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lunedì 4 aprile 2011

Napoleone 2


Per capire di cosa vado parlando e' necessario che il lettore sia a conoscenza di questo breve post.

Ero in biblioteca a cercare un libro sulla Cina quando mi sono inevitabilmente ritrovato a curiosare tra i libri storici sulla fondazione di Brisbane e dintorni.
Sfogliavo dunque pagine di storie e volti quasi familiari, e guardavo affascinato le vecchie piantine della citta' e della sua progettazione. Verso al fine del mio vagare senza meta sono incappato in alcune pagine circa il soccorso di Miss Fraser, ed il resoconto dell'accaduto fornito da un militare, accanto a quello fornito dal protagonista della vicenda John Graham, di cui ho parlato dettagliatamente in questo logorroico post.

Divertito dal ritrovamento inaspettato, ho avuto una folgorazione: vuoi vedere che c'e' qualcosa su Napoleone? Ed ho cercato.

Il libro che avevo in mano, sui primi anni di Brisbane, nominava anche Sua Altezza Aborigena, facendo riferimento ad un testo scritto da tale Mathieson. Senza stare piu' nella pelle, ho puntato un addetto della biblioteca intenzionato a chiedergli di aiutarmi a trovare l'opera di Mathieson; ma proprio in quel momento e' scattata la procedura anti incendio del grattacielo in cui mi trovavo, interrompendo ogni attivita' di qualsiasi piano ed ufficio.
"Dho!" ho esclamato come Homer Simpson quando perde per strada una succulenta ciambella!
Il personale mi ha indicato le scale mobili invitandomi a sparire e seguire le procedure di emergenza.

Niente. Napoleone e' sfuggente come un'anguilla!
Non posso fare altro che aggiornarvi con le dieci righe che ho letto in riferimento al testo di Mathieson.

Napoleone si guadagno' l'importante soprannome a causa della sua rassomiglianza con l'imperatore! Nel 1827, mentre veniva disboscata l'area dove ora sorge la comunita' di Dunwich, su Stradbroke Island, il nativo ebbe l'idea di rubare un'ascia dal campo, venendo cosi' mandato in esilio su una delle isolette intorno alla foce del Brisbane River. Essendo lui Napoleone, l'isola divenne subito Sant'Elena. Ma il soggiorno di Sua Altezza fu di breve durata. Al terzo giorno di una sentenza probabilmente senza fine, costrui' una canoa e scappo', tornando su Stradbroke Island*.

Niente di piu'. Napoleone e' scappato anche dalla mia ricerca!



*Da notare che il carcere in seguito costruito su Sant'Elena veniva considerato molto sicuro a causa delle pericolose acque della baia. Ma i supponenti uomini bianchi erano ciechi davanti alle capacita' e le gesta degli aborigeni..


martedì 30 novembre 2010

Si, ma i Kangaroos?


Vi chiederete voi.
"Più di un anno che scrivi di bestie e stranezze e non ci hai ancora parlato dei canguri?"

Si avete ragione, e potete stare tranqiulli: i canguri ci sono e sono anche animali molto belli.
Se venite da queste parti e vi mettete in macchina, soprattutto se puntate verso l'interno, dovrete stare attenti a quando attraversano la strada d'improvviso, saltando come cavallette mastodontiche. Non è difficile vederli liberi per il bush.

Ma invece di pararvi dei kangaroos, vi parlo dei koala!
I koala puzzano di brutto, e non è per niente facile avvistarli sui rami degli alberi. Non perchè si mimetizzano, ma perchè il loro numero è così ridotto che è una specie a rischio.

L'uomo bianco, con la sua saggezza, ha pensato bene di cacciarlo per venderne la pelliccia in Europa. Solo all'inizio del 20° secolo più di un milione di koala fu sterminato per questo motivo, con l'ultima grande mattanza che ha avuto luogo nel 1927 quando, nonostante la presenza di più movimenti sensibili alla condizione critica di questi innoqui animali, furono eliminati in un solo mese 600.000 esemplari.
L'impatto di questa carneficina è stato tale che la popolazione dei koala non si è più ripresa.

