venerdì 25 dicembre 2009

Incontri ravvicinati del secondo tipo!



Secondo la classificazione di Hynek, ho appena vissuto un incontro ravvicinato del secondo tipo. Ossia: "osservazioni di oggetti volanti anomali effettuate a distanza molto ravvicinata in cui vi è un'interazione dell'oggetto stesso con l'ambiente o con il testimone".

Mi trovavo ancora una volta ai giardini botanici e camminavo tranquillamente lungo la sponda del fiume. Era pomeriggio, una giornata come tante. Poi d'improvviso il cielo s'è oscurato, un vento gelido ha preso a scuotere le fronde degli alberi, l'acqua del fiume quasi ribolliva e la gente intorno a me era come scomparsa..

Sperduto ho cercato di guadagnare l'uscita del parco ma dopo pochi passi l'ho visto! Stava là, a terra sulle sue due zampe, incurante.
Ero pietrificato. Lui mi ha visto ma ha continuato a raccogliere campioni di vita terrestre. Poi d'improvviso ha vinto la forza di gravità ed è scomparso tra le fronde degli alberi!

Avevo la fotocamera con me.
Ecco le pazzesche immagini di questo incontro!





video

mercoledì 16 dicembre 2009

Isole di sabbia



La città di Brisbane sorge a pochi chilometri dalla foce dell'omonimo fiume, il quale si versa nelle acque della Baia di Moreton.

Moreton Bay è delimitata ad est da due grandi isole di sabbia che smorzano la furia dell'oceano atlantico e proteggono l'arrivo delle navi: Moreton Island a nord, e Stradbroke Island a sud.
Entrambe, da nord a sud, sono lunghe una quarantina di chilometri circa, entrambe sono costituite interamente di sabbia ed entrambe sono ricoperte dalla foresta.

La baia e le due grandi isole. Con la A é indicato il centro di Brisbane

La più rinomata delle due é certamente Moreton Island poichè l'isola è tutta parco nazionale ed é meta di innumerevoli tour guidati da uno, due o più giorni. Tali tour solitamente ti portano in giro per la baia, d'inverno ti dovrebbero consentire di avvistare le balene di passaggio, ti fanno dar da mangiare ai delfini, ti portano con le Jeep in giro per l'isola, ti fanno nuotare attorno ai relitti dei vascelli naufragati lungo la costa est e ti fanno accampare sulla spiaggia o nella foresta, dove dormi sotto un cielo da un milione di stelle. Per chi ha denaro da spendere esiste anche un costoso resort dove passare le notti.
Insomma Moreton rappresenta 'l'avventura australiana' ad un tiro di schioppo dalla città.

Sabbia, mare, relitti e turisti a Moreton

Ma i furbi tour operators si dimenticano sempre che esiste anche Stradbroke Island, di cui una foto é giusto sotto il titolo.
Il perchè é presto detto: su Straddy (come la chiamano loro) ci vivono 3500 persone, esistono case, strade, ostelli, minimarket, fast-food, surfisti, resort, giornalai, bar e così via. E soprattutto esiste un traghettino che porta i pedoni avanti ed indietro per 17 dollari con annesso servizio bus dalla stazione dei treni al porticciolo. Ed esistono i bus pure sull'isola.
Insomma la tua vacanza costa decisamente meno se te ne vai per conto tuo a Straddy!

Ma non immaginatevi che per risparmiare dovete accontentarvi di "Rimini" e della sua folla.

L'impatto umano é ristretto alla sola parte nord dell'isola e le case e gli edifici di legno sono sparsi e dispersi tra la folta vegetazione. Non vedrete mai più di due macchine alla volta passare per l'unica strada, non sentirete mai casino, non vedrete mai più di una trentina di persone occupare spiaggie lunghe chilometri.
Al contrario verrete svegliati delle urla dei Kookabburra e dai canti di altri pennuti, potrete vedere Koala agrappati agli alberi, magari qualche kanguro saltare via di corsa e soprattutto, tralasciando ragni ed iguane, dalla scogliera di Point Lookout, potrete vedere squali, delfini, tarterughe marine, mante e surfisti dividersi le onde. E con un poco di fortuna le balene di passaggio.

Ci siamo stati, nuovamente, proprio lo scorso weekend.
L'acqua è meravigliosa, le onde sono spesso perfette per essere cavalcate, le spiaggie fatte di fine sabbia bianca e rumorosa, e se il cielo si annuvola é più un sollievo che altro!
Certo fare il bagno è un poco demoralizzante. E' necessario, anzi utile, limitarsi ad entrare in acqua solo nell'area delimitata dai bagnini, poichè l'elenco dei pericoli subacquei contiene più voci, e se ti succede qualcosa lontano dagli altri ci vuole tempo perchè qualcuno arrivi a chiederti qual'é il problema..

