Cup!

ps: ore dopo ho capito che avevo puntato si 10$, ma su tre cavalli! Ecco il perchè dei 30..

martedì 12 ottobre 2010

Pedalando

Il sindaco vuole tenermi informato e mi manda un opuscolo relativo all'inaugurazione del servizio CityCycle.

Come in molte città del mondo infatti, anche qua è nato il servizio di noleggio bici messe a disposizione dalla municipalità allo scopo di incentivare lo spostamento sulle due ruote verdi, tenere in forma i cittadini, e diminuire possibilmente la pressione del traffico in centro. Ma soprattutto, direi io, aggiungere un altro paletto al "come godersi il tempo libero all'aria aperta", una specialità in cui gli australiani sono tra i primi.

Il sindaco mi ricorda che si tratta di uno dei punti relativi al progetto del Comune di spendere 100 milioni di dollari, cioè 100 milioni di dollari, proprio così, in infrastrutture per le piste ciclabili della città nell'arco di 4 anni. Ne avevo parlato nel post Il giornalino dell'incredibile.

Incuriosito dalle cifre, mi sono ricordato che anche a Milano avevano inaugurato un servizio simile. Sono andato a vedere..

Milano ha 1 milione e trecentomila abitanti su una superficie di 183Km quadrati, mentre Brisbane ha 1 milione di abitanti sparsi su 5.900Km quadrati! Densità: Milano più di 7000 abitanti per km2, Brisbane 900. (Fonte Wikipedia)

Il comune meneghino, col progetto BikeMi, ha messo a disposizione 1400 bici sparse in 100 stazioni. L'abbonamento costa 2,50€ al giorno, oppure 6€ alla settimana o 36€ all'anno.
Il noleggio costa 50 centesimi all'ora. La prima mezz'ora di affitto è sempre gratis ma c'è un limite massimo di 2 ore! Oltre le 2 ore si paga 2€ per ogni ora in più.

A Brisbane, col progetto CityCycle, sono arrivate 2000 bici distribuite su 150 stazioni. L'abbonamento giornaliero è di 11$, tre mesi costano 27,50$ ed un anno 60$. Il costo per un singolo giorno è decisamente più alto qua, mentre le altre cifre, col cambio, sono simili.
Il costo è di 2,20$ all'ora e ogni 30 minuti aggiuntivi si spendono ulteriori 5$! Non esiste un limite massimo di utilizzo.
La prima mezz'ora del servizio è sempre gratis e lo stesso opuscolo mi fa notare che se prendo una bici, pedalo per 29 minuti, arrivo ad un'altra stazione, la parcheggio e ne prendo un'altra, riparte il calcolo dei primi 30 minuti e praticamente non pago!
Ciò non toglie che sì, il servizio tra i canguri è più caro.

Ma dove posso pedalare?
Cercando qua e là trovo il sito Ekopedia che mi informa che a Milano, alla fine del 2011 (ma sarà vera questa data?) saranno disponibili 131km di piste ciclabili, molti dei quali lungo i navigli e sostanzialmente fuori città, in zone non coperte dal servizio BikeMi.
A Brisbane, oggi, sono disponibili 900km di piste ciclabili, 500 dei quali in corsie preferenziali lungo le strade della città, e i restanti in appositi percorsi come le passerelle galleggianti lungo il fiume.

Ecco la mappa delle piste ciclabili di Milano:
I triangolini verdi indicano le stazione delle biciclette, mentre le piste ciclabili sono i tratti in nero


Ecco una delle dodici mappe delle piste ciclabili di Brisbane:
Più o meno il centro città. In rosse le piste lungo strada ed in giallo quelle dedicate



Corsia preferenziale per le bici all'uscita del Victoria Bridge, in pieno centro. Il palazzo del casinò sulla destra, l'inizio dell'area pedonale sulla sinistra e l'ingresso dei pullman per la stazione sotterranea al centro.

sabato 25 settembre 2010

Breath - Respiro


Avete presente quando, parlando con una persona, capita di scoprire che questa non sa andare in bicicletta? Avete presente la vostra stessa espressione facciale che cerca di mascherare la sorpresa e l'incredulità mentre vi chiedete in silenzio come sia possibile?

