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domenica 11 ottobre 2015

Un post contro

E' passato proprio tanto tempo dall'ultimo post e mi sono lasciato scappare alcune occasioni per scrivere cose di cui poi mi sono dimenticato!
E si, i canguri mi tengono molto occupato!

Comunque oggi ne aprofitto per scrivere qui qualche riga polemica che avrebbe dovuto essere destinata ai piu' moderni ed immediati socials, o a qualche pagina di opinioni nella rete. Ma penso che qui, anche se con un risicato pubblico, possa avere una vita piu' lunga.
 

Si concordo, mandiamoli a casa, quelli che vengono per interessi economici.
Possiamo accogliere i rifugiati, ma non chi viene qua senza scappare dalle guerre.
Arrivano in cerca di lavoro senza i visti adeguati, spesso sperando di riuscire a fare i furbi o che le cose si risolvano con le preghiere. Dicono di essere laureati e accettano qualsiasi lavoro capiti, per poi piangere che non riescono a campare, che la vita e’ troppo cara. Si lamentano del cibo, della cultura, del clima, di come veste la gente. Fanno sempre comunella, sembra che non possano stare senza i loro connazionali, si ghetizzano, tanto che spesso mi chiedo che ci vengono a fare in un altro Paese se vogliono vivere senza mescolarsi coi locali, senza cambiare, adattarsi? Parlano a voce alta nella loro lingua e disturbano tutti. Credono di esser furbi e cercano scorciatoie, e poi si lamentano se non riescono a fare come va bene loro.
Sono insopportabili, e sono una vergogna.
Per favore, cerchiamo di mandare via questa marea di italiani che vengono in Australia in cerca di fortuna. Non stanno mica scappando dalle guerre. Cosa vogliono? Rovinare un paese che funziona? Rubarci il lavoro? Teneteli da voi. Perche’ consentite che partano?
Fermateli! Sono troppi! Non se ne puo’ piu’.

domenica 22 gennaio 2012

Nuotando con gli squali




E' estate e io cerco di dimenticare le lontane e vaghe e brutte notizie che arrivano dallo stivale con dei bei weekend al mare.

Divido le mie rilassanti nuotate con bambini in vacanza, genitori in vacanza, surfisti in vacanza (ma perche', lavorano i surfisti??) e bagnini a lavoro.
E poi soprattutto divido le mie nuotate con gli squali, le meduse e tanti altri pericoli piu' o meno nascosti.

Se la parola 'pericoli' in generale vi stuzzica, ne avevo dato una infarinata in questo post.

Ma come si vive il mare in Australia?

Beh, l'approccio al mare e' completamente diverso dal nostro, e credo contano soprattutto due fattori: il sole e la vicinanza.
Per noi, per la maggior parte di noi, si tratta di andare al mare durante l'unica vacanza annuale di 15 giorni. Un periodo durante il quale dobbiamo abbronzarci il piu' possibile, e soprattutto cercare di riposarci sfruttando le piccole dune di sabbia come soffici cuscini su cui dormire. L'acqua, il mare, in molte localita' non e' granche', e serve piu' che altro a rinfrescarci il sonnacchioso pomeriggio.
Nelle localita' piu' gettonate poi, esiste questo fenomeno per me marziano dei 'bagni', che rendono le spiaggie di fatto degli ambienti chiusi, completi di servizi che sono superflui al 90% e che soprattutto devi pagare.

Qua in Australia ovviamente i bagni non esistono e i migliaia di chilometri di spiaggia che si hanno a disposizioni sono totalmente liberi e pienamente godibili.
Questo e' un popolo che gira felicemente scalzo in citta', sull'asfalto, nei parchi, nel fango dei vialetti di casa quando piove. Figuratevi se qualcuno possa sentire il bisogno di avere un passerella fino al bagnasciuga per non insabbiarsi le scarpe!

Ma dicevo del sole e della vicinanza.
Sostanzialmente tutta la popolazione 'bianca' australiana vive mediamente ad un' ora -massimo- di distanza dalla costa. Questo fa si che andare al mare non sia un miraggio sospirato per 11 mesi ma una possibilita' concreta per ogni giornata libera dell'anno.
Ma il sole e' un nemico per via della vicinanza del continente con il famoso, ed un po' dimenticato, Buco dell'Ozono, e rende le dormite sotto il sole alquanto rischiose.
No. Diciamo che una persona sana di mente la dormita sotto il sole non la prende neanche in considerazione. Il sole e' cosi' caldo ed intenso che non si resiste 10 minuti e la tua pelle nel mentre e' gia' arrossata.
L'Australia e' il Paese con la piu' alta percentuale di casi di Melanoma.

Questi due fattori rendono dunque l'approccio al mare abbastanza diverso da quello italico. Aggiungete la passione degli Ozy per lo sport in generale, ed ecco la fotografia che ne viene fuori:

Andare al mare significa recarsi in localita' mediamente belle, dall'acqua cristallina e sabbia bianca e rumorosa. Significa parcheggiare piu' o meno facilmente. Significa tirare giu' dall'automobile la canoa, od il surf, o il kitesurf, o il windsurf, o il SUP, o magari la barchetta o il gommone, con gli scii d'acqua, e/o tutto l'occorrente per pescare. Significa avere una tenda da mare invece di un ombrellone, e quasi sicuramente alcune sedie pieghevoli e la borsa frigo per le birre ghiacciate che non devono mancare mai.
Significa indossare sempre costume e maglietta protettiva, ed entrare in acqua a fare una delle mille attivita' fisiche, e spesso portarsi tre le potenti onde dell'oceano anche i pargoletti che parlano appena.
Significa uscirne dopo un'ora e farsi la doccia ed usare i bagni pubblici che sono presso qualunque spiaggia. Significa sistemarsi sotto gli alberi, in un bel verde sempre curato, ad usare i barbeque pubblici per cuocere gli hamburger sorseggiando una birra. Significa godersi il pomeriggio all'ombra mentre si chiacchiera con gli amici e si guardano gli altri fare evoluzioni sulle onde.
Significa fare sempre il bagno tra le bandiere dei bagnini, che ogni giorno in base alle correnti, alla marea ed alle onde, scelgono il punto piu' sicuro per il pubblico. Significa ubbidire ai bagnini, che sono una organizzazione indipendente di volontari che va avanti grazie alle donazioni della gente, e che godono di tantissimo rispetto per l'incredibile lavoro che fanno, dovendo salvare le persone trascinate via da potenti correnti o attaccate da squali affamati.
Significa sfruttare il mare per fare sport, o comunque una attivita' fisica e divertente, che niente ha a che vedere con l'abbronzarsi o il dormire!