Straddy in realtà é North Stradbroke Island, poichè nel 1896 una tremenda tempesta fu in grado di spazzare via la vegetazione e la sabbia in un tratto relativamente stretto dell'isola, dividendola quindi in due parti.

Nel cerchio il varco che la tempesta del 1896 ha aperto a Straddy

Tuttavia è un'altra l'isola di sabbia più famosa in Australia: Fraser Island, che si trova a circa 200 chilometri a nord di Brisbane e di cui ho scritto l'origine del nome nel post "Into the wild".
Fraser è l'isola di sabbia più grande al mondo ed è lungha 122 chilometri da nord a sud. Presenta circa 100 laghi d'acqua dolce ed alture che arrivano a 260 m s.l.m. E' stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1992.

Non ci sono mai stato, ma se avete tempo, cercate almeno le foto del lago McKenzie.

Fine del tour!

lunedì 7 dicembre 2009

Natale, cioè?



Sarà stata colpa di Milano e dei suoi tanti cittadini lobotomizzati, ma da qualche anno non sopporto più il Natale.

Gente ipocrita che partecipa alla "corsa ai regali" inventata e resa evento ufficiale da certa becera tv. Gente ipocrita che passa settimane a comprare cose inutili sotto forma di falsi regali per persone che ringraziano con sorrisi altrettanto falsi. Gente che poi partecipa divertita all'altro evento imperdibile del dopo-feste, ossia come liberarsi dei regali indesiderati. Con tanto di siti internet e riviste patinate che danno consigli su come sfruttare al meglio il regalo non voluto da persone non gradite.
Non digerisco tutta questa falsità e chi afferma che DEVE ancora comprare gli ultimi 15 regali prima di tirare un sospiro di sollievo. Gente che DEVE comprare i regali perchè c'è scritto sul calendario e perchè lo dice la tv. Poi a proposito del calendario, diciamo chiaramente che Dicembre fa schifo: le giornate sono brevissime, fa freddo, buio, ci si ammala, piove, passeggiare non è mai piacevole, se entri in un qualsiasi locale lo balzo di temperatura è pazzesco ed inizi a sudare, prenotare un volo è sempre un punto interrogativo, in nave sei sicuro che vomiterai, in macchina ci metti il doppio del normale, la natura è morta, ed in tv danno la 500° replica di 'Ben Hur' e 'La tunica' sperando che tu possa finalmente suicidarti.

L'unica cosa degna di nota di Dicembre è il Solstizio d'inverno, il giorno oltre il quale il sole riprende a guadagnare terreno sulla nostra volta celeste riportando pian piano la vita nell'emisfero nord. Ed infatti questo era l'evento festeggiato dalle culture pre-cristiane e pre-colombiane: la rinascita, la fine dell'incubo.

A Brisbane invece Dicembre non significa nulla. Gli studenti sono in vacanza, il sole è altissimo e inesorabile, il caldo è tanto ed ogni tanto si scatenano acquazzoni fortissimi e refrigeranti.
Sarà per tutta questa luce e per tutto questo caldo, ma qua il Natale vale quanto un ferragosto in Banania, o forse meno.
Le strade non sono decorate, nei centri commerciali ci sono 4 alberi decorati male, in tv nessuno parla del rito dei regali e la gente pensa ad andare al mare.
Una volta eravamo ospiti a pranzo di una famiglia di immigrati qua da lungo tempo, ed ho fatto notare divertito come del Natale non ci fosse traccia. "Non è vero!" mi hanno risposto subito quasi in coro "Sul giornale locale ci sono addirittura segnalate le case con le decorazioni festive, per chi vuole andare a vederle!".
Ora immaginatevi una città da 1.600.000 abitanti. Se la case decorate a festa ci stanno su una pagina di un quotidiano, quante volete che siano? Cento? Cento case decorate in un area di 20 Km di raggio?

Guardo il cielo azzurro, faccio il bagno nella pisciana del parco, passeggio di notte con le ciabatte, compro gelati e nessun demente mi parla del Natale.
Libero.