Ecco, quella faccia io la vedo quasi una volta la mese. E guarda me.
Capita infatti che quando si sta in compagnia e si parla di mare, o ancor peggio quando si è proprio al mare, c'è sempre qualcuno che tira fuori una tavola da surf e mi dice: vieni? surfi?
Mi gratto la testa e rispondo che no, non sono capace. Ed ecco la faccia che tenta di far finta di niente e si chiede "ma come è possibile?".

Stare in piedi su una tavola spinta dalle potenti onde dell'oceano qua è infatti un'attività tanto comune come quella di stare su due ruote per noi del vecchio mondo.
Guardo sempre affascinato i bambini di 6 o 7 anni correre in acqua con le tavolette di bodyboard, e mettersi a sfidare le onde più vicine alla riva mentre le madri se la chiacchierano tranquillamente sotto il sole. Penso sempre alle colleghe mamme della banania e alle torture che infliggono ai figli, vietando loro, al mare, qualsiasi attività diversa dallo stare immobili. Ma vi immaginate quelle donne isteriche e frustrate se qualcuno dicesse loro di far andare il figlio di 6 anni a cavalcare le onde di un oceano popolato da squali, meduse mortali, correnti micidiali e chi più ne ha più ne metta? No, è proprio un altro mondo.

Qualche giorno fa ho visto l'intervista di un tipo in tv. Non so chi fosse né perchè lo intervistassero, ma ho seguito un minuto in cui parlava del surf. Diceva che adesso che aveva impegni e famiglia, si alzava alle 4 del mattino per andare a vedere l'alba in spiaggia e surfare la prima onda della giornata, prima di farsi una doccia, portare i figli a scuola ecc ecc.

Ora questo è un posto dove, ripeto, la storia, l'arte e la bellezza bisogna farla arrivare da lontano, ma alzarsi alle 4 per cavalcare la prima onda del mattino ha di per se, a mio modesto parere, un tocco di poesia. Una singola riga di poesia che si sposa con un gesto atletico, anche semplice, ma che poi noi spesso sappiamo far diventare un gesto d'arte.

Ed ora concludo questo post confuso riportandovi alcune righe di un libro particolare che ho appena finito di leggere. Si tratta di Breath, Respiro, scritto da Tim Winton.
In inglese per chi può gustarlo, e modestamente tradotto da me per chi si accontenta.


..I couldn't have put words to it as a boy, but later I understood what seized my imagination that day. How strange it was to see men do something beautiful. Something pointless and elegant, as though nobody saw or cared..

..For all those years when Loonie and I surfed together, having caught the bug that first morning at the Point, we never spoke about the business of beauty. We were mates but there were places our conversation simply couldn't go. There was never any doubt about the primary thrill of surfing, the huge body-rush we got flying down the line with the wind in our ears. We didn't know what endorphins were but we quickly understood how narcotic the feeling was, and how addictive it became; from day one I was stoned from just watching. We talked about skill and courage and luck- we shared all that, and in time we surfed to fool with death- but for me there was still the outlaw feeling of doing something graceful, as if dancing on water was the best and bravest thing a man could do...

..I will always remember my first wave that morning. The smell of paraffin wax and brine and peppy scrub. The way the swell rose beneath me like a body drawing in air. How the wave drew me forward and I sprang to my feet, skating with the wind of momentum in my ears. I leant across the wall of upstanding water and the board came with me as though it was part of my body and mind. The blur of spray. The billion shard of light. I remember the solitary watching figure on the beach and the flash of Loonie's smile as I flew by; I was intoxicated. And though I've lived to be an old man with my own share of happiness for all the mess I made, I still judge every joyous moment, every victory and revelation against those few seconds of living..


..Non avrei saputo dirlo da ragazzo, ma più tardi ho capito cosa catturò la mia immaginazione quel giorno. La stranezza nel vedere degli uomini fare qualcosa di bello. Qualcosa senza senso ed elegante, anche se nessuno se ne interessava o stava a guardare..