Va anche detto che la sfortuna di questo marsupiale, specializzato nella digestione delle foglie di alcune specie di eucalipto, è legata al fatto che l'unica parte dell'Australia in cui l'eucalipto cresce o cresceva rigoglioso, così come per la maggior parte degli alberi presenti sul continente, è la costa orientale, dove l'uomo bianco ha deciso di stabilirsi.
L'urbanizzazione e la destinazione a colture di enormi porzioni di territorio continua tutt'oggi a sottrarre spazio vitale ai koala, ormai ridotti a meno di 100.000 esemplari (liberi).

La loro dieta a base di velenose (per gli altri animali) foglie di eucalipto, con un contenuto calorico ridicolo, fa sì che i koala passino fino a 18 ore al giorno a dormire sugli alberi. Esiste una leggenda metropolitana secondo la quale i koala, cibandosi di foglie tossiche, passino in realtà molto tempo in trip chimici come i giovani che prendono pasticche il sabato sera. Ovviamente è una stupidaggine mentre è invece vero che non bevono mai (quasi mai) acqua, che viene ricavata invece dalle solite foglie. Da qui il nome che è evidentemente una trascrizione del nome attribuito a questo animale da alcune tribù aborigene, che vuol dire "no bere".

Appare chiaro, come al solito, che gli aborigeni conoscevano perfettamente il territorio e gli animali che lo abitano. Gli europei invece, senza particolari pensieri, hanno chiamato per lungo tempo i koala scimmie o orsi. O ancora meglio orsi-scimmie o orsi nativi. Senza tenere conto che i koala sono erbivori e sopratutto marsupiali!

In qualche modo comunque al koala è andata bene, per quanto riguarda il nome.
Uno dei fatti più ridicoli della colonizzazione inglese, è stato infatti il nome attribuito ai canguri!
I supponenti sudditi della Regina infatti, appena arrivati hanno subito chiesto, in inglese, il nome di quell'incredibile animale che salta.

"What is its name?" - "Come si chiama?"
"Kanagaroo!" - "Non capisco!"
"What?" - "Come?"
"Kangaroo!" - "Non capisco!"

E kangaroo è rimasto. Che tristezza.

A tutt'oggi i koala sono una specie a rischio ed il governo federale, così come i governi locali, non hanno ancora chiarito o stabilito lo status di questo innoquo ed indifeso dormiglione.
Il Queensland è uno Stato interessato alla questione in quanto possiede metà della costa orientale dell'Australia e delle sue foreste. Putroppo lo sviluppo urbano, soprattutto nel sud-est, cioè l'area di Brisbane, della Sunshine Coast e della Gold Coast, è in forte aumento e si rimanda il problema in nome del mattone (del legno in realtà, dato che il mattone per le case è rarissimo).
Ma se passate di qua potrete comunque vedere tantissimi koala al Lone Pine Koala Sanctuary di Brisbane, dove questi animali vengono curati, accuditi e rimessi in libertà in zone sicure. Il biglietto è un poco caro ma serve a finanziare il parco e ad aiutare la sopravvivenza dei Koala.
Sono dollari ben spesi.

Infine vi lascio con questa foto:



Pochi giorni fa a Magnetic Island, durante un giorno di pioggia, un koala ha pensato bene di entrare al pub locale per ripararsi. Ha puntato una bella trave del soffitto e ci si è arrampicato. Dopo pochi minuti, nonostanto la confusione intorno al bancone, si è tranquillamente addormentato.

lunedì 5 luglio 2010

Free Climbing



ULURU.

Il grande monolite rosso che riposa nel deserto al centro del continente, e che è presente nella foto relativa al titolo di questo blog, si chiama Uluru.
Non Ayers Rock, come venne ribattezzato arrogantemente William Gosse nel 1873 per compiacere la figlia di Henry Ayers, l'allora Chief Secretary del South Australia.

Uluru è un blocco unico di roccia che si eleva per 348m sul deserto del centro australia, il sentiero che gira intorno alla sua base è lungo 9 chilometri e dista 500km circa da Alice Spring, la città più vicina.

Se voi poteste essere là, a vederlo infuocarsi al tramonto, circondato da un'orizzonte completamente piatto, capireste perchè per gli aborigeni sia sacro.
Ma Uluru, che combatte da milioni di anni contro il sole, il vento, le temperature estreme e la rarissima pioggia, è circondato ogni giorno da migliaia di turisti che lo insultano continuamente.