Una rilassante immagine del cuore di Brisbane e delle sue (assenti) decorazioni natalizie.

giovedì 19 novembre 2009

Night - Notte



E' notte qua a Brisbane.
Sono le 23:40 e scrivo e sudo contemporaneamente. L'estate si avvicina e le notti, che sono state sempre un fresco sollievo, diventano calde e umide.
Il cielo è coperto cosicchè non è possibile vedere la Croce del Sud od Orione capovolto dominare il firmamento verso nord-est.
La città riposa silenziosa e calma. Molto più calma delle sorelle europee.
A quest' ora per le vie principali sono aperti solo alcuni fast-food e dei pub stile irlandese, turisti e studenti sono gli unici avventori, magari anche chiassosi e ubriachi, ma sempre pochi se paragonati a quello che succede nelle capitali europee alla stessa ora.
Il traffico è irrisorio e il cinquanta per cento delle auto che circolano adesso sono taxi. Nessuno gira in moto. Qualcuno in bicicletta, col casco obligatorio per legge.
Sicuramente in Queen St. adesso c'è anche qualche giramondo che tenta di racimolare qualche dollaro suonando una chitarra, o qualche altro strumento, e riempendo l'aria della sua malinconia personale, suonando di spiaggie e cieli e donne incontrate chissà dove chissà come.
Tutti i negozi sono inesorabilmente chiusi.
La maggior parte degli australiani riposa nelle loro camere da letto con i muri di legno o compensato all'interno di più o meno gradevoli casette con giardino negli infiniti, ordinati, puliti quartieri di questa città che arriva all'orizzonte ma vive come fosse provincia.
Gli opossum possono finalmente andare a caccia di rifiuti e si arrampicano sui pali della luce o sugli alberi, frugano nei cestini, si azzuffano furiosamente.
Nel cielo volano silenziosi le flyingfox, enormi pipistrelli, che planano indisturbati tra le pareti dei grattacieli, mentre le luci di questi ultimi si riflettono sul largo e placido fiume, che scorre tra i quartieri e gira tortuoso sino alla foce, dove la sua acqua incontra la Moreton Bay (Baia di Moreton). Laggiù, se la luna alta in cielo come il sole a mezzogiorno potesse splendere, si vedrebbe il profilo delle grandi isole di sabbia di Moreton e Stradbroke, ancora coperte di verde lussureggiante.
Tra quegli alberi anche stanotte campeggiano decine di gruppi di turisti. Forse stanno ancora intorno al fuoco a chiacchierare, qualcuno starà facendo l'amore, e nessuno si accorge dei delfini e degli squali e delle tartarughe e delle balene che nuotano nell'oceano proprio la, giusto davanti alle due grandi isole.
E' notte e c'è silenzio.
Vorrei farmi una passeggiata e vedere ciò che ho appena scritto.
O forse vorrei farmi un volo tre le cime dei palazzi e respirare aria fresca e vedere le luci delle case arrivare fino al mare in lontananza, come quando a Macomer ti affacci sull'altopiano di Abbasanta e vedi lontanissime quelle lucine gialle e ti chiedi se davvero c'è qualcuno laggiù in quel preciso momento.

sabato 14 novembre 2009

Warning, super shark may inhabit the water! Il Supersqualo



Per chi vive in Europa l'Australia rimane un paese esotico ed avvolto da un alone di mistero.

A mio avviso i media contribuiscono non poco a dipingere l'immagine di un Paese fatto di sole stranezze, riportando quasi solo esclusivamente notizie curiose e poco chiare.

Ecco un esempio di ciò che ho trovato sui siti italiani negli ultimi quattro mesi:

Micio torna a casa dopo 4 anni: si era allontanato di 4000 chilometri;
Tempesta di polvere a Sydney;

Australia: una piccola cittadina vieta l'acqua imbottigliata;

Uccisi 140 canguri per una gara d'auto;
A Sydeny l'Olimpiade dei vecchietti. La signora Frith di 100 anni vince l'oro nel lancio del peso.
Frecce contro canguri, un anno di carcere;
In Australia un campo da golf lungo 1300 chilometri;

Australia: è allarme per il super squalo.


Praticamente nessuno di questi titoli ha una qualche relazione con la vita di un italiano medio, che certo non può far altro che immaginarsi distanze e grandezze abnormi, centenari super attivi, canguri ovunque e "mega pericoli".

Il fatto è che queste notizie sono del tutto marginale anche qua in Australia, dove invece si discute della crisi economica, dell'immigrazione, dell'inquinamento, delle risorse d'acqua, degli incendi e della qualità della vita.

Una notizia di qualche giorno fa è per esempio questa: dato che i tassisti sono per la maggior parte starnieri, da metà 2010 nel Queensland entreranno in vigore nuove norme per la concessione delle licenze. Gli aspiranti tassisti dovranno sostenere un esame d'inglese, un esame relativo ai luoghi e alle maggiori attrazzioni turistiche della città, alla viabilità, di aritmetica di base, sui metodi di pagamento e sui servizi per i disabili.

Gestione e soprattutto prevenzione dei problemi. Ci si cura che chi arriva nel Paese si adegui agli standard qualitativi richiesti, senza lasciare che le cose vadano avanti da sè, spesso verso il basso.

Ma forse e meglio raccontare agli italiani solo le storielle, e non come vengono gestiti i Paesi che funzionano.

domenica 18 ottobre 2009

Kookaburra, gotcha! Trovato!