..Per tutti quegli anni in cui io e Loonie surfammo insieme, essendoci appassionati sin da quella prima mattina al Point, non parlammo mai della questione della bellezza del surf. Eravamo amici ma c'erano argomenti di cui semplicemente non potevamo parlare. Non ci fu mai nessun dubbio in merito all'istintiva eccitazione del surfare, l'immensa scarica di adrenalina che provavamo volando giù da un'onda col vento nelle orecchie. Non sapevamo cosa fossero le endorfine ma capimmo subito quanto narcotica fosse quell'emozione, e quanto intossicante fosse; sin dal primo giorno ero drogato dal solo guardare. Parlavamo di bravura e coraggio e fortuna - condividevamo tutto questo, e col tempo avremmo pure surfato per sfidare la morte - ma per me c'era sempre il sentimento fuorilegge di stare a fare qualcosa di aggraziato, come se danzare sull'acqua fosse la cosa più coraggiosa e migliore che un uomo potesse fare..

.. Non dimenticherò mai la mia prima onda quella mattina. L'odore della paraffina, della salamoia e del peppy scrub. Il modo in cui la sommità dell'onda si alzò sotto di me come un corpo succhiato in aria. Come l'onda mi spinse avanti nel momento in cui balzai in piedi, scivolando col vento nelle orecchie. Mi piegai accanto al muro d'acqua e la tavola mi seguì come fosse parte nel mio corpo e della mia mente. Gli schizzi in aria. I miliardi di riflessi. Ricordo la figura solitaria che stava a guardare dalla spiaggia e per un attimo, mentre gli passavo accanto, il sorriso di Loonie; ero ubriaco. E nonostante abbia vissuto abbastanza da diventare vecchio ed abbia avuto i miei momenti di felicità per tutte le avventure vissute, continuo a paragonare ogni momento di gioia, ogni vittoria e ogni rivelazione, a quei pochi secondi di vita..


L'immagine di questo post è un particolare di un'opera di Vincenzo Ganadu, a cui appartiene. Se volete saperne di più, consultate il post "Due nuraghi in Sardegna".

venerdì 17 settembre 2010

Attaccano dal cielo!


Ormai è primavera.

Il sole splende (come sempre in realtà), la natura si risveglia, i fiori sbocciano, gli uccellini cinguettano, la gente sorride e gli squali staccano le gambe ai surfisti!

In tutta questa felicità le australian magpie sono però incazzate nere!
Loro non sopportano proprio che dopo ever faticato tanto per conquistare una bella femmina, dopo aver acceso un mutuo per un nuovo, più spazioso e arieggiato nido con vista sul fiume, e dopo aver finalmente trovato qualche prezioso piccolo ovetto da accudire, le magpie, dicevo, proprio non sopportano la vicinanza degli umani. E attaccano.

Via giù in picchiata, dai rami più alti, sulla testa dei passanti! Voli randenti, colpi d'ala, qualche strillo e ciuffi spettinati, finchè l'umano non si allontana.
Se sei sfortunato però, ti può capitare anche che di tornare a casa con veri e propri graffi, od un occhio malandato da far vedere al pronto soccorso!

Il fenomeno non è da sottovalutare, perchè questa è una città con più alberi che case, ma attenzione: non c'è nessuna polemica, nessun allarme, nessun politico con soluzioni idiote contro i volatili, nessun parlare a vanvera. Siamo australiani e gli animali non si toccano!

Su un quotidiano, un articolo che affronta l'argomento ci informa invece, seriamente, che solo i maschi attaccano. E che dei maschi, in realtà solo un 10% si disturba a spaventare i passanti. Uno studio ha calcolato che di questo 10% di suscettibili magpie, il 10% si specializza contro i postini(!), il 50% contro i pedoni generici ed il restante contro i ciclisti.
Si rende noto anche che non basta disegnarsi due occhi sul retro del cappellino o del caschetto obbligatorio per andare in bici. Le magpie non ci cascano!
Gli studiosi ci dicono che bisognerebbe disegnare per bene un viso intero! Ma che funzionano anche quei fili di plastica nera che si chiudono su se stessi (quelli che vengono utilizzati di solito per raccogliere e tenere ordinati i cavi elettrici delle nostre tv, hi-fi ecc.) legati tutto intorno al casco in modo da formare una sorta di impenetrabile serie di punte!