La gigantesca roccia, con la vicina formazione chiamata Kata Tjuta, fa parte di un Parco Nazionale che ovviamente attrae un importante giro di turisti da tutto il mondo. Un strada asfaltata ci gira intorno (a dovuta distanza, per fortuna) e i parcheggi, i resort e i campeggi sorgono giusto oltre la linea ideale che delimita il Parco.
Negli anni '60 l'uomo bianco, sempre acuto, ha avuto la geniale idea di conficcare dei paletti di metallo lungo il lato più accessibile del gigante, in modo tale da poter installare una catena d'acciaio che potesse aiutare i turisti paganti a salirci sopra.
Poco conta che, come detto, la montagna sia sacra agli abitanti originali (aboriginal) dell'Australia.

Nel 1985 il Governo Centrale ha finalmente riconosciuto l'appartenenza di quella terra alla tribù degli Anangu, raggiungendo un accordo di restituzione dopo 99 anni, durante i quali il Parco deve rimanere in leasing al Governo, e dopo i quali l'amministrazione sarà congiunta.

Ma della vaga promessa di rimuovere la catena non se ne è fatto ancora nulla.


Da questa foto la catena ed i paletti sono quasi invisibili, ma rende bene l'idea della ripidità del percorso e del fiume umano, qui anzi minimo rispetto a ciò che ho visto io, che assedia costantemente Uluru (e del suo impatto sul colore della roccia).

Da notare in basso a sinistra la presenza di un bel cartello, alto e visibilissimo, con cui gli Anangu pregano in diverse lingue del mondo, di non salire sulla montagna sacra.
Ma agli essere umani, degli altri essere umani, non frega granchè. Giusto?

E dunque eccoli li, immortalati spalle al cartello (quale cartello?), in una mano la catena di sicurezza e nell'altra la macchina fotografica, le gambe moscie e doloranti di chi non si muove mai ma che deve ubbidire al rito della foto dalla cima, cercando di fare in fretta perchè il tour organizzato gli concede poco più di un'ora di tempo, per una foto che poi sarà uno mezzo schifo perchè si sà: quando fotografi l'immensità del nulla, nella foto non c'è nulla da guardare!

Ultimamente il dibattito sulla catena è tornato in auge e c'è un movimento che ne propone la rimozione se la percetuale di turisti che si imbarcano nella scalata calerà sotto il 20%.
E' una proposta un pò misera ed appesa ad una speranza, eppure fa storcere il naso a molti!

Perchè togliere la possibilità di salire a chi vuole farlo, anche se la maggioranza, forse, e non è detto, non lo farà più?
Già, perchè mai?

Ma allora perchè é proibito scalare i grattacieli del mondo o la Tour Eiffel? Perchè se mi arrampico sul campanile del Brunelleschi a Firenze mi viene a prendere la polizia? Perchè non mi posso buttare in gommone dalle Cascate del Niagara?*

Infine la settimana scorsa si è aggiunto un altro tassello alla questione. Una simpatica ragazza dall'accento francese, dopo essere salita su Uluru, si è fatta immortalare in un breve spogliarello ed ha avuto la geniale idea di metterlo in rete.
Se voleva raggiungere la notorietà ci è riuscita.
La comunità aborigena ha chiesto che venga espulsa dall'Australia mentre lei nelle interviste giura che voleva coniugare la grande tradizione aborigena con l'arte moderna.

Come dicono a Milano: "Ma va caghèr.."


*Da notare che da quando il Governo si è deciso a contare gli incidenti, ci sono stati quasi 40 morti tra i turisti che hanno voluto salire sulla chiesa degli aborigeni, la maggior parte dei quali per infarto e malore dovuto all'insolazione. Innumerevoli le cadute rovinose.


PS- Aggiungo ora la categoria Aborigeni all'elenco degli argomenti del blog, ma non ho ancora dedicato loro propriamente tempo o spazio, perchè la tragedia cui questo popolo è andato incontro con l'arrivo dell'uomo bianco è di tali proporzioni che mi vergogno di scriverne in poche righe.

mercoledì 23 giugno 2010

Napoleone


Ogni volta che passo in biblioteca non posso fare a meno di portarmi a casa uno dei tanti opuscoli sulle cose da vedere o fare nella zona.
Questa volta ne ho preso una sull'eredità storica della città, incuriosito da quanta storia possano riuscire a vendermi in un posto come questo..