Era un tranquillo pomeriggio domenicale e mi aggiravo per i famosi giardini botanici armato di macchina fotografica.

Tra le urla fastidiosissime dei numerosi e possenti corvi, ho sentito per ben due volte la strana risata del mio pennuto preferito: il Kookaburra!

Ho accettato la sua sfida ed intrepido ho vagato all'interno della sezione pluviale, non curante dei serpenti velenosi che mi si attorcigliavano alle gambe. Il richiamo sbeffeggiante del volatile mi indicava che dovevo scalare il dirupo accanto alla Cascata della Morte. A metà salita un Ragno dalla Bocca Larga ha tentato di imprigionarmi nella sua tela velenosa, ma un calcio volante ben assestato gli ha fatto cambiare idea. Sulla cima una tribù indigena mi aspettava, ed il pentolone con le patate già bolliva sul fuoco! Ho dato così prova delle mia velocità in altura, dovendo comunque esplodere due colpi di moschetto per disperderli.
Ancora la sua risata nell'aria mi indicava che ormai ero molto vicino. Dovevo solo guadare il Dawson Creek e l'avrei raggiunto. Ho dovuto nuotare a tronco morto per evitare l'interesse di alcuni coccodrilli e cospargermi di fango per mimetizzarmi sulla riva opposta.

Lui era li. Supponente e tronfio come mi immaginavo. Ma questa volta la mia macchina fotografica registrava tutto!
Deve aver comunque fiutato il mio odore, dato che non ha emesso suono e presto è scomparso tra le fronde degli alberi millenari..

Quello che segue è l'incredibile video del mio primo avvistamento di kookaburra in libertà!




It was a pleasant sunday afternoon and I was walking through the Botanic Garden with my photocamera.

Suddenly, among all the noisy crows, I heard the laught of my favourite bird: the Kookaburra!

I accepted his challenge and bravely I entered in the pluvial section. I wandered inside the jungle, not worryed about poisonous snakes around my foot. The call of the bird indicated that I had to climb the cliff next to the Waterfall of Death. Halfway up a huge spider tried to bite me, but a well aimed kick made him change his mind. On the top of the cliff, an indigenous tribe was waiting for me, and they already had the potatoes boiling on the fire! So I gave them proof of my speed, even if I had to shot two times to disperse them.
I heard again the Kookaburra's laught, but this time I knew I was close. I just had to ford the Dawson Creek. I swom like a dead branch to avoid the interest of some crocodiles, and then, on the opposite bank, I used the mud to camouflage myself.

He was there. Opinionated and smug as I imagined. But this time my camera recorded it all!
He must have smelled my scent, however, since he soon disappeared among the trees a thousand years old ..

What follows is the amazing video of my first sighting of kookaburra!



video

La prossima volta sarò capace di registrare la sua inconfondibile risata!
Next time I'll record his unmistakable laught, it's sure!

giovedì 15 ottobre 2009

Football, facile no?



E’ tempo di parlare un poco di sport.

Una notizia freschissima è che l’allenatore dei Brisbane Roars, squadra di calcio che gioca nella A League australiana, tale Frank Farina, dalle chiare origini, è appena stato licenziato dalla società perché trovato ubriaco al volante della sua auto.
Ma vi immaginate in Banania una cosa del genere? Con le dovute proporzioni tutta la Serie A sarebbe in carcere con l’ergastolo!
Come sarebbe bello..
Ma sono solo sogni.

Piuttosto ho imparato da poco alcune cosette sul football qua in Australia.

Prima di tutto la parola americana ‘soccer’ è quasi inutilizzata e se vuoi parlare di calcio dovresti dire football. Ok, fin qui semplice.

Scopro poi che anche il nome ‘rugby’ è poco comune e se vuoi parlare del gioco con la palla ovale devi dire football.
Ok, magari confonde un po’ le idee ma non è un problema. Dopotutto l’unico football di cui si parla in tv è quello con la palla ovale, dunque si va sul sicuro.
Ingenuo che sono..

Già, perché ho imparato che il football che praticano per la maggiore qua, cioè il rugby, è diverso da quello europeo al quale gioca anche il team italiano nel torneo ‘sei nazioni’, per esempio.
Quello ‘inglese’ come lo chiamo io, sarebbe il Rugby Union, le cui squadre contano 15 giocatori. E’ praticato, viene chiamato football, ma non è il più amato.

E’ invece molto più popolare il Rugby League, che viene chiamato football, con 13 giocatori per squadra e che prevede un gioco senza la famosa mischia e che si svolge dunque più velocemente. Gli europei lo considerano per gente senza cervello perché necessita di meno schemi e meno tattica.