In effetti si vede un sacco di gente con le antenne sui caschi, ma non avevo mai capito che razza di moda fosse.
E' opera delle australian magpie!

Una ciclista tra le grinfie di una magpie, mentre un postino, in classica divisa e a cavallo della motoretta honda d'ordinanza, fugge sul marciapiede!

Il casco con le antenne. Sembra funzioni.

giovedì 9 settembre 2010

Due nuraghi in Australia


In questi giorni più o meno si festeggia il primo anno di vita di questo blog. (Vi fornirò in seguito il calendario degli eventi, ma sappiate già che verrà a cantare anche Elvis, quello vero, ancora vivo. Ha capito che non può trascurare il compleanno di questo blog..)

In ogni caso, data appunto l'eccezionale ricorrenza, faccio uno strappo alla regola e invece di parlarvi dell'Australia, vi racconto di un evento che ha avuto l'Australia come spettatrice.

Grazie infatti all'interesse del Sig. Murtas, presidente dell'Associazione Sarda del Queensland, è stato possibile organizzare nella prestigiosa sede del Riverside Centre, qua a Brisbane, una mostra congiunta degli artisti Gianfranco Casu, fotografo, e Vincenzo Ganadu, pittore, con la supervisione dell'Art Director Nello Nardi.

Caso particolare, gli interni della hall del palazzo in cui si è tenuta l'esposizione, sono ricoperti di granito proveniente proprio dalla Sardegna! Una sorta di "carrambata" tra la terra e la cultura che le appartiene, a circa 14.000 km di distanza da casa!

Inutile dirvi che la qualità delle opere esposte è stata di prim'ordine.
Le foto di Giafranco Casu negli anni hanno conquistato le copertine del National Geografic, sia nelle edizioni italiane che internazionali, e i suoi scatti unici sulla cultura, l'archeologia e la fauna dell'isola sarda sono veri e propri racconti.
Vincenzo Ganadu, artista eclettico in grado di passare dalla pittura, alla scultura, ai murales, alla decorazione d'interni, deve la sua crescente fama mondiale alle sue tele impressioniste che ritraggono surfisti in azione. Caso probabilmente unico al mondo, Ganadu potrebbe essere definito un pittore che surfa, ma soprattuto, ad esempio agli occhi degli australiani, un surfista che dipinge! Le sue tele, oltre a decorare le case dei più importanti surfisti, si trovano esposte in California, alle Hawai, in Brasile, nei Paese Baschi e ovviamente qua in Australia.

Per chi sia interessato ecco qua due bei link: quello di Casu, e quello di Ganadu.

Vi lascio con una bella storiella.

Tra le opere esposte, Casu ha portato una bellissima foto che ritrae una volpe tra le rocce. Perfetta, elegante, sensuale. Una composizione semplice ma talmente bella che sembra finta. Un disegno iper realista!
Non ho potuto fare a meno di dirgli: "Senti, ma la volpe, là? Raccontami della volpe!"
E lui, con la sua simpatia mi ha risposto: "Mah, guarda, uno scatto semplice"
Mi ha quindi raccontato che l'ha vista mentre era in macchina dalle parti di Abbasanta, su un cumulo di rocce a pochi metri dalla strada! Si è subito fermato ed è corso ad immortalarla.
"E hai fatto quella foto al volo?" ho chiesto.
"No. Non ero bene attrazzato. Ci sono tornato il giorno dopo"
"E l'hai ritrovata?"
"Si, vive lì. Ho aspettato 3, 4 ore ed è uscita"
"Ed hai fatto quella foto?"
"No. Ne ho fatto alcune, ma non ero contento"
"Ci son tornato il giorno dopo, poi quello dopo, poi quello dopo ancora.. Poi per non farmi vedere, alla fine ho cominciato a nascondermi dietro ad un cespuglio di fichi d'india, e ad infilare l'obiettivo tra le foglie. Infatti in questa foto lei sta guardando "in camera", immobile, perchè sta cercando di capire cosa si nasconde tra i cespugli!"
"Ma quindi, insomma, quando l'hai fatta?"
"Mah, diciamo che mi sono appostato per 4 ore al giorno per.. diciamo.. 40 giorni!"