Lo sfoglio e, oltre ai soliti 4 edifici imperdibili, scopro che Brisbane ha un considerevole numero di piccoli musei, spesso gratuiti, dedicati ai più diversi argomenti. Ad esempio c'è il museo dei tram, non più in circolazione, o quello delle telecomunicazioni, nel palazzo della Telstra (come se a Roma la sede della Telecom fosse aperta al pubblico e contenesse un museo gratuito), o ovviamente quello dei cimeli di guerra, quando la città fu quartier generale degli Alleati che combattevano nel Pacifico.

Rimugginando su cosa potrei aver voglia di vedere arrivo all'ultima pagina e trovo 2 righe sull'isola di Sant'Elena.
Mmmm...
Ex carcere (ovviamente), qualche rudere, fantastica vista sulla Moreton Bay, traghetti passeggeri. Sono già convinto! Altro che tram arrugginiti, farfalle sottovetro, telefonini grandi come citofoni o medaglie al valor militare! Si va in gita nella baia!

Prendo la mia cartina e vedo un pò se l'isola c'è. Eccola là. Ad un tiro di schioppo dalla foce del fiume. Piccolina. Parco Nazionale (ovviamente). C'è disegnato il simboletto dei traghetti che partono da una località in una piccola baia che si chiama..
si chiama Waterloo!

Ma che è questa storia? Sant'Elena, Waterloo... ma vuoi vedere che la Storia, proprio quella con la S maiuscola è passata di qua per un capriccio del destino? Uno di quei piccoli fatti o risvolti che per semplicità vengono lasciati fuori dei libri scolastici? Che forse Napoleone ha rischiato di finire qua giù? O che la nave che l'ha portato in esilio proveniva dal Queensland? O ha finito il servizio qui? Qual'è il link che collega il grande Imperatore corso con questa parte del mondo?

Consulto internet.
Ecco l'isola. Carcere aperto nel 1866 per punire i peggiori galeotti della nuova colonia.. considerato di massima sicurezza, circondato dal mare dalle forti correnti, squali e meduse, era praticamente impossibile scappare..
..diversi i tentativi falliti ancor prima di entrare in acqua.. solo un prigioniero è scappato, ad inizio '900, grazie alla collaborazione ed alla barca di una guardia..
..la fuga, sospetta, più lunga è stata di 10 giorni, durante i quali il prigioniero si era nascosto nel controsoffitto di un edificio.. arresosi per fame..

Si, ma Napoleone?

Parco Nazionale. Gite guidate giornaliere, di poche ore. Pranzo incluso. Capirai..
Un pò troppo cara.
Nessun trasporto pubblico a 7 dollari come per Stradbroke Island. Mannaggia..
Mmm.. stò cambiando idea..

Si, ma Napoleone? Che c'entra?

Eccolo! Napoleone!
Soprannome affibiato ad un aborigeno esiliato sull'isola nel 1826! (prima del carcere!)
Nient'altro.

Che delusione! Ma come? Ma chi era? Perchè lo chiamavano Napoleone?
Niente.

Allora me lo invento io.
Questo Napoleone era figlio di madre aborigena e padre inglese. Abbandonato, cresciuto ai margini della colonia, incuriosito dagli usi e costumi degli invasori, ha tirato avanti vivendo a contatto dei primi abitanti bianchi, vestendo gli stracci dismessi degli inglesi. Trattato come un animale da compagnia è stato soprannominato Napoleone per la sua passione per i vestiti appariscenti.
Accusato di furto di vestiario e patate, fu esiliato crudelmente sull'isola, che veniva usata per tenere in quarantena i nuovi arrivati.

'Dove sei in servizio domani?'
'Domani mi tocca andare da Napoleone!'

'Ahah! Su Sant'Elena? '

'Sant'Elena?'
'L'isola su cui hanno esiliato Napoleone. Si chiama Sant'Elena.'
'Si, si.. ridi tu.. Sant'Elena.. ti ci mando io!'

Comunque non ci voglio più andare. Meglio aspettare ancora un poco e per quel prezzo farsi una bella gita in barca nella baia a vedere i delfini, gli squali e soprattutto le gigantesche balene passare ad un tiro di schioppo. Non vedo l'ora.