Fase di studio durante una partita di football - Study phase in a football match


Ma non è finita.
Perché in termini di spettatori e giro d’affari è l’AFL, Australian Football League, lo sport più importante!
E’ una terza versione del football, cioè del rugby, in cui giocano 18 giocatori per squadra in un campo rotondo. Le porte sono delimitate da quattro pali verticali e per segnare un goal è necessario calciare il pallone ovale di modo che vi passi in mezzo. Non esiste nessun tipo di fuori gioco, si può passare la palla in avanti con un gesto preciso, e l’azione non si ferma praticamente mai.

Stando alle parole del mio amico Yuri, irlandese, questo gioco è il più idiota di tutti. Stando al parere degli appassionati, è il più difficile e nobile.

La stranezza nella stranezza è che questo football, nonostante l’enorme seguito, viene praticato quasi esclusivamente nel Victoria, e nel campionato nazionale sono presenti ben pochi altri team originari degli altri stati!

Dunque, ricapitolando, possiamo dire che in Australia puoi vedere una partita di football, o una partita di football, o una di football, o una di football.
Tutto chiaro, no?


Lo stadio Woolloongabba di Brisbane, dal campo rotondo, in cui si giocano le partite della AFL
The round Woollongabba Stadium, Brisbane, in which AFL matchs are played


I'm going to write something that is probably obvious for many of you but that is pretty surprising for me.

I learnt that in Australia they play 3 kind of rugby: Rugby Union, Rugby League and AFL.
They are 3 different games, with different rules and different strategies.

But the most funny and confusing thing is that they call all the 3 kind of games 'Football', or better 'Footy'. Plus, when they talk about 'soccer', they say football as well!

So we can say that in Australia you can watch a football match, or a football match, or a football match or, also, a football match!
Take it easy, mate!

martedì 13 ottobre 2009

Queensland Vs Daylight Saving - L'ora legale



In Australia, come accade in ogni parte del mondo, c’è rivalità tra i diversi Stati dell’Unione e i residenti degli altri Stati usano parlare del Queensland come di un Paese retrogrado.

Credo che ciò sia dovuto alla natura contadina di questo stato, più grande del New South Wales, del Victoria e del South Australia, ma meno popolato, e adibito alle coltivazioni e all’allevamento per via del suo clima subtropicale.

Nonostante il boom economico degli utimi trent’anni, che a portato Brisbane ormai a rivaleggiare per bellezza e qualità della vita con Sydney e Melbourne, rimangono alcune caratteristiche per le quali gli abitanti degli altri Stati si sentono superiori.
Forse non è azzardato pensare ad un paragone con il sud degli Stati Uniti, terra dai grandi paesaggi, praterie, coccodrilli, polvere, mucche e cowboy dai modi spicci.

Uno degli aspetti della vita moderna che caratterizza il Queensland come Stato culturalmente arretrato è il ‘Daylight Saving’, l’ora legale, che ovviamente non esiste.
A quanto pare è da una cinquantina d’anni che va avanti il dibattito in merito all’opportunità di utilizzare o meno l’ora legale nei mesi estivi.
Proprio in questi mesi, mentre ci avviciniamo all’estate, sul sito cittadino http://www.ourbrisbane.com/weather/daylight-saving hanno rilanciato la discussione tra i lettori, ottenendo una sorprendente maggioranza di voti a favore del daylight saving.

Ma ciò che incuriosisce di più sono le opinioni dei lettori contrari a questa ‘diavoleria’.(Bisogna tenere a mente prima di tutto che per i queenslanders le sei del pomeriggio è ora di cena e che alle otto in tv iniziana la seconda serata.)

C’è chi non vuole alzarsi tutte le mattine, per ben sei mesi, un’ora prima del dovuto; chi teme che il vicino intraprenda fastidiosi lavori nel giardino invece di cenare e andare a letto; chi si preoccupa delle mucche che non saranno capaci di abituarsi; chi si domanda come farà a convincere il proprio figlio ad andare a letto alle sette se c’è ancora luce; chi afferma che sono gli altri stati, con l’ora legale, che effettivamente si adeguano al Queensland durante l’estate; chi non vuole uscire di casa alla mattina col buio; chi afferma che è meglio farsi una passeggiata al fresco del mattino piuttosto che al tramonto; chi dice semplicemente che non funzionerà mai.

Tra i commenti favorevoli mi è piaciuto quello di un residente di Brisbane che incita i connazionali ad entrare nel 21th secolo e rassicura che gli allevatori del New South Wales e del Victoria sono sopravvisuti, e che le loro mucche sono ancora in grado di produrre latte, così come le galline le uova!




In Australia, like in any other Country of the world, they have rivalry between states.

Speaking about Queensland, everybody says that it’s behind. Maybe this is due to its agricoltural roots, a land often pictured with dust, crocodiles and cowboys.