Quel che si dice uno scatto semplice.

I sardi. In botte piccola..

I 4 mori. Nell'ordine da sx a dx: Nello Nardi, Vincenzo Ganadu, Gianfranco Casu e Giuseppe Murtas.

mercoledì 1 settembre 2010

Modernità 2


Diversi mesi fa il mio logorato Swatch ha tirato le cuoia.

Pensando che si trattasse della batteria l'ho portato da un orologiaio.
Il tipo l'ha guardato perplesso, l'ha esaminato, ha constatato il decesso irreversibile dell'aparecchio e mi ha detto:
"Perdonami se te lo dico, ma questo orologio fa schifo! E' di bassa qualità e non si può aprire. Perchè non dai un'occhiata a questi bei modelli che ho io?"
Ho detto no grazie e me ne sono andato pensando:
"Certo che è di bassa qualità! E' uno Swatch! Sono orologi nati per essere usa e getta. Hanno venduto più di quanti modelli tu possa mai immaginare, e tu che fai questo mestiere non hai mai visto uno?! Ma dove vivi?"
E sapete che orologi mi proponeva? I Casio al quarzo con le cifrette invece delle lancette, quadrati, voluminosi e terribilmente brutti, appena venuti fuori da una vetrina dei primi anni '80!!
Orologiaio? Sei indietro di 30 anni! Ma che figura mi fai? Ma dove vivi?

In Australia.

Poi il mese scorso, dopo appunto mesi di orologi improponibili, in una piccola vetrina di un grande magazzino, ho trovato 8 colorati modelli, non di più, dei fantomatici Swatch.
"Ne compro uno! A prescindere!" mi son detto.
La signora ci ha servito e ci ha detto:
"Carini vero? A quanto pare in Europa vanno molto di moda"
Buongiorno, ho pensato. Casomai andavano di moda. Ormai la frenesia è passata da tempo, in Europa. Poi ha aggiunto:
"Siate consapevoli che questi sono orologi particolari ed in genere non si possono aggiustare".
"Si, lo sappiamo!!" porca miseria!
Poi ho chiesto:
"A proposito, se si consuma il cinturino avete ricambi?"
"No. Ma c'è un negozio che li ha, ti dò indirizzo e telefono"
"Grazie"
Ore dopo ho controllato l'indirizzo. Un posto comodo, proprio in centro. A Melbourne! 1669 Km.

Ma è mai possibile? Si. Questa è l'Australia.

Non posso fare a meno di pensare che se invece fossimo stati a Melbourne ed avessimo visto il negozio Swatch in centro, mi sarebbe parso assolutamente normale, e non avrei avuto mai nessun sospetto del fatto che a 200m da quel singolo negozio nessuno sappia di che si tratti.

Così, mentre le leggende metropolitane narrano della presenza di buone pizzerie italiane appunto a Melbourne, e a Sydney, e di altri succuleti piatti, qui nel Queensland sperimentiamo in prima persona il processo della globalizzazione, ed il lento, distillato arrivo di marchi che in Europa sono ovvi. (della situazione pizza ho già parlato)

8 modelli Swatch, come detto, sono appena arrivati. Un negozio della Gas ha appena aperto proprio nel cuore di Brisbane, e dentro il nuovo David Jones, hanno finalmente portato profumi e abbigliamento a passo con quello che succede nel resto del mondo. Certo, ancora non tutto è trovabile, e comprare abbigliamento decente è un'operazione difficile, ma qualcuno adesso sà cos'è la parola Armani o che tipo di scarpe sono le Vans.