..Napoleone.. chissà chi eri..

giovedì 10 settembre 2009

Into the Wild




Into the Wild è sia un libro scritto da Jon Krakauer, che un film diretto da Sean Penn.
Vi si narra la storia di Christopher McCandless, un giovane americano che subito dopo il diploma lascia tutto e parte per un viaggio attraverso gli Stati Uniti alla ricerca della vera libertà.
Dopo un lungo girovagare finisce il suo viaggio in una regione non troppo remota dell’Alaska, dove è convinto di potersi allontanare definitivamente dall’umanità, e cade vittima dell’inverno incalzante.

C’è chi ne esalta lo spirito d’avventura e chi lo ritiene un idiota per esser morto di fame quando con una cartina del luogo avrebbe trovato riparo e cibo.
La popolarità di Chrisopher McCandelss ha comunque ormai fatto il giro del mondo e lui ormai incarna l’esempio da seguire, entro i limiti si spera, per chi vuole ribellarsi “al sistema”.

Ma cosa centra tutto questo con me?

Passeggiamo spesso per i Giardini Botanici di Brisbane e tante volte siamo passati davanti ad una statua che raffigura un uomo accompagnato da due uccelli. Come spesso capita a tutti, anche noi non ci abbiamo mai prestato particolare attenzione. Domenica scorsa però abbiamo seguito un tour guidato per i giardini in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni del Queensland, e la guida ci ha detto chi è quell’uomo.

Si tratta di James Morrill, un ventiduenne che nel 1846 fu l’unico superstite di un naufragio. Fu salvato dagli aborigeni e visse per diciasette anni in loro compagnia, svolgendo poi un importante ruolo di mediatore tra i nuovi coloni e le tribù del Queensland.

Ma nel libro che proprio in questi giorni sto leggendo, 'Great convict escapes in colonial Australia' di Warwick Hirst, ho trovato una storia più esauriente e affascinante.
E’ la storia di John Graham, un irlandese condannato a 7 anni di esilio per aver rubato 6 libbre e mezzo di canapa. Arrivato a Sydney nel 1825 e assegnato ai lavori forzati in una fattoria di Parramatta, fu presto in grado di stringere amicizia con alcuni Aborigeni.
Quando venne trasferito nella nuova colonia penale di Moreton Bay (la baia in cui è poi sorta Brisbane) per un successivo furto, a causa della brutalità del capitano Patrik Logan, decise di scappare e camminare verso nord lungo la costa in cerca di navi straniere dirette in Cina. Era il 1827.

Grazie agli insegnamenti aborigeni fu in grado di vivere da solo per alcuni mesi, fin quando una donna aborigena lo ‘riconobbe’ come lo spirito del marito defunto. Graham certamente era a conoscenza di queste credenze e non si oppose al ricongiungimento con la donna. Prese così moglie e curò i suoi due figli, adottò completamente lo stile di vita della tribù e visse attivamente il suo nuovo ruolo di anziano.
Visse così per 7 anni e si ripresentò al campo di Moreton Bay esattamente 3 giorni dopo la scadenza della sua condanna, il 1 novembre 1833. Come avesse potuto tenere perfettamente il conto dei giorni è un mistero!

Tuttavia, durante la sua assenza era stato deciso che il tempo trascorso dai condannati al di fuori della colonia, nel tentativo di evadere, non sarebbe stato considerato parte dell'espiazione della pena.

Così, il povero John si ritrovò nuovamente prigioniero, ma le sue conoscenze della cultura aborigena e del territorio erano ormai troppo importanti per non fruttargli un trattamento di riguardo da parte del nuovo capitano James Clunie.

La sua occasione arrivò comunque nel 1836 quando il brigantino Stirling Castle naufragò davanti all’immensa isola di sabbia che ora porta il nome di Fraser Island. Tra i sopravvisuti c’erano il capitano del brigantino James Fraser e alcuni marinai, tutti fatti prigionieri dagli Aborigeni sulla terra ferma, mentre la moglie del capitano, Eliza, era rimasta da sola sull’isola.

John Graham divenne guida di una spedizione di salvataggio ed in pochi giorni riuscì a riportare indietro i naufraghi e soprattutto a recuperare da solo la moglie del capitano.
Ciò gli valse la libertà e 10 sterline di premio. Il 29 dicembre 1836 tornò a Sydney in attensa di partire per l’Inghilterra.