Significa anche sapere che la sotto, dove non vedi, il mare e' vivo e ricco di animali.
Alcuni piccoli, altri grandi, qualcuno enorme.
Soprattutto qualcuno e' cacciatore, e potrebbe pensare di assaggiarti.

Gli attacchi degli squali sono abbastanza comuni.
Ora le statistiche affermano che essere attaccati da uno squalo e' un po' come essere beccati da un fulmine. Insomma, ovviamente le nostre automobili sono enormemente piu' pericolose. Pero' e' una possibilita' che esiste.
Andare al mare da queste parti significa sapere che non solo gli squali, ma anche un altro po' di animali potrebbero farti male.
Significa, quando sei la che te la godi e l'acqua e' calda come un brodo, avere un brivido lungo la schiena e la voglia di tornare a riva.
Significa anche sapere che quell'elicottero che passa ogni tanto sta proprio controllando che non ci siano pesci particolari nelle vicinanze, e che se suona una sirena, prima di fare domande e' il caso di mettere i piedi sulla subbia.

Significa fidarsi di quelli che controllano le spiagge, e donar loro le monete che hai in tasca quando li incontri nei centri commerciali.

Significa anche capire un po' come funzionano le correnti, e leggere e dare retta ai cartelli .
Parlando di pericoli significa, forse piu' di ogni altra cosa, mai, e ripeto mai fare il bagno in una magnifica spiaggia senza bagnanti..


Alcuni bagnini con le relative bandiere entro le quali bisogna bagnarsi. La spiaggia e' immensa. Entrare in acqua in un altro punto non e' vietato, ma se succede qualcosa non potrai poi lamentarti che sono arrivati tardi..


Stessa giornata. A Noosa, al riparo del Capo che smorza e ordina le onde, una sfilza di bambini si prepara ad una gara acquatica utilizzando una sorta di surf che consente di stare inginocchiati. Lo stesso strumento utilizzato dai bagnini.
Si allontaneranno decisamente dalla spiaggia. Nessuna paura.
A torso nudo turisti scriteriati.

martedì 29 novembre 2011

Disegnando Brisbane



Tempo fa avevo visto in tv un documentario su un ragazzo inglese, autistico.

A grandi linee mi ricordo che il bambino era sostanzialmente muto e quando aveva iniziato ad andare all'asilo erano sorti i primi veri problemi. Dopo poco tempo gli esperti gli diagnosticarono la sua malattia e la madre non sapeva cosa fare e come affrontare la diversita' del figlio.
Se non ricordo male fu quasi per caso che, a 5 anni, qualcuno mise Stephen, questo il nome, in un angolo con un foglio di carta ed una matita. Subito il bambino comincio' a disegnare e gli adulti intorno a lui rimasero sbalorditi.

Divenne chiaro che il disegno era il suo mezzo per comunicare e relazionarsi con il mondo.
Fu cosi' che con il sostegno di qualche specialista ben disposto, nonostante la mancanza di denaro della famiglia, il bambino fu spinto e stimolato a sviluppare il suo talento, convogliando nel disegno le paure, i vuoti, i pensieri e le gioie di una mente difficilmente analizzabile.

Non saprei quanto Stephen fosse gia' famoso prima del documentario, ma gia' a quel tempo si era cimentato nel disegno delle piu' incredibili strutture architettoniche e dei piu' complessi e vasti panorami urbanistici.

Non sapevo altro, ma ho appena imparato che Stephen attualmente gira il mondo continuando a produrre su delle tavole enormi scorci delle citta' che, immagino, lo invitano a disegnare.



Da sabato fino ad oggi pomeriggio si trova qua a Brisbane, ospite della State Library, impegnato in 4 giorni di disegno per mettere su carta la vista del centro cittadino di Brisbane, coi suoi mille palazzi dalle mille finestre.



Non ho potuto mancare e sono andato a vederlo all'opera.
Se ne stava la', circondato da una piccola folla sempre in movimento, con una bottiglia d'acqua, il succo, le penne di ricambio e l'Ipod nelle orecchie, a disegnare la capitale del Queensland.
A leggere il cartello informativo, Stephen ha fatto un volo in elicottero per farsi un' idea della City, e ha deciso di disegnare sfruttando il punto di vista della ruota panoramica di South Bank.
Mentre lavora Stephen ascolta HipHop, R&B, e altri generi simili della cultura di colore americana, e la sua visione di Brisbane rimarra' esposta per 6 mesi alla State Library, poi immagino che verra' messa in vendita.



La cosa piu' bella e' che per la maggior parte del tempo, mentre disegnava, Stephen sorrideva compiaciuto.



Ma non ho ancora scritto esplicitamente in cosa consiste il suo celebrato, e celebrale, talento.
Ebbene, Stephen Wiltshire disegna a memoria!



Sito ufficiale: http://www.stephenwiltshire.co.uk/
Vi consiglio di cliccare sul Live from Brisbane dove leggere il suo diario, vedere qualche foto, ed anche seguire un interessante video realizzato qua in questi giorni.

..se siete pigri invece..:
http://www.google.com.au/search?q=stephen+wiltshire&oe=utf-8&rls=org.mozilla:en-GB:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&hl=en&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi&biw=1138&bih=533&sei=QE3UTt-fBeaJmQXquK1s

domenica 20 novembre 2011

..e c'e' la principessa..

.. proprio in queste ore, dopo la visita della sua altissima babbiona, si aggira tra i canguri anche la principessa..

..ma si', dai.. quella australiana che ha sposato il principe tipo belga o che so io..

..i media locali sono tutti felici per questa visita! L'ex ragazza della porta accanto si comporta proprio come una principessa e si veste proprio come una principessa! E' proprio una principessa, la principessa! Pensare che e' australiana!
(questo il sunto dei commenti televisivi)

Se non avete capito chi e' non importa. Se avete il coraggio di cercarla su internet e di usare cosi' il vostro tempo, la troverete facilmente!

Per me basta ed avanza, mi fermo qui!

lunedì 11 luglio 2011

Viaggiatori italici

Davvero poco tempo per il blog in questo periodo!

Ma mi passa tra le mani una pagina web del ministero degli esteri marsupiale e trovo conferma di cio' che ho sempre saputo:

gli italiani sono tendenzialmente cittadini di provincia, chiusi in vite preconfezionate dagli usi e costumi storici, ed anche preoccupati del giudizio degli altri.
Un sacco di ragazzi firmano 3 tonnellate di cambiali come Fantozzi al primo avvistamento di stipendio per comprarsi una macchina inutile che finirano di pagare a 50 anni. Si preoccupano dell'Ipad, Ipod, Iqui e Ili, il navigatore, le scarpe firmate e i risparmi di un anno per 15 giorni in un villaggio vacanze in Messico.

Ma fare un anno fuori casa, all'estero?
NO!! Non sia mai! E dove? E come si fa? E la macchina? E il navigatore? E l'esame? E il lavoro? E mamma? E gli amici al baretto il sabato sera?

Saro' pure cattivo e poco obiettivo, ma ho visto troppa gente vivere vite su binari preparati dagli altri. Troppa gente infelice auto-ingabbiata. Quelli che poi un giorno si svegliano a sparano a moglie, figli, nonne e passati. Ma era una persona tranquilla! Dicono poi i vicini..

Ma sto divagando!
Insomma, dalla pagina internet che ho trovato leggo questi dati:

Ragazzi inglesi sotto i 30 anni arrivati in Australia con un visto vacanza-lavoro di un anno nel 2010: 37.000
Ragazzi koreani bla bla bla: 34.000
Tedeschi: 20.000
Francesi: 18.000

Italiani? 5.000



lunedì 20 giugno 2011

Notizie sui backpackers


Aggiungo alcune curiose righe al discorso del post precedente.

Ho infatti appena letto una notizia che suona piu' o meno cosi':

Alcuni backpackers francesi sono sotto accusa per il dilagare di alcuni crimini nei supermarket del Western Australia midwest.
Sono forse 20 i turisti francesi accusati di furto nei negozi Woolworths e Iga.
In alcuni casi sembra che i giovani abbiamo aperto e consumato delle confezioni di cibo all'interno del supermercato senza poi dichiararlo alla cassa.
Secondo al polizia, su alcuni siti web sarebbero comparsi commenti che incoraggiano i connazionali a ripetere 'la tecnica', garantendone l'efficacia.
Sempre secondo la polizia, i turisti avrebbero sottostimato le distanze da percorrere nel Western Australia ed i costi della vacanza.

giovedì 16 giugno 2011

Sui viaggi e dintorni


Come accennavo nel post Multimediale, esiste una tipologia di viaggio che da un lato e' molto comune, dall'altro e' quasi sconosciuta, o forse conosciuta ma ignorata da molti residenti nello stivale.
Si tratta del fare backpacking.

Non sono un esperto, ma da quello che ho imparato potrei definire il backpacking come l'attivita' del viaggiare con solo uno zaino sulle spalle senza preoccuparsi troppo della pianificazione del viaggio stesso, schivando l'utilizzo dei comuni canali del turismo di massa, tra i quali l'evitare il dormire negli alberghi e' forse l'espressione piu' evidente.
Il backpacker, colui che viaggia in questo modo, solitamente si addormenta negli ostelli, definiti a loro volta con lo stesso termine backpacker, per lo meno qua.
Queste sistemazioni sono solitamente spartane ma confortevoli. Offrono posti letto in dormitori da 4, 6 o 8 posti, divisi in maschili e femminili, a prezzi molto convenienti. I bagni sono in comune, un po' come in campeggio, e c'e' sempre una grande cucina di tutto fornita per permettere agli avventori di prepararsi i proprio pasti. Tavoli, panchine, tv e libero scambio di libri e film e musica sono un ulteriore segno distintivo, e non mancano ostelli in cui e' possibile farsi anche il bagno in piscina, utilizzare la grande rete gratuitamente, e prenotare gite ed escursioni varie.
I backpackers sono luoghi di ritrovo, stazioni di servizio per il viandante, dove ci si incontra, si pianificano le tappe dei prossimi spostamenti, si scambiano consigli, indirizzi, si trovano nuovi amici, si salutano i vecchi compagni di viaggio, si trova l'amore, lo si lascia, si sogna dei prossimi tramonti e si pensa ai conoscenti lasciati indietro, a casa, si aggiorna il proprio blog.

La popolazione di backpackers presente in questo lato del mondo, e mi riferisco a tutto cio' che c'e' dall'India in poi, e' molto ma molto piu' elevata di quanto una persona che non lo ha mai praticato possa immaginare.
Da un lato si offre la possibilita' di viaggiare e arrivare a qualunque meta, a costi veramente contenuti; dall'altro il 'vagabondo' assapora quel senso di liberta' e scoperta che poche volte al giorno d'oggi si puo' provare, e contemporaneamente spende i suoi risparmi portando denaro anche a quelle comunita' solitamente ignorate dai canali turistici ufficiali.

Abitando in Banania, un paese in cui tutto e' una presa per il culo, e' difficile capire o convincersi che per vedere ad esempio l'Opera House di Sydney puoi cavartela con 30 dollari a notte, invece dei 100 e piu' euro per una bettola schifosa in periferia di Roma o Milano.
La situazione della Madre Patria e' tale che, per ragioni culturali ed economiche, ormai marce, e' impossibile per un ventenne decidere di andare a vedere il mondo per un anno con poche centinaia di euro in tasca ed uno zaino sulle spalle.

Ma buona parte della gioventu' degli altri paesi avanzati lo fa.

Ventenni che gia' abitano da soli, con una laurea gia' in tasca, e che prima di immolarsi alla causa del lavoro partono alla scoperta di nuovi paesi e culture. Ovviamente qua si entra in un discorso che parte per la tangente e che non e' neanche possibile affrontare in uno spazio come questo.

La morale e' che e' possibile viaggiare senza spendere le cifre indicate dai tour operator, e che un Paese furbo come l'Australia si fa ricco sfruttando i risparmi dei giovani, mentre un Paese stolto come il mio, soffoca i giovani e si affida alla speranza che i gruppi di ricchi americani, russi, giapponesi e ora anche cinesi, non smettano di portare denaro in hotel e citta' dai costi assurdi.

La fortuna dell'Australia, oltre che ad una gestione intelligente, sta anche nella particolare costituzione geografica del Paese. La presenza del deserto nel cuore del continente ed una bassa popolazione affollata quasi tutta sulla costa est-sud/est, accanto ad una cultura di tipo occidentale, gettano le basi perche' il mito americano della frontiera non si estingua ed anzi trovi qui il suo ultimo baluardo.

I grandi spazi, la natura selvaggia, le strade piu' o meno asfaltate che spariscono all'orizzonte, le foreste pluviali ed il deserto, il caldo torrido ed il freddo, le spiagge e le scogliere, il senso di desolazione e di scoperta, l'assenza -visibile- di impatto umano, e contemporaneamente la presenza di sparute stazioni di servizio e degli ostelli per la notte, la fauna unica, rendono l'Australia una delle mete piu' ambite dai backpackers di tutto il mondo.

E' sufficiente per una volta andare a dormire in un backpacker, per trovarsi travolti da un fiume di giovani in giro per il mondo, partiti da soli ma in felice compagnia, in possesso di 2 o 3 lingue, allegri, speranzosi, avidi di cose nuove, o anche semplicemente fannulloni che si trascinano nella speranza di rimandare il ritorno alla vecchia vita.

E' il mito del viaggio e della frontiera che si incontrano.
In pochi chilometri si passa dai futuristici palazzi del centro ai sonnacchiosi quartieri fatti da mille casette di legno. Si arriva poi alla campagna dove e' facile, incrociando vecchi centri abitati e macchine degli anni '60, sentirsi come catapultati indietro nel tempo. Al boom americano con Elvis e gli hamburger serviti alle stazioni di servizio.
Poi ancora, quando i chilometri si fanno sentire, la desolazione aumenta, la vegetazione si fa povera, le macchine degli anni 60 diventano rottami, gli animali spuntano ad ogni angolo, i cowboy bevono birra e parlano in modo incomprensibile, i cespugli secchi rotolano sulla strada, le mosche si danno da fare sui cadaveri degli animali in cunetta ed eccoti in una strana versione del Far West.
La lancetta del tempo corre indietro, e piu' chilometri ti metti alle spalle, piu' ti senti un intruso in una terra che non ti stava aspettando.
Quando sei nel deserto, o nelle piane alluvionali del nord, in un canyon, in una desolata spiaggia dell'ovest, lungo un fiume, attorno al fuoco la sera, sotto un cielo stellato come pochi, allora a quel punto sei arrivato alla preistoria.
Il deserto non ti offre nulla ed i pochi aborigeni che possono ancora farlo, vivono in un tempo tutto loro, seguendo le loro stagioni, 7 se non sbaglio, e danzando i loro riti.
Le loro mani sono dipinte sulle pareti delle grotte accanto ai disegni dei coccodrilli, che sono la' da qualche parte e ti guardano passare, non visti.

Per molti non c'e' una meta. C'e' un tempo a disposizione da impiegare, possibilmente visitando piu' posti possibili, senza spendere troppo. Il viaggio e' lo scopo. Il viaggio e' la meta.
Come ci hanno insegnato tanti scrittori del passato, come ci mostra spensieratamente il video di Mraz da cui sono partito, come ha detto a tutto il '900 'On the road' di Kerouac, o come ci aveva insegnato gia' da tanto Ulisse.

Come da poco ci ha ricordato il film di grande successo 'Into the wild'.

Questa pellicola, che narra poeticamente il vero viaggio di un giovane idealista americano in cerca della liberta', tralasciando volutamente la stoltezza che l'ha guidato alla morte, ha creato nella figura di Chris McCandless un recente mito tra i giovani backpackers del mondo.
Non solo il backpacking e' un modo economico di viaggiare, ma con l'apporto di questa pellicola e' diventato anche un modo per protestare e manifestare la propria non appartenenza al mondo del capitalismo, o anche solo del bieco turismo di massa.

L'esempio, a mio modesto parere sciocco, di McCandless, il quale viaggiava nel modo piu' spartano possibile, vivendo anche scomodita' del tutto evitabili, e che ha trovato una morte del tutto evitabile dovuta solamente alla sua idiozia, ha influenzato molti giovani con l'idea del backpacking, trasformandoli in una massa enorme di aspiranti alternativi tutti esattamente conformi gli uni agli altri.

Ho visto esempi, ed anche ricevuto racconti di prima mano, di aspiranti ricercatori della verita', scalzi in giornate buone per la neve, addormentati su una panchina invece che nella tenda canadese, utilizzando un fornello da campeggio direttamente sull'asfalto di una strada desolata (anziche' appoggiarlo almeno sul cofano), perche' piu' scomodo e', piu' vicino alla poverta' mi pongo (senza rinunciare pero' a mettere le foto che lo testimoniano sul blog dal mio Iphone), piu' sono figo rispetto agli altri.
Ragazzi che di fronte ad un vasto panorama o all'arrivo dopo 2000km di macchina urlano al cielo 'Supertramp!', ossia il nomignolo che Chris McCandless si era scelto.

Cosi' capita che accanto a tanti giovani semplicemente in viaggio, ci siano anche ragazzi preoccupati che l'esperienza sia estrema per le sue scomodita' e che foto e quant'altro ne attestino l'avvenimento al resto del mondo, e che li faccia entrare nel club assurdamente affollato ed omogeneo degli alternativi per forza.

Qui si conclude questa panoramica sul backpacking per come l'ho conosciuto qua tra i canguri.
Inviterei tutti per una volta a fare un viaggio on the road, senza prenotazioni e senza mete imperdibili, ma solo mete possibili. Soprattutto senza sciocchi estremismi. Possibilmente partendo da soli, come fanno quasi tutti. Ma come, da soli?
Si', perche' come diceva quello:

'Se parto da solo sono sicuro che incontrero' degli amici.'

lunedì 13 giugno 2011

Due post veloci: Che freddo 2


Altro capitolo.

Per la prima volta a Brisbane arriva la pista, errante, per pattinare sul ghiaccio!
Del tutto simile a quelle che ora e' di moda installare nelle piazze delle citta' italiane, ma immagino anche del mondo intero, che vogliono darsi un tocco giovane e moderno.

L'hanno appena inaugurata e rimarra' nella piazza del comune per 3 settimane (un po' poco..).
E'stato strano avere il bianco ghiaccio li' ad un metro da me, ma ancora piu' strano vedere questa creazione che suggeriva freddo, immersa in un contesto cosi' sbagliato!
Vero e' che e' inverno e che la settimana scorsa abbiamo toccato i 13 gradi, ma oggi ce n'erano piu' di venti ed il sole splendeva come al solito!
Nessuno indossava un giubbotto o i guanti o che so io.. una sciarpa. Erano tutti accaldati ed il ghiaccio della pista si scioglieva! Ogni 45 minuti la chiudevano per manutenzione.


Ecco la piazza occupata dall'evento, con la pista che rimane nascosta dai tendoni che ospitano le rivendite di alcolici. Da notare le palme..

Ora, tornando al discorso delle stagioni e della gente confusa del post precedente, oggi non ho potuto che pormi altre surreali domane. Del tipo:
Perche' a parte i tendoni, le altre strutture erano finte baite di ispirazione tedesca?
Perche' le finte baite vendevano tutte birra tedesca e wurstel e crauti?
Perche' le scritte erano anche in tedesco?
Che ci facevano le lucine di natale e gli alberi di natale?
Che relazione esclusiva c'e', nella mente degli organizzatori, tra il pattinare, la germania, l'inverno ed il natale?

C'e' forse un complotto in tutto questo?

Le baite da vicino: possiamo notare qualche birra sul bancone piu' vicino, un albero di natale, le lucine, le tovagliette a quadri celesti e una ragazza seminascosta servire wurstel. Tre delle persone in fila sono in calzoncini..

Ecco qua l'albero da vicino e la scritta in tedesco! Anche il costume della tipa rimanda alla Germania?


La pista di pattinaggio. C'e' uno in shorts e magliettina. Vi ricorda qualcosa?


Due post veloci: Che freddo 1

Prima di scrivere dei viaggi come avevo promesso, vi sparo al volo due post belli freschi.
E' infatti arrivato l'inverno!

Giovedi 9 per Brisbane e' stata la giornata di giugno piu' fredda dal 1916!

La temperatura massima ha toccato l'incredibile limite di soli 13 gradi centigradi. Della minima non se ne e' parlato, se ve lo state chiedendo. Sara' stata sui 9, su per giu'.

Devo dire che a causa di tutto un giro d'aria polare che non vi sto a spiegare, e che non conosco, per diversi giorni la massima e' stata al di sotto dei 20, rallentando sensibilmente le mie funzioni vitali.
E' strano pensare che se fossi stato nello stivale ci avrei messo la firma, per questo inverno, mentre ora rabbrividisco!

In ogni caso la cosa piu' curiosa di tutto questo e' che i cittadini di Brisbane, quelli cresciuti qui, ecco... forse loro delle stagioni hanno imparato a scuola.. ma sembrano non capire bene come funzionino, o cosa comportino.. o forse se ne fregano semplicemente.

Non e' raro, anzi, incrociare per strada persone vestite come se si fossero svegliate a gennaio e per un malefico incantesimo si siano ritrovate al freddo di giugno.
Io non me ne capacito, e mi chiedo sempre:
Ma dov'erano tutta la settimana? Non si sono accorti che l'estate e' finita da un pezzo? Non hanno visto le previsioni? Non hanno guardato fuori dalla finestra prima di uscire?

No.

13 gradi, vento e pioggia. Cosa c'e' di meglio dei pantaloncini del pigiama per andare in giro?



Il giorno dopo. Temperatura poco piu' alta. Un pallido sole esce nel pomeriggio dopo la pioggia. Ma questi due passeggiano in centro in magliettina, shorts e ciabatte. Non si sono accorti di niente?



Questo ha vinto la giornata! Era forse in spiaggia?


Ma non fraintendetemi! Queste non sono le foto di 3 tipi strani che ho beccato per strada. Queste sono solo 3 foto di una marea di gente che esce in calzoncini e ciabatte SEMPRE.
And I wonder...




domenica 5 giugno 2011

Multimediale


Siamo a giugno e per molti lettori oltre l'equatore l'estate e' ormai alle porte.
Allora questa volta vi propongo tre canzoni per rallegrare la vostre giornate.

La prima si intitola "Opportunity" ed e' cantata da Pete Murray. Si tratta di un artista di Brisbane che ha avuto un discreto successo internazionale con la canzone "So beautiful" Come noterete dal video che segue Pete, cosi' come sembrano essere tutti gli ozy, e' una montagna d'uomo: alto e largo quanto un armadio! Non per niente ha un passato sportivo in una squadra di football della zona.

"Opportunity" e' molto carina ed il testo si rifa' alle cose che capitano nella vita.
Direi che la frase che merita di piu' sia:

Don't be scared of what you cannot see
Your only fear is possibility
Never wonder what the hell went wrong
Your second chance may never come along

Non essere spaventato da cio' che non puoi vedere
La tua unica paura sono le possibilita'
Non chiederti mai cosa diavolo ando' male
Una seconda possibilita' potrebbe non arrivare mai



La seconda canzone appartiene invece ad un famoso artista americano di nome Jack Johnson. Jack e' nato alle Hawaii ed ha iniziato a surfare a 5 anni. Trasferitosi in California per studiare, ha poi iniziato a cantare combinando la sua passione per il mare con le sua musica.
C'entra poco e niente con l'Australia se non per questo sfiziosissimo video girato tra le onde, in grado di trasmettere la bellezza, la grazia e la serenita' che l'attivita' del surf e' in grado di emanare. E l'Australia come sappiamo e' patria adottiva del surf.


Da notare che Jack si diletta anche nel bodysurf, l'arte di prendere le onde senza l'uso di strumenti. Per alcuni, la vera e piu' pura espressione del surf.

Infine vi lascio con Jason Mraz che canta un'allegra canzoncina spensierata nella quale invita una fanciulla a "lasciarsi andare" (causa brevita' della vita - capirete).
Trattasi di un altro americano per il quale il trasferimento in California ha portato fortuna.
In questo caso il video e' girato alle Hawaii e non poteva mancare un strizzata d'occhio al surf. Ma cio' cui dovreste prestare attenzione e' il fatto che Jason apparentemente gira per l'isola di Oahu con uno zaino sulle spalle e vivendo alla giornata.
Si dice maccheronicamente che fa Backpacker, o che fa il Backpacker. Ed e' proprio di questo, dei viaggi, dei giovani, dell'avventura e del mito del confine del mondo, e dintorni, che tentero' di parlarvi nel prossimo post.

I'm yours by Jason Mraz

(Purtroppo dovete cliccare sul link per questa ultima canzone)

martedì 10 maggio 2011

Dal mondo del football


Almeno una volta al mese capita che uno dei giocatori di football finisce in prima pagina per un qualche reato piu' o meno grave.

Cosi' come i giocatori di calcio, anche questi non sono delle cime del sapere, ed anzi la loro stazza considerevole sembra attirarli in guai che sono spesso legati alle uscite notture ed alle risse. In realta' sembra quasi che ne combinino di piu' dei calciatori nostrani, ma ho il sospetto che la differenza sta nel fatto che cio' che combinano i calciatori non viene detto. Ma questo e' un altro discorso.

Il primo del mese tale Matt White, giocatore dei Titan (Surfers Paradise) nella NRL, e' stato multato di 25mila dollari.
Il Chief Executive dei Titan, dopo essersi consultato con il management del club e con i giocatori piu' anziani, ha dichiarato che la multa e' stata giusta e che sara' donata in beneficenza.

Quello che piu' mi lascia incredulo sono le parole di White:
"Sono imbarazzato per quello che ho fatto ed accetto ogni responsabilita'';"Ho tradito la mia squadra, gli sponsor ed i tifosi";"Sono cosciente che le mie azioni sono andate contro il codice di comportamento della mia squadra e faro' di tutto per riguadagnare la fiducia dei miei compagni, del club e dei tifosi".

Ma cosa mai avra' fatto questo White di cosi' grave?
Ebbene la notte seguente la vittoria contro i Sydney Roosters, e' andato a festeggiare guidando poi l'automobile in stato di ubriachezza.
E se non lo avete capito, i 25mila dollari di multa non sono la pena inflitta dalla polizia stradale, ma dalla sua stessa squadra! Il giocatore e' stato anche condannato a seguire un corso di "Guida e Alcool", piu' 100 ore di servizio sociale in un carcere per detenuti minorenni. Inoltre il Chief Executive afferma che il club lavorera' col giocatore per assicurasi che intraprenda ulteriori azioni di responsabilizzazione in merito al guidare sotto l'effetto dell'alcol.

Quando sento parlare di questi "scandali" e delle loro conseguenze, non posso trattenermi dal ridacchiare e scuotere la testa, pensando al fatto che da noi un giocatore di Serie A non andrebbe in carcere neanche se accusato di omicidio, e sono centinaia le volte un cui non vengono neanche multati per eccesso di velocita'.
Men che mai ho sentito qualcuno chiedere scusa al club, o ai compagni, o ai tifosi. Anzi, c'e' uno con la faccia da mafioso che e' stato incolpato per aver corrotto gli arbitri per anni che non solo non si e' mai sognato di chiedere scusa a nessuno, ma si fa pagare per comparire in tv e continuare a diffondere la sua cultura corrotta.

Scuoto la testa e ridacchio. Ma dopo pochi istanti l'allegria mi passa del tutto.

martedì 1 febbraio 2011

La comprensione


Se nel mondo ci fosse piu' comprensione le cose andrebbero meglio.

E' quello che ho pensato un giorno di qualche anno fa, appena arrivato in Australia.
Il mio inglese era letargico e fermo all'ultima inascoltata lezione delle superiori.

Dovevo prendere un treno per recarmi in centro e per sapere quando sarebbe arrivato ho schiacciato un tasto della colonnina apposita, che ha prontamente risposto con una frase simile a questa:




Francamente non capii niente.
Ricordo che per il fastidio provato schiacciai il tasto piu' volte, finche' non fui sicuro di ogni parola.
Adesso sembra incredibile, e mi chiedevo se qualche lettore italiano, dall'inglese in disuso, puo' dirmi se e quanto capisce della voce della stazione.
(Vietato riascoltare 5 volte! Vorrei il vostro parere a caldo dopo il primo vergine ascolto!)

Un secondo livello di comprensione dell'inglese lo fornisce la tv.
Ma non cio' a cui pensate voi.
Ho trovato ingannevole, per diverso tempo, le edizioni flash dei tg, gli "update" per cosi' dire, che di 30 minuti in 30 minuti fanno capolino tra un programma e l'altro.

Per non so quanto tempo ho creduto che fossero i titoli del tg imminente, ed ogni volta rimanevo a guardare cose insulse in attesa di un notiziario che non sarebbe iniziato. In ogni caso trovavo complicato capire le notizie data la velocita' con cui venivano propinate: solitamente 3 o 4 notizie principali in 30 secondi. Facevo appena in tempo a sintonizzarmi sull'argomento che la notizia era gia' finita.

Ecco qua un esempio di News Update.
Come vi sembra?


Ed adesso il terzo livello.

Quello stronzo di presentatore della situazione traffico ogni mattina ed ogni pomeriggio si fa il suo bel giretto in elicottero e ci racconta dove sono gli ingorghi, gli incidenti ecc ecc..
Ora non e' che non lo capisca, ma parla cosi' velocemente che mi fa venire i nervi.

Eccone un esempio catturato tra l'altro in una giornata in cui forse stava male, dato che va piu' piano del solito!
Credo che abbia fatto in corso di dizione supersonica o abbia in bocca un sassolino come Montesano quando, in quel film, doveva commentare le corse dei cavalli..

Queste tre velocita' di inglese parlato secondo me rappresentano abbastanza bene la capacita' di comprensione dell'utente straniero. Per lo meno per me hanno segnato dei traguardi netti per i neuroni che occupano la mia calotta cranica.



sabato 15 gennaio 2011

Get out! - Ricostruzione

L'acqua si e' ritirata molto piu' velocemente di quanto ci si aspettasse.

La terribile alluvione del 74 non e' stata superata in altezza ne in longevita', per cosi' dire.
Probabilmente i danni sono si molto maggiori, perche' oggi Brisbane e' ben diversa da quel paesone di provincia degli anni 70.

La situazione e' complessa da capire e descrivere, per chi come me si trova a dover imparare qualsiasi cosa di un Paese straniero. Osservo, ascolto, valuto e mi gratto la testa.
E' tutto molto differente da cio' a cui ero abituato.

Prima di tutto i politici.
In tv si sono visti sono il sindaco, la presidente(ssa) del QLD, il (la) Primo(a?) Ministro(a?) australiano ed il capo dell'opposizione del Governo Federale. Quattro persone in tutto. Le ultime due giusto per garantire il supporto di tutta l'Australia, ma mai in prima fila.
Nessuno ha mai accennato ad una polemica. Nessun ente o figura importante a qualsiasi livello a denunciato mancanze, ritardi o semplici colpe.
Niente di niente.

Il leader dell'opposizione anzi ha detto qualcosa di questo tipo:
"Non e' il momento per giocare alla politica. Il Governo locale e federale stanno agendo bene per far fronte ad una situazione catastrofica. Noi controlleremo che il Governo utilizzi bene le risorse per la ricostruzione.
E' invece importante che chi non ha subito danni, esca di casa ed aiuti chi e' stato sfortunato.
Get Out and start to help! Uscite ed iniziate ad aiutare!"

E questo appello e' stato poi ripetuto da tutti, presentatori televisivi compresi.

"Get out and help your neighbours. This is the australian spirit! We have been throught many difficult times, and the australians know what to do."
"Esci di casa ed aiuta i tuoi vicini. Questo e' lo spirito australiano! Ne abbiamo viste tante nel tempo, e sappiamo cosa dobbiamo fare."

In particolare Anna Bligh, Presidente del QLD, ha pronunciato una frase che e' gia' entrata nei cuori dei cittadini:
"We are queenslanders! This weather may break our hearts, but it will not break our will!"
"Siamo queenslanders! Questo tempo (metereologico) ci potra' anche spezzare il cuore, ma non ci spezzara' la volonta' "

E da qui e' nato un fiume di retorica patriottistica. Frasi scontate di autocelebrazione che sarebbero stucchevoli se non fosse per cio' che e' appena successo.
Pero' questa enfasi, questa carica, questa retorica ovvia, ha l'effetto di pompare gli animi ed, in parole povere, far muovere il culo alla gente!

Non so come o in che modo, ma con l'acqua ancora alle caviglie ed il fango a bloccate chilometri di strade cittadine, la macchina per la ricostruzione era gia' in moto.
Migliaia di persone sono scese in strada armati di pale, scope e stracci, carriole e secchi, ed ha iniziato a lavorare.

Non ho sentito discorsi sul come, sul quando, sulle priorita', su mega commissioni straordinarie anticrisi da nominare, poi eleggere, e poi rendere operative per iniziare a ragionare sul da farsi.
Niente.

Get out and start to help.
E la gente e' uscita in strada ed ha cominciato a ricostruire la propria citta'.

Poi, ripeto, senza aver sentito di coordinamenti speciali ecc ecc, sono arrivati i pompieri, la polizia, l'esercito. Le squadre per ricollegare la corrente elettrica, l'acqua.
La Marina Militare e' al lavoro nella Moreton Bay per ripulire il mare dai detriti portati dal fiume e le barchette pilota del porto commerciale trainano via i relitti lungo il Brisbane River. Gli elicotteri dell'esercito portano i rifornimenti di carne, frutta e verdura ai supermercati perche' molte autostrade e vie cittadine sono ancora bloccate. I giocatori delle squadre di football e di altri molti sport, eroi cittadini, spalano il fango come tutti gli altri. Ci sono poi quelli che portano acqua, bibite e panini, o assistenza sanitaria a chi lavora.
Tutto e' in moto.

Hanno organizzato le squadre dei volontari. Bisogna registrasi nei centri di raccolta dove i bus del trasporto pubblico vengono utilizzati per portare i volontari dove piu' serve.
In un giorno sono stati registrati 7000 volontari, ma il conteggio e' in difetto di tutte quelle persone che semplicemente sono usciti di casa ad aiutare i vicini.

Non ho mai visto tanta gente per strada.
E' un momento incredibile e commovente.
Ed anche una lezione.

Non so quanto tempo occorrera', ma sono gia' sicuro che tornara' tutto come prima.

Abbiamo aiutato sconosciuti a ripulire case in cui il fango arrivava al soffitto. Siamo stati ringraziati ed abbracciati. Altri ci hanno dato da bere e da mangiare, alcuni hanno scattato foto per ricordarci.
Sono rientrato che ero un relitto marrone. Ma mi sentivo bene.


Aggiornamento - Domenica 16 gennaio

Sono le 11 del mattino ed ho appena sentito Anna Bligh aggiornare il pubblico sulla situazione.

L'alluvione ha coperto un area di 500.000 km quadrati.

4 giorni fa l'acqua stava soffocando la city ed i suoi grattacieli. 10 dei piu' importanti, tra cui quelli governativi, erano "fuori servizio". Ad ora sono rimasti solo 5 palazzi in difficolta' che dovrebbero essere resi operativi per mercoledi'.

Il porto commerciale puo' tornare ad operare da domani.

Le strade sono quasi tutte riaperte e per la fine della settimana la situazione nei supermercati tornera' normale.

L'aviazione sta fotografando tutto il QLD per tenere traccia delle aree colpite per il futuro.

Il Governo federale e quello locale hanno messo a disposizione ulteriori 10 milioni di dollari ciascuno per aiutare le famiglie in difficolta'. Il canale ufficiale per la raccolta dei fondi ha toccato 85 milioni di dollari. Tutto questo denaro andra' alla popolazione, mentre i costi della ricostruzione delle infrastrutture pubbliche sara' a carico delle casse statali.
Ad oggi il governo locale sta gia' distribuendo il denaro al ritmo di 100 pratiche all'ora, ossia hanno gia' servito 42.000 richieste, nella misura di 1.000 dollari ad adulto e 400 dollari per minore. Per impedire che questo processo rallenti, funzionari dagli altri Stati sono in arrivo per dare il cambio 24 ore su 24.
Ovviamente poi si trattera' di valutare i danni alle proprieta' e distribuire denaro in somme maggiori.

92 scuole sono state colpite dall'acqua ma per il 28 gennaio tutte saranno in gradi di iniziare il nuovo anno scolastico.

Il numero dei volontari registrati e' salito a 12.000. A questi bisogna sempre aggiungere alcune migliaia di altri che non hanno avuto modo di recarsi a registrarsi.

Sono state arrestate 10 persone per furto nelle case e nei capannoni abbandonati. Data la situazione, la pena per il furto e' stata duplicata da 5 a 10 anni di carcere.
Venerdi 14 due dei dieci arrestati hanno passato la prima notte dietro le sbarre. Non ho sentito altro in merito, ma immagino che ad oggi anche gli altri otto siano al fresco.



mercoledì 12 gennaio 2011

Una bella giornata tragica

Come si suol dire il destino e' beffardo.
E che risate si e' fatto il destino alle spalle dei poveri abitanti di Brisbane.

Oggi infatti, 12 gennaio 2011, dopo mesi di incessanti piogge torrenziali, la citta' si e' svegliata con un bel sole estivo, caldo. Alle 7 c'erano gia' 25 gradi ed il cielo era azzurro come mai in questi mesi, e gli uccellini cantavano allegramente.

Solo che immense zone e migliaia di case lungo il fiume, e non solo, hanno iniziato la giornata sott'acqua.
Ho visto con i miei occhi la marea del fiume salire e mangiarsi minuto dopo minuto i gradini che separano le passeggiate lungo il fiume dalla piscina pubblica di South Bank e da tutto il moderno Centro Culturale della citta'.

L'acqua e' salita e non ci sono stati sacchi di sabbia a fermarla.

Le proporzioni dell'alluvione sono impressionanti.
Non solo i quartieri lungo il fiume sono sotto, ma lo sono anche molti altri attraversati da quelli che fino a poco tempo fa erano piccoli affluenti, ed anche altri ancora in cui i tombini non sono piu' in grado di disperdere l'acqua piovana.

E' un disastro.

Il cuore della citta' e' stato evaquato in mattina ed in attesa dell'acqua e' stata tolta la luce ai scintillanti palazzi che ricordano Manhattan.
Allo stesso modo questa notte, mentre scrivo, e' tutto buio. Le strade sono bloccate ed in cielo passano incessanti gli elicotteri. Sembra si sia in attesa delle bombe tedesche o alleate, ed invece e' la citta' che affoga.

E' sempre possibile spostarsi perche' Brisbane sorge su un mare di colline piu' o meno alte. Alcuni viali trafficati scorrono proprio sul dorso delle colline ed in queste ore stanno raccogliendo sostanzialmente tutto il traffico in movimento.
In qualsiasi punto si scenda verso il fondo di una discesa e' probabile che si incontri l'acqua e che si debba tornare indietro. E' una sorta di labirinto con un solo, o quasi, percorso possibile.

Il fiume si e' portato via i pontili del trasporto pubblico, le passeggiate, le siepi, i cassonetti, gli interni delle case e dei locali, pezzi d'asfalto, alberi, barche, distrugge i parchi pubblici e le migliaia di case e aziende di questa bella citta'.

E' un disastro vastissimo.
E' quasi mezza notte e mancano ancora 4 ore ad uno dei picchi previsti, che dovrebbe superare il famigerato livello dell'alluvione del 74.

Un amico mi diceva che la diga che teneva il fiume ha aperto le chiuse ad un livello di "carico" del 180%. Cio' significa che le autorita' hanno spinto al limite la tenuta dell'impianto sperando che smettesse di piovere. Ma il destino se la ride ed ormai non e' piu' possibile far niente se non aspettare che passi.

Oggi c'era il sole e la citta' e' affogata.