E' una sensazione strana. Da un lato ci troviamo in un posto che per come funziona, in generale, ti fa credere di essere nel futuro, e contemporaneamente ti accorgi di essere al confine del mondo, dove le cose arrivano dopo, molto dopo.
Certo è che se c'è una cosa che rende l'Australia la meraviglia che è, è proprio la facilità con cui in pochi chilometri verso l'interno si piomba negli anni '50, poi nel farwest, e poi ancora nella preistoria. E poi nel nulla.
Grattacieli e mucche, come ho scritto due post fa.

In ogni caso volevo comunicare al mondo un altro passo compiuto dalla globalizzazione qua a Brisbane.
In una famosa catena di supermercati è sono appena arrivati dei prodotti fantasmagorici!
Li ho fotografati perchè è un evento, ed il mio stomaco si è commosso!
Ecco a voi:
I grissini!

Il pesto alla genovese!

L'acqua frizzante naturale!


L'inconcepibile mono-ingrediente (per gli australiani) succo alla pera, di cui scommettevo baldanzosamente l'inesistenza nel post "Patatine"!


Ed infine il mitico, inarrivabile, italianissimo Chinotto!



Da notare due cose.
Primo.
Al succo alla pera si accompagna, come documentato, anche il succo mono-ingrediente alla pesca, e pure un terzo di cui non ricordo adesso il soggetto. Ed il Chinotto compare troinfalmente negli scaffali di Brisbane in compagnia delle bevande arancia rossa, pompelmo e limone.
Secondo.
I prezzi scelti dal distributore rischiano di giocare contro queste amorevoli confezioni.
I grissini costano 2 dollari. Il pesto 5. Sei ridicole bottigliette d'acqua vengono 10 dollari, e sei bottigliette di Chinotto 12!! (ricordiamoci che qua le porzioni di cibo e bevande sono solitamente olimpioniche!)
Riusciranno a resistere questi prodotti?
Io spero di si.
Nel mentre compro i grissini a nastro!

lunedì 23 agosto 2010

Il Kookaburra a motore


Dopo 5 o 6 anni mi è tornato in mano un libro sull'Autralia che avevo prestato.

Si intitola Down Under, di Bill Bryson, anche se in italiano è stato violentato e trasformato in "In un paese bruciato dal sole - L'Australia".
E' un libro molto piacevole che descrive velocemente la vita e le stranezze di questo continente, e soprattutto è molto ricco di anedotti di tutti i tipi.

Così, mentre rileggevo velocemente alcuni capitoli, mi sono imbattuto nella storia di un Kookaburra che all'epoca della mia prima lettura avevo ignorantemente ignorato.

La storia ha a che fare con Charles Kingsford Smith, un aviatore degli anni anni '20, a dire il vero il più grande aviatore di tutti i tempi, che compì imprese di gran lunga più consistenti della sola attraversata dell'Atlantico riuscita a Charles Lindberg. Ma alle volte il destino è beffardo e mentre il nome di Lindberg rimane impresso nella storia, Smith viene costantemente ignorato..

In ogni caso nel marzo del 1929 Kingsford Smith stava compiendo l'ennesimo volo tra l'Australia e l'Inghilterra quando lui e i suoi due assistenti vennero colpiti da una tremenda perturbazione. L'aereo si perse nei cieli e quando il pericolo fu passato decisero, a corto di carburante, di atterrare in un punto sperduto lungo la costa del Kimberley, Australia nord-occidentale. Una zona che ancora oggi constiste in un incantevole nulla.
Poichè la radio era rotta non avevano nessun modo di comunicare col resto dell'umanità.
La fortuna era però dalla loro parte perchè, invece di morire arrostiti dal sole e/o di stenti, come ancora oggi accade ai turisti più sfigati che si inoltrano avventatamente nel deserto, trovarono acqua potabile e cibo (vale a dire gasteropodi di fango - non ho cercato cosa siano ma basta il nome..).
Dopo diversi giorni il mondo si accorse che di Smith ed il suo aereo non c'era più traccia. Così due soci dell'aviatore, Hitchcock e Anderson, salirono a bordo del Kookaburra, un minuscolo aeroplano, e da Sydney raggiunsero a tappe Alice Springs, dove furono visti vivi per l'ultima volta.
Il Kokaburra ebbe un problema tecnico e i due atterrarono/precipitarono in pieno deserto. Erano partiti così di fretta che non si erano portati niente per affrontare un'evenienza del genere.
Morirono nel giro di tre giorni.