Il mio racconto, ridotto al minimo ma ben documentato nel libro di Warwick Hirst termina qui perché, come dice Hirst, il nome di John da quel giorno sparì dai registri e cosa ne fu di lui e come utlizzò le 10 sterline, nessuno lo sa.

Tante sono le storie dei prigionieri che hanno tentato di scappare via terra dalle colonie penali australiane. La maggior parte sono morti di stenti o uccisi dagli Aborigeni. Alcuni hanno vissuto nuove incredibili vite adottati dalle tribù indigene.
Loro si, a quel tempo, in quelle condizioni, erano eroi finiti veramente
'Into the Wild'.



Into the Wild is a book written by Jon Krakauer and a movie directed by Sean Penn.
It’s Christopher McCandless’ story, a young guy that after his diploma left everything behind to travel througout the United State in search of freedom. Eventually he ended up in Alaska where he starved to death.

Somebody thinks he is a new kind of hero, some other think he was a fool for going in such a place without even a map. Anyway, now he’s worldwide popular, becoming an icon for people looking for a new way of life.

But what does this have to do with me?

Well, we have nice walks in the Botanic Garden and we often pass by a sculpture depicting a man walking with two birds. As usually happens, we never pay attention to it, until last sunday when we took a guided tour around the garden. The guide told us the real story about that man.

His name is James Morrill, a 22 years-old seamen, the sole survivor of a shipwreck, in 1846. He was found by Aborigines and lived with them for 17 years, after wich he had an important role improving relations between Aborigines and first settlers in Queensland.

But I found a even more fascinating story in the book I’m reading right now 'Great convict escapes in colonial Australia' by Warwick Hirst.
It’s about John Graham, a short, black-haired Irishman condamned for 7 years for stealing 6 pounds of hamp. He arrived in Sydney in 1825 and was sent to work in a farm in Parramatta. Here he was able to estabilish good relationships with the local Aborigines. Something that later turned out to be his blessing.

When he was assigned to the new penal settlement in Moreton Bay (the future Brisbane site) he soon decided to escape because of the brutal and quite illegal rules of captain Patrick Logan. Unlike the majority of the escapers, he decided to walk northwards along the shore instead of heading south towards Sydney.

Thanks to the aboriginal teachings he managed to survive some months by himself untill an aboriginal woman ‘recognised’ him as the ghost of her dead husband. He surely knew about the belief among Aborigines that all white men were the spirits of their deceased people, and so he stayed with her, her sons and her tribe for the next six years, adapting completely to their way of life.
Nobody can explain how come he was able to show up at the Moreton Bay settlement just three days after his sentence was due to expire! But unfortunately he wasn’t a free man yet, because while he was in the bush the Governor decided that time spent on the run was not necessarily be considered as part of a convict’s sentence.
Anyway his knowledge was now too preciuos for the new Captain James Clunie, and he gained the position of constable supervising other convicts.

His moment arrived in 1836 when a brig named Stirling Castle wrecked off the coast to the north. Only four people survived, included Captain James Fraser and his wife Eliza. But while the Captain and the others were made prisoners of Aborigines on the main land, Eliza Fraser was alone, lost in the immensity of the biggest sand island in the world, now named after her: Fraser Island.
John Graham was the guide of a rescue party that soon left Moreton Bay, and he menaged to bring back all four survivors by himself, being smart enough to save Miss Fraser at last, completely alone, so that his help couldn’t be forgotten.

On 29 December 1836 John Graham was returned to Sydney as a free man and with ‘the sum of ten pounds to provide himself with the means of beginning a new life’.
My little story, better written by Warwick Hirst in ‘Great convict escapes in colonial Australia’ ends here as Graham simply went off the records with his ten pounds and the ticket of leave.

Many were the convicts that attempted to escape from penal settlement in the early years. Most of them died, without food or killed by Aborigines, but few other had the chance to live a new life in the bush, lost in an unknown land, and out of the time.

When I think about Jon Krakauer’s book, I can’t help myself stop thinking about the first settlers and the first great escapers in Australia, and I believe that they really were
Into the wild’.


James Morrill ai giardini botanici - James Morrill walking in the Botanic Garden