Even though the economic boom has radically changed the shape of Brisbane city, which nowadays can be compared to Sydney or Melbourne, queenslanders are still bearing this label.

One of the hot topics regarding being modern or not, is about adopting Daylight Saving during summer time, like most of the other australian states already do.
It has been a debate for decades, and in these months, the website http://www.ourbrisbane.com/weather/daylight-saving , has asked to its readers to express themselves again.
Surprisingly, an outstanding majority want daylight saving, but what I liked the most of the debate, are the opinions against it.

There is someone who doesn’t want to get up earlier in the morning for six months; who fears that the neighbour might start gardening in the late evening; who thinks about how cows will react; who doesn’t know how to tell his kids to go to sleep even though the sun is still shining; who claims that actually with daylight saving adjustments the other states are just adapting themselves to Queensland’s summer; who says that if someone wants to have a walk in a cool hour, he can have it in the early morning; who simply says that it will never work!

Among the pros comments, I loved the guy that wrote: ‘NSW and Victorian farmers seem to have survived it - last I checked their cows still produced milk, and their hens were still laying eggs!

mercoledì 30 settembre 2009

Another one bites the dust!



Abbiamo appena vissuto uno di quei fenomeni naturali che capitano in remote regioni del mondo e che in Banania finisco per infoltire le pagine del tipo ‘curiosità dal mondo’.

Quando siamo usciti di casa il cielo a ovest era coperto da una nube dalle sfumature gialle e rosa, ma poiché niente intorno a noi lasciava intendere che fossa una giornata diversa dalle altre, non ce ne siamo preoccupati.
Nel giro di trenta minuti il sole è sparito, la temperatura è calata, non si vedeva a più di 50 metri e l’odore della polvere, la sua presenza, rendeva pesante respirare.
La tempesta di sabbia non è finita che a tarda notte.

Abbiamo poi appreso che le copiosissime pioggie registrate nel Queensland l’inverno e l’autunno scorso, hanno trasportato centinaia di migliaia di tonnellate di nuova polvere e sabbia lungo i fiumi asciutti che scorrono verno l’interno del paese, il deserto, da dove poi la settimana scorsa il vento unito ad altre condizioni favorevoli ha creato la tempesta di sabbia più imponente degli ultimi 70 anni.
Brisbane è stata solo sfiorata dal fronte lungo 800km che sembra abbia poi raggiunto le coste della Nuova Zelanda!

Come però tutto quello che succede qua, anche questo evento è stato vissuto con una certa ‘semplicità’, senza allarmismi, senza polemiche, senza dirette create a infondere il terrore tra i cittadini. So solo che hanno sospeso la riduzione idrica per 2 giorni per consentire alla popolazione di pulire e lavare le proprietà.
Il giorno dopo tutti ne parlavano per strada, ma salvo i voli aerei cancellati, niente ha scalfitto l’animo imperturbabile degli australiani, abituati a trovare coccodrilli nelle piscine di casa e bagnanti morsi dagli squali al prontosoccorso..



We have just lived one of that kind of events that in Banania would end up listed among:‘weird news from the world’.

When we went out for a walk that morning, we saw some strange kind of clouds yellow and pink coloured, but because nothing around us was any different than usual, we didn’t care that much.
In just 30 minutes the sun was gone, the temperature dropped down, we couldn’t see more than few meters away and a heavy smell of dust filled the air.
The dust storm went on until late at night.

After a couple of days we read that the exceptional rain of the previous winter had brought tons of new dust along the, once dry rivers, to the desert. Here the right climate combination set up the greatest dust storm of the last seventy years!
The point is that, like for everything, this unusual event has been lived by the australians without many worries, without polemics, without frightening live breaking news as it would have been in Banania.

It seems like nothing can shake the relaxed life of the ozies, people used to manage crocodiles swimming in their own pool, or to help guys that have just been bitten by a shark!

giovedì 10 settembre 2009

Into the Wild




Into the Wild è sia un libro scritto da Jon Krakauer, che un film diretto da Sean Penn.
Vi si narra la storia di Christopher McCandless, un giovane americano che subito dopo il diploma lascia tutto e parte per un viaggio attraverso gli Stati Uniti alla ricerca della vera libertà.
Dopo un lungo girovagare finisce il suo viaggio in una regione non troppo remota dell’Alaska, dove è convinto di potersi allontanare definitivamente dall’umanità, e cade vittima dell’inverno incalzante.

C’è chi ne esalta lo spirito d’avventura e chi lo ritiene un idiota per esser morto di fame quando con una cartina del luogo avrebbe trovato riparo e cibo.
La popolarità di Chrisopher McCandelss ha comunque ormai fatto il giro del mondo e lui ormai incarna l’esempio da seguire, entro i limiti si spera, per chi vuole ribellarsi “al sistema”.

Ma cosa centra tutto questo con me?

Passeggiamo spesso per i Giardini Botanici di Brisbane e tante volte siamo passati davanti ad una statua che raffigura un uomo accompagnato da due uccelli. Come spesso capita a tutti, anche noi non ci abbiamo mai prestato particolare attenzione. Domenica scorsa però abbiamo seguito un tour guidato per i giardini in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni del Queensland, e la guida ci ha detto chi è quell’uomo.

Si tratta di James Morrill, un ventiduenne che nel 1846 fu l’unico superstite di un naufragio. Fu salvato dagli aborigeni e visse per diciasette anni in loro compagnia, svolgendo poi un importante ruolo di mediatore tra i nuovi coloni e le tribù del Queensland.

Ma nel libro che proprio in questi giorni sto leggendo, 'Great convict escapes in colonial Australia' di Warwick Hirst, ho trovato una storia più esauriente e affascinante.
E’ la storia di John Graham, un irlandese condannato a 7 anni di esilio per aver rubato 6 libbre e mezzo di canapa. Arrivato a Sydney nel 1825 e assegnato ai lavori forzati in una fattoria di Parramatta, fu presto in grado di stringere amicizia con alcuni Aborigeni.
Quando venne trasferito nella nuova colonia penale di Moreton Bay (la baia in cui è poi sorta Brisbane) per un successivo furto, a causa della brutalità del capitano Patrik Logan, decise di scappare e camminare verso nord lungo la costa in cerca di navi straniere dirette in Cina. Era il 1827.

Grazie agli insegnamenti aborigeni fu in grado di vivere da solo per alcuni mesi, fin quando una donna aborigena lo ‘riconobbe’ come lo spirito del marito defunto. Graham certamente era a conoscenza di queste credenze e non si oppose al ricongiungimento con la donna. Prese così moglie e curò i suoi due figli, adottò completamente lo stile di vita della tribù e visse attivamente il suo nuovo ruolo di anziano.
Visse così per 7 anni e si ripresentò al campo di Moreton Bay esattamente 3 giorni dopo la scadenza della sua condanna, il 1 novembre 1833. Come avesse potuto tenere perfettamente il conto dei giorni è un mistero!

Tuttavia, durante la sua assenza era stato deciso che il tempo trascorso dai condannati al di fuori della colonia, nel tentativo di evadere, non sarebbe stato considerato parte dell'espiazione della pena.

Così, il povero John si ritrovò nuovamente prigioniero, ma le sue conoscenze della cultura aborigena e del territorio erano ormai troppo importanti per non fruttargli un trattamento di riguardo da parte del nuovo capitano James Clunie.

La sua occasione arrivò comunque nel 1836 quando il brigantino Stirling Castle naufragò davanti all’immensa isola di sabbia che ora porta il nome di Fraser Island. Tra i sopravvisuti c’erano il capitano del brigantino James Fraser e alcuni marinai, tutti fatti prigionieri dagli Aborigeni sulla terra ferma, mentre la moglie del capitano, Eliza, era rimasta da sola sull’isola.

John Graham divenne guida di una spedizione di salvataggio ed in pochi giorni riuscì a riportare indietro i naufraghi e soprattutto a recuperare da solo la moglie del capitano.
Ciò gli valse la libertà e 10 sterline di premio. Il 29 dicembre 1836 tornò a Sydney in attensa di partire per l’Inghilterra.

Il mio racconto, ridotto al minimo ma ben documentato nel libro di Warwick Hirst termina qui perché, come dice Hirst, il nome di John da quel giorno sparì dai registri e cosa ne fu di lui e come utlizzò le 10 sterline, nessuno lo sa.

Tante sono le storie dei prigionieri che hanno tentato di scappare via terra dalle colonie penali australiane. La maggior parte sono morti di stenti o uccisi dagli Aborigeni. Alcuni hanno vissuto nuove incredibili vite adottati dalle tribù indigene.
Loro si, a quel tempo, in quelle condizioni, erano eroi finiti veramente
'Into the Wild'.



Into the Wild is a book written by Jon Krakauer and a movie directed by Sean Penn.
It’s Christopher McCandless’ story, a young guy that after his diploma left everything behind to travel througout the United State in search of freedom. Eventually he ended up in Alaska where he starved to death.

Somebody thinks he is a new kind of hero, some other think he was a fool for going in such a place without even a map. Anyway, now he’s worldwide popular, becoming an icon for people looking for a new way of life.

But what does this have to do with me?

Well, we have nice walks in the Botanic Garden and we often pass by a sculpture depicting a man walking with two birds. As usually happens, we never pay attention to it, until last sunday when we took a guided tour around the garden. The guide told us the real story about that man.

His name is James Morrill, a 22 years-old seamen, the sole survivor of a shipwreck, in 1846. He was found by Aborigines and lived with them for 17 years, after wich he had an important role improving relations between Aborigines and first settlers in Queensland.

But I found a even more fascinating story in the book I’m reading right now 'Great convict escapes in colonial Australia' by Warwick Hirst.
It’s about John Graham, a short, black-haired Irishman condamned for 7 years for stealing 6 pounds of hamp. He arrived in Sydney in 1825 and was sent to work in a farm in Parramatta. Here he was able to estabilish good relationships with the local Aborigines. Something that later turned out to be his blessing.

When he was assigned to the new penal settlement in Moreton Bay (the future Brisbane site) he soon decided to escape because of the brutal and quite illegal rules of captain Patrick Logan. Unlike the majority of the escapers, he decided to walk northwards along the shore instead of heading south towards Sydney.

Thanks to the aboriginal teachings he managed to survive some months by himself untill an aboriginal woman ‘recognised’ him as the ghost of her dead husband. He surely knew about the belief among Aborigines that all white men were the spirits of their deceased people, and so he stayed with her, her sons and her tribe for the next six years, adapting completely to their way of life.
Nobody can explain how come he was able to show up at the Moreton Bay settlement just three days after his sentence was due to expire! But unfortunately he wasn’t a free man yet, because while he was in the bush the Governor decided that time spent on the run was not necessarily be considered as part of a convict’s sentence.
Anyway his knowledge was now too preciuos for the new Captain James Clunie, and he gained the position of constable supervising other convicts.

His moment arrived in 1836 when a brig named Stirling Castle wrecked off the coast to the north. Only four people survived, included Captain James Fraser and his wife Eliza. But while the Captain and the others were made prisoners of Aborigines on the main land, Eliza Fraser was alone, lost in the immensity of the biggest sand island in the world, now named after her: Fraser Island.
John Graham was the guide of a rescue party that soon left Moreton Bay, and he menaged to bring back all four survivors by himself, being smart enough to save Miss Fraser at last, completely alone, so that his help couldn’t be forgotten.

On 29 December 1836 John Graham was returned to Sydney as a free man and with ‘the sum of ten pounds to provide himself with the means of beginning a new life’.
My little story, better written by Warwick Hirst in ‘Great convict escapes in colonial Australia’ ends here as Graham simply went off the records with his ten pounds and the ticket of leave.

Many were the convicts that attempted to escape from penal settlement in the early years. Most of them died, without food or killed by Aborigines, but few other had the chance to live a new life in the bush, lost in an unknown land, and out of the time.

When I think about Jon Krakauer’s book, I can’t help myself stop thinking about the first settlers and the first great escapers in Australia, and I believe that they really were
Into the wild’.


James Morrill ai giardini botanici - James Morrill walking in the Botanic Garden

martedì 8 settembre 2009

Benvenuti - Welcome

Questo Blog non racconta di viaggi e avventure particolari in terre lontane.

Perchè non è per viaggiare che mi trovo in Australia, ma per viverci. O al limite, questa è l'intenzione, la speranza.
Lo scopo di questo blog è invece quello di tentare di rispondere alla madre di tutte le domande che ricevo continuamente da parenti e amici: "Com'è l'Australia?"
Come si fa a rispondere ad una domanda simile? Ed anche scrivendo un romanzo in merito, come potrei riscriverlo ogni volta che mi viene posta questa domanda cammuffata da mille altre? (cioè ogni due giorni).

Ecco allora che la mia risposta sono i post di questo blog. Nessuna verità assoluta ma semplicemente il mio sguardo, non troppo serio, a ciò che vedo intorno a me.

Per quanto riguarda il Kookaburra del titolo, si tratta di un simpatico pennuto, di media grandezza, tipico dell'Australia, che quando "canta" sembra essere una scimmia urlatrice. Il suo verso mi fa morire. E' troppo forte. Purtroppo si fa sentire pochissimo, e da quando son qua non sono riuscito ancora ad immortalarlo!


This Blog is not about gorgeous trips in wonderful and remote lands.

Because it’s not for traveling that I’m here in Australia, but I’m here to live, or at least, this is our purpose.
So I will just try to answer the question I recieve every moment from relatives and friends in Europe: "How is Australia?". What a question! I should write a book everytime! No way.
My answer is the posts that follow. Some -not too serious- topics to depict what I see around me.

About the Kookaburra.. well.. he's a very nice ozy bird, but what I like the most about him, is that when he sings, he actually shouts like a monkey. It’s unbelievable. The problem is that it’s not easy to find him and listen to him, ‘cause he doesn’t sing that often. And when he does, by the time you take your camera it’s too late.
I haven’t been able to record him, yet!


L'inafferabile Kookaburra si burla di me - A Kookaburra kiddin' me