Smith e gli altri due furono poi recuperati da un'altra spedizione, ma l'attenzione di tutta l'Australia si focalizzò sul recupero dei due "recuperandi" dispersi.
Mentre per Hitchcock la famiglia volle un funerale privato a Perth, per Anderson fu celebrato un funerale di stato a Sydney, che vide la partecipazione di una folla immensa.

Il Kookaburra appena ritrovato in una rarissima foto del Northern Territory Library


Strano a dirsi oggi Hitchcock e Anderson sono stati dimenticati, e a Smith è poi stato intitolato l'aeroporto di Sydney (di cui però nessuno mai ne cita il nome).

Il Kookaburra a motore è rimasto un relitto nel deserto per cinquanta anni, prima che qualcuno decidesse di recuperarlo nel 1978.
E' poi stato restuarato ed oggi è esposto in una piccolo edificio del museo dell'aviazione di Alice Springs.

Ecco dove riposa il Kookaburra, ad Alice Springs


Quello che rimane del Kookaburra dopo 50 anni di deserto


Le foto di questa pagina appartengo ai loro legittimi proprietari.
The pictures in this page belong to their owner.

lunedì 16 agosto 2010

Ekkala qua, la fiera!


Il Queensland ha appena vissuto l'evento piu' grande dell'anno.

Non si tratta di un festival della canzone, non e' lo State of Origin, non e' la gara di FIndy a Surfers Paradise, non e' una partita di Cricket contro l'India, non e' stato l'anniversario per i 150 anni di Brisbane, ne' l'arrivo del giro del mondo in solitaria di una ragazzina di queste parti.
No.
L'evento piu' importante del Queensland e' una fiera agropastorale chiamata comunemente Ekka!

Fu inaugurata nel 1876 a seguito dell'Esibizione Internazionale tenuta in Inghilterra quello stesso anno. La prima edizione accolse 17.000 visitatori. Quest'anno gli organizzatori si aspettavano 400.000 persone ed in merito so' solo che e' stata un'edizione da record.

Sostanzialmente la fiera era l'occasione per portare in citta' i prodotti ed il bestiame di quei imprenditori/agricoltori/pastori inglesi che si avventurarono nell'acquisto di immensi appezzamenti di terreno tra la costa ed il deserto centrale. Era il momento per mostare, comprare, vendere e fare affari, in un'epoca in cui immense distanze si sommavano ai ridicoli mezzi di comunicazione del tempo.

L'Ekka, come qualsiasi tradizione in mano agli inglesi, non e' mai stata messa da parte. E cosi' oggi i bambini del South Est Queensland hanno l'occasione per farsi le foto con le mucche, le galline ed i conigli, mentre i papa' si guardano i rodeo e gli altri spettacoli quasi circensi, con un bell'hamburger di carne della zona tra le mani.

Addirittura il Governo aveva istituito, e ovviamente non l'ha mai cancellato, un giorno di ferie in occasione della fiera.

Essendo l'Ekka l'Evento, i canali tv si scannano per essere i canali ufficiali della manifestazione e uno di loro ha trasmesso per 10 giorni le edizioni del tg dirattamente dal sito della fiera. Una sorta di Ekka Live 24ore su 24.
Ne avevano cominciato a parlare sin dai primi di luglio.

Non c'e' da meravigliarsi quindi quando i cittadini del NSW e del VIC prendono in giro i cugini dello Sunshine State bollandoli come retrogradi e rozzi campagnoli: l'evento piu' importante dell'anno e' una fiera di bestiame all'ombra dei gratacieli avveneristici!!

Com'era in ogni caso la fiera? E che ne so'! Non ero in vena di pagare un biglietto per vedere animali che ho sempre